Dreamworld 2 – Quarta parte

  

Roberto Cavia sorrise: “Sei tu l’investigatore e sai già come muoverti per dei controlli. A cosa ti serviamo noi?”

   “Una fonte attendibile mi ha messo al corrente che questa sera ci saranno parecchi problemi in piazza.”

   “Beh, a me e ai ragazzi piacciono i problemi. Siamo qui per risolverli.”

   “Ecco perché ho pensato a voi.”

   Roberto non disse nulla. La richiesta gli sembrò strana, diversa dalle altre volte, come se avesse usato un canale differente. Di solito gli gettava sul piatto ogni piccolo dettaglio, pagamenti per il servizio, quale scopo avesse l’intervento della sua squadra. Tutto e subito, prendere o lasciare. Questa volta, invece, non gli aveva detto nulla, a parte qualche frase per incuriosirlo.

   “Sai come lavoriamo noi. Devo sapere tutto, anche il più piccolo dettaglio.”

   Stefano gli sorrise: “Informazioni di prima mano, giusto?”

   “Giusto. Solo così posso muovermi con l’intera squadra.”

   Stefano fece un sospiro profondo, poi disse: “Questa sera moriranno due persone. Non chiedermi come faccio a saperlo. Per questa faccenda ci penserò io, non è quello che mi preoccupa.”

   “Moriranno due persone?”

   Stefano si alzò dalla sedia, Roberto non gli tolse gli occhi di dosso.

   “Mi serve un controllo capillare del perimetro di Piazza Risorgimento, soprattutto la parte oltre l’edicola. Tutto quello che succede dall’altra parte delle transenne che hanno messo.”

   Roberto strizzò gli occhi, come se non avesse capito la sua richiesta. “Quali transenne?”

   “Una parte della piazza è stata transennata. Nessuno può passare. A controllare i varchi ci hanno messo un servizio di controllo straniero. Sono uomini armati.”

   “Non aggiungere altro.” disse Roberto, “Vorrei conoscere la tua fonte. E quelli che moriranno? Che legame c’è tra i due eventi?”

   “Lascia perdere.” disse Stefano, “Fa come se non ti avessi chiesto nulla.” Fece per andarsene ma si girò per avvertirlo: “Se questa sera esci, mettiti un impermeabile. Se userai un ombrello, lo butterai dopo due minuti. Ci sarà un temporale bello tosto, grandine, acqua e fulmini.” E aprì la porta per uscire.

  “Ma se al meteo hanno detto che non cadrà una sola fottuta goccia d’acqua!” urlò Roberto per farsi sentire.

   Roberto Cavia rimase solo e l’incontro con Stefano lo aveva interdetto. Erano ottimi conoscenti e non lo aveva mai visto così evasivo. Avevano condiviso molti lavori insieme (a lui piaceva chiamarle collaborazioni), e mai gli era capitata una cosa del genere. Due realtà come le loro potevano convivere e prosperare nel campo degli affari.

  Intanto gli rimase in mente la frase sulle due persone che avrebbero perso la vita. Come diavolo faceva a sapere di due persone morte? Quindi si sarebbe potuto trattare di omicidio, pensò rovesciando le due sedie e appoggiandole sul tavolo.

   La porta del locale si aprì ed entrarono tre persone.

   “Disturbiamo?” chiese David Chang insieme a Filippo Doni e Rebecca De Vito.

   Ora, la squadra di Roberto era al completo. Mesi prima erano tutti appartenuti alle Forze Armate italiane e, una volta congedati, avevano deciso di aprire un’attività che non avrebbe insospettito nessuno. L’idea era continuare a lavorare nel ramo più congeniale: scorte, controlli di sicurezza ed eventuali missioni all’estero. Avevano un curriculum professionale di tutto rispetto e si erano abituati a lavorare insieme, sempre. Per qualsiasi incarico procedevano con lo studio del territorio in cui avrebbero interagito, avrebbero calcolato ogni possibile variante e poi procedevano al piano A, B o C. In caso fosse accaduto un imprevisto, dovevano procedere con l’intuito e l’istinto per terminare la missione a qualsiasi costo.

   “Abbiamo visto uscire Stefano.” disse Rebecca, “Che cosa gli hai detto?”

  Roberto se ne stava in piedi di fronte a loro, le mani lungo i fianchi: “Niente. Era venuto a chiederci supporto per questa sera.”

   “Un po’ poco come preavviso, non trovate?” s’intromise Filippo.

Un piccolo odio – cosa ne penso

Joe Abercrombie è un autore che non conoscevo, fino a qualche mese fa. Un giorno, in libreria, ho visto la copertina di Un piccolo odio e non ho potuto fare a meno di leggere la quarta di copertina. Di cosa parla questo romanzo?

Trama:

Savine dan Glokta è la figlia dell’uomo più odiato del regno, l’Arcilettore, a sua volta pronta a diventare la serpe più velenosa degli affari e delle industrie, se questo le garantirà un primato in un mondo in cui sembrano comandare solo gli uomini. Leo dan Brock, il Giovane Leone, attende di essere nominato Lord Governatore per respingere le aggressioni di Crepuscolo il Possente e dei suoi uomini del Nord, ma imparerà che le leggende degli eroi nascondono molte zone oscure, fatte di tradimenti e compromessi. Vick si è unita agli Spezzatori che intendono difendere i lavoratori dalle misure rapaci dei padroni, ma nasconde una decisione presa anni fa, nei gelidi campi di prigionia. Grosso è un veterano di guerra che vorrebbe dimenticare gli orrori degli assedi e la forza micidiale che si annida nelle sue mani tatuate, ma passato e violenza non sono mai troppo lontani. Il vecchio Trifoglio vorrebbe solo starsene seduto a insegnare un po’ di arte della spada, ma sarà costretto ad accompagnare e consigliare un manipolo di giovani che lo irridono, e non conoscono la belva che è stato e può ancora essere. Il Principe Coronato Orso deve decidere se sprofondare definitivamente sotto le droghe, le cortigiane e il vino, oppure se mettere la sua intelligenza a servizio d’un sogno più grande, per sé e tutto il reame. I loro cammini si incroceranno e affronteranno una nuova età di tecnologia, potere economico, barbarie e follia, insurrezioni popolari e congiure di palazzo, duelli brutali nel Cerchio di scudi e il ritorno della magia. Sì, perché, se antichi stregoni decidono di allearsi con banchieri e ingegneri, al Nord invece la giovane Rikke scopre di possedere un dono invidiato e maledetto, la Vista Profonda, la capacità di vedere le ombre del passato e gli spettri del futuro. E come deciderà di impiegarla determinerà il destino di tutti.

Va detto che questo libro è il primo di una nuova trilogia: L’età della follia, Abercrombie ne aveva già scritta una – La prima legge – che non ho ancora letto.

Se avete amato ciò che ha scritto Martin, credo che anche queste storie possano fare al caso vostro. Il mio primo approccio con questo autore è stato ottimo e leggerò sicuramente il seguito, già pubblicato da qualche mese.

Lo stile di Abercrombie è un pugno nello stomaco, in senso buono, eh. Semplice, diretto, essenziale e brutale. I personaggi, come scritto nella quarta di copertina, sono parecchi e s’intrecciano in questo mondo Epic – Fantasy costruito in maniera accattivante. Certo, l’autore aveva un world – building già pronto e rodato grazie alla prima trilogia, ma non è scontato che un seguito possa piacere quanto i primi libri.

I capitoli sono molti e, spesso, anche brevi, ecco perché i punti di vista s’intersecano spesso. Questo è un altro pregio del romanzo. I personaggi, inoltre, sono molto sfaccettati e mai banali. Rikke è una dei miei preferiti.

I dialoghi li ho trovati perfettamente plausibili, quanto i luoghi descritti nella narrazione. Anche se non ho letto i fatti antecedenti, lo scrittore è riuscito a farmi entrare in queste pagine senza annoiarmi. Lettura consigliata.

Ossessione – Stephen King

Oggi vi parlerò di un romanzo particolare, scritto da Stephen King con lo pseudonimo di Richard Bachman nel 1977. La particolarità di questo libro è che oramai è quasi introvabile, ma ho trovato dei link su Amazon con prezzi altissimi, per veri collezionisti.

Di cosa parla questo libro?

Charlie è un ragazzo come tanti, uno studente che vive in provincia e che cerca di trovare la sua strada. Una mattina viene convocato dal preside della scuola e, per una bravata commessa tempo prima, viene sospeso. Questo avvenimento innesca una miccia pericolosa.

Ossessione è un romanzo che ho apprezzato molto, perché si tratta di una storia breve ma intensa.
Il personaggio principale è Charlie, un ragazzo “normale”, come la maggior parte dei suoi compagni di classe.
Il libro, scritto in prima persona, riesce a sprofondare il lettore nella storia. Ricco di flashback sul passato di Charlie, ma che non smorza la curiosità di voltare pagina, fino all’epilogo.
A volte, nella nostra mente, può incrinarsi qualche ingranaggio. Non si tratta di semplice pazzia, anche perché Charlie ha una mente lucida, ma non ha un piano prestabilito.
Il ragazzo decide di prendere in ostaggio la sua intera classe, e lo fa con aggressiva lucidità. Non ha paura delle conseguenze.
Fra rapitore e ostaggi si istaurerà un legame curioso e di rispetto.

Ossessione lo definirei un romanzo tra l’horror e il thriller molto ben costruito.
Anche con questo romanzo King non mi ha deluso.

Cosa leggere di Stephen King [Quarta Parte]

Un altro libro scritto da King che mi sento di consigliare? Pet Sematary e lo suggerisco per diversi motivi.

Autore Stephen King

Titolo Pet Sematary

Pag. 417

Genere Horror

Trama

Il dottor Louis Creed ha appena accettato l’incarico di direttore sanitario dell’Università del Maine, e con un certo entusiasmo: posizione di prestigio, magnifica villa di campagna dove Eileen e Gage, i suoi bambini, possono crescere tranquilli, vicini gentili e generosi in una cittadina idilliaca lontana dal caos metropolitano. Persino Winston Churchill, detto Church, il loro pigro e inseparabile gattone, sembra subito godere dei vantaggi della nuova situazione. Ben presto, però, la serena esistenza dei Creed viene sconvolta da una serie di episodi inquietanti: piccoli incidenti inspiegabili che coinvolgono i bambini, pericolosi e giganteschi camion che sfrecciano sulla superstrada proprio sotto casa Creed, incontri diabolicamente sorprendenti e, soprattutto, sogni. Sogni oscuri e terribilmente realistici che perseguitano Louis da quando ha visitato il Pet Sematary, il cimitero dove i ragazzi di Ludlow seppelliscono da sempre i loro animali domestici. Ufficialmente. Perché oltre quella radura, nascosto tra gli alberi, c’è un altro terreno di sepoltura, ben più terrificante. Un luogo carico di presagi e di richiami, spaventosi quanto irresistibili, provenienti da un altro mondo. Un luogo dove al dottor Creed toccherà una scoperta raggelante: a volte è meglio essere morti… Pet Sematary, definito dal Washington Post «folle, potente, disturbante», è un vero e proprio classico della letteratura horror, ispirato, parola di King, da un leggendario racconto popolare: La zampa di scimmia.

Quasi tutti avranno visto i film tratti da questo romanzo, ma, credetemi, leggerlo sarà ancora più coinvolgente. Anzi, non ci sono proprio paragoni.
King, con questa storia, riesce a costruire il dramma della morte, della perdita in famiglia, con angoscia crescente.
Premetto che avevo iniziato la lettura dopo aver perso Max, il mio cane che è stato in famiglia per nove anni. Perciò mi sono immedesimato molto. Però ditemi chi, nel tempo, non ha perso un cane o un gatto a cui era affezionato.
Poi si passa ad una sorta di angoscia più profonda. Il libro è scorrevole, le pagine le sfoglierete una dopo l’altra immergendovi nella tragedia che l’autore ha costruito con attenzione.
Questo romanzo lo consiglio agli amanti del genere, ma anche a chi volesse accostarsi per la prima volta al re del brivido. Dopo questa lettura, ne sono sicuro, leggerete altro di Stephen.

Cosa leggere di Stephen King [Terza parte]

Breve premessa.

È molto che non aggiorno il blog ma non ho mai pensato di smettere, come non ho mai pensato di smettere di scrivere. Quindi scusate la mia lunga assenza. Anche le mie pagine social sono rimaste ferme, congelate per quasi due anni. Per chi fosse interessato, lentamente, sto riorganizzando le idee per riprendere anche a scrivere racconti e romanzi. Prossimamente pubblicherò un racconto inedito, forse a puntate, dal titolo Azovstal. Sappiamo tutti cosa sta accadendo in Ucraina e a Mariupol. Azovstal è un luogo di particolare interesse. Azovstal è un complesso di fabbricati in cui risiede una delle più grandi acciaierie d’Europa. Ha un’importanza strategica.

Tornando al racconto, prenderò in prestito quattro personaggi di Dreamworld – Sean Balducci (il seguito di Io, Katy e Lupo) e li trasporterò fra le lamiere contorte di quell’acciaieria. Fine della premessa.

Il post di oggi sarà incentrato su Stephen King e su quali romanzi possano essere letti dai nuovi potenziali lettori.

22-11-63

Autore Stephen King

Genere Fantascienza

Pagine 768

Trama:

Il 22 novembre 1963 tre spari risuonarono a Dallas, il presidente Kennedy morì e il mondo non fu più lo stesso. Se fosse possibile cambiare il corso della Storia, tu lo faresti? È quello che si domanda Jake Epping, tranquillo professore di Lisbon Falls, Maine, quando scopre che la tavola calda del suo amico Al nasconde un segreto. La dispensa è in realtà un passaggio temporale e conduce al 1958. Per Jake è una rivelazione sconvolgente, eppure l’incredulità non gli impedisce di tornare ai favolosi anni Sessanta e cominciare una nuova esistenza nel mondo di Elvis Presley e James Dean, del twist e delle automobili interminabili. Un mondo in cui Jake si lascerà coinvolgere in una missione straordinaria: fermare Oswald e salvare Kennedy. Sovvertendo per sempre tutte le regole del tempo. E della Storia.

Alla fine del libro potrete leggere una postfazione molto interessante. Intanto va detto che questa storia ha atteso decenni prima di essere terminata. E questo lo capisco, è giusto, anche per la mole di documentazione che c’è stata dietro. King ci racconterà con quante persone ha interagito, durante la stesura del romanzo.
È scritto in prima persona e il personaggio principale è un professore di letteratura. Jake Epping ha un solo vero amico, che gestisce una tavola calda. Al, questo è il nome del suo amico, un giorno gli rivela un segreto: nella dispensa del locale c’è un passaggio temporale. Chiunque lo varchi, si ritroverà nel 1958.
Al gli racconta questa storia perché ha i giorni contati a causa di una malattia. Al vuole che il professor Epping attraversi quel cunicolo, segua il suo piano dettagliatamente studiato, e salvi la vita al presidente Kennedy, nel 1963.
Il romanzo ha una trama che ti tiene incollato alle pagine. Jake Epping vivrà un’esperienza indimenticabile e la farà vivere anche a noi lettori.
Il romanzo è complesso anche per le sottotrame, visto che il professore sarà costretto a “vivere” una nuova vita nel passato. Conoscerà persone e custodirà diversi segreti. Per cinque lunghi anni dovrà capire tutto di Oswald, finché non arriverà il giorno dell’attentato.

Io ti troverò – di Shane Stevens

Io ti troverò.

Autore: Shane Stevens

Fazi editore

Pag 978

Genere: Thriller

€19,50

A dieci anni Thomas Bishop viene internato in una clinica psichiatrica dopo aver ucciso la madre che lo seviziava da sempre.
Quindici anni dopo, evade dall’istituto e dà inizio a una fuga sanguinaria sul cui cammino sono ancora le donne a cadere. Un omicidio, due, poi saranno decine. Bishop tortura e uccide spostandosi da Las Vegas a Chicago, a New York.
Un personaggio intero ma straordinariamente umano, del quale Shane Stevens è cronista implacabile raccontandone nel dettaglio l’infanzia e gli anni di reclusione, le quotidiane strategie di sopravvivenza e la ferocia omicida. Ne emerge un indimenticabile ritratto della follia, di quel concatenarsi di storie, incontri o mancati incontri che conducono un uomo a cedere alla violenza, all’orrore, alla distruzione dell’altro e di sé.
E accanto a questa ombra che ferisce a morte le grandi metropoli del continente, emerge il volto oscuro dell’America degli anni Settanta, restituito attraverso il racconto di una caccia all’uomo che coinvolgerà tutti, poliziotti e giudici, politici e giornalisti, beffati dall’astuzia dell’assassino e incatenati, loro malgrado, alla sua testarda, deviata umanità.

Ho terminato la lettura di questo libro e penso sia un capolavoro.

Quale potrebbe essere il Target di lettori? Oh, penso che lo possano leggere tutti, anche chi non ama il genere: il thriller.

Breve premessa: l’autore ha scritto il romanzo negli anni 70, pubblicato negli Usa nel 1979 e, adesso, tradotto e stampato in Italia.

Pensando alla trama, alla storia complessa che ha saputo scrivere Stevens, non può che venirmi in mente un’intricata ragnatela di eventi e di personaggi. In gioco non ci sono solo le donne massacrate da Bishop, c’è la politica di quell’epoca, ci sono giornalisti in cerca scoop, la polizia che brancola nel buio per quasi tre mesi.

In realtà, quello che leggerete, non sono altro che tre libri in uno. Un volume corposo. Un inedito incrocio tra romanzo thriller e uno spietato resoconto dei fatti avvenuti.

I personaggi sono molti – e questo a qualcuno ha dato fastidio – ma non al sottoscritto. Sono svariati anche i punti di vista, anche se Stevens non salta da uno all’altro a casaccio, ma segue il disegno che aveva in mente.

Il lettore conoscerà bene Thomas Bishop e lo seguirà ovunque, ascoltando i suoi pensieri perversi, lucidi, folli. Conoscerà ogni sua mossa, i punti di vista, anche gli incubi che tormenteranno le sue notti nelle varie città. Un lungo viaggio scandito dagli omicidi e dal suo modus operandi.

Una cosa che ho apprezzato di Stevens, è anche quella ricerca perfetta sulla vita dell’assassino. Sin dalla nascita, proseguendo con la crescita insieme a una madre leggermente disturbata.

Leggendo quello che hanno passato la madre e il padre di Thomas, l’autore ci conduce e ci mostra il seguito della storia di questo uomo. Ce lo rende reale. Ci fa comprendere ogni suo folle pensiero: folle per noi che leggiamo! Ecco, lo rende credibile.

Un altro personaggio che ho apprezzato è Adam Kenton. Lo definirei un segugio.

Lui è un giornalista, il migliore della rivista Newstime, che inizierà la caccia all’assassino svolgendo ricerche e studi attraverso canali differenti da quelli della polizia. Investigazioni parallele.

Tenterà di studiare i pensieri più profondi di Bishop. E noi con lui.

La trama, secondo il mio parere, è travolgente. Tutti i personaggi che la caratterizzano, si muovono in un’epoca passata e, al lettore, non rimane che immergercisi per seguirli.

Horror Cam

Un altro libro letto e piaciuto: Horror Cam

Autrice Silvia Benedetta Piccioli.

Edito da Dunwich Edizioni.

Genere Horror per ragazzi, ma godibilissimo anche per gli adulti.

Pagine 132

ebook Euro 3,99 – cartaceo 14,90

Di cosa parla?

Camilla, dodici anni, scrive storie di paura sul suo blog, HorrorCam. Un giorno riceve una strana e-mail da un indirizzo di posta sconosciuto, che riporta solo due parole: Villa Leuco. Camilla scopre che si tratta di una grande casa del Settecento immersa nella campagna a pochi chilometri dalla città in cui vive, e che è rimasta disabitata dal 1998, anno in cui morì la figlia dei proprietari. Insieme a suo fratello Filippo e ai suoi amici, Daniele ed Ella, Cam deciderà di andare a esplorare la casa e scoprire perché nessuno ci abbia più messo piede, sperando di ricavarne una nuova, incredibile storia per il suo blog. E se la casa fosse veramente infestata dallo spirito della bambina? Come se non bastasse, quando arrivano alla Villa, Cam si accorge che qualcuno li sta seguendo…

Il personaggio principale è Camilla (Cam), una dodicenne che ama spaventarsi leggendo storie horror. Crea un blog nel quale vuole riversare racconti che spaventino ogni lettore che la segua.

Ci sono altri tre personaggi secondari molto ben delineati, che accompagneranno la nostra Cam per tutto il romanzo: il fratello Filippo, Daniele un amico fedele e la sua migliore amica, Ella.

Come già scritto nella trama, Camilla riceverà una mail strana, in cui le viene suggerito il nome di una villa: Villa Leuco. La curiosità prenderà il sopravvento, costringendo Cam a fare tutte le ricerche su quella villa disabitata. Immaginate una ragazzina appassionata di storie horror, magari in cerca di spunti per scrivere le sue storie da pubblicare sul nuovo blog. La miccia si è accesa, le ricerche su quel luogo faranno accendere l’immaginazione della piccola Cam. Filippo verrà coinvolto, come anche gli altri due ragazzi.

L’autrice lavora molto bene sulle vicende antecedenti alla visita nella villa. Ci fa conoscere i quattro ragazzi, con pregi e difetti, con le tante sfaccettature dei personaggi. Riesce a instillare la giusta dose di curiosità e voglia di sapere cosa accadrà in quella villa.

Il piano viene studiato alla perfezione, fin nei più piccoli dettagli. E così anche il lettore accompagnerà i quattro ragazzi in quella tenuta abbandonata. Le descrizioni dei posti sono affascinanti. L’autrice riesce, attraverso descrizioni dettagliate, a farci vedere le stanze, le scalinate, tutti i luoghi impregnati di polvere e decadimento.

Camilla è il personaggio che preferisco, anche per come ragiona e per il background che l’autrice ha costruito. Mi ha ricordato le avventure che ho vissuto alla sua età, alla fantasia sfrenata quando andavo in cerca di avventure con il mio gruppo di amici. Ogni luogo ha le sue leggende, o posti abbandonati da visitare.

Tornando al romanzo, credo si possa dividere in due fasi: la ricerca e la visita alla villa, le varie scoperte che farà il gruppo di ragazzi subito dopo. Non posso e non voglio svelarvi oltre, anche perché vi toglierei il gusto della lettura.

Il finale del romanzo vi risulterà aperto, probabilmente perché ci sarà un seguito, almeno me lo auguro.

Consiglio questo romanzo a tutti gli appassionati di questo genere, grandi e più piccoli, perché merita davvero di essere letto.

Il mondo perfetto [Seconda Parte]

Una settimana dopo, all’esterno di Andromeda.

Ramon rimase fermo, decidendo di abbassare la sua arma ML47 per non indispettire quelle quattro figure. Sapeva che lo avevano visto e aveva capito che lo stavano solo osservando, al momento non sembravano ostili.

Fu sconcertato vedendole avvicinarsi oltrepassando il canneto, non immaginava che simili creature potessero sopravvivere nel mondo esterno. I dettagli erano…

Alzò il braccio sinistro ed aprì una tastiera ergonomica applicata al polso, lo schermo da pochi pollici si accese e il cursore lampeggiò in attesa di un input. Nella Banca Dati del computer principale esisteva una mole infinita di dati, immagini, files: a lui non rimaneva che cercare per capire cosa fossero.

Non ti faremo del male!

Una voce entrò di prepotenza nella sua mente, anche se non era molto ricettivo in quel momento. Gli sembrò femminile e tranquillizzante. Con l’altra mano digitò: Entità Biologiche e la ricerca cominciò scandagliando files e immagini.

“Chi siete?”, la voce gli era uscita nitida e forte, nonostante portasse la maschera facciale completa, due filtri gli permettevano di respirare aria pulita per circa otto ore.

Ci hanno sempre chiamati i Grigi e noi ci siamo adattati a questo nome.

Un’immagine comparve classificando quella razza come Entità Biologiche denominate Grigi Alsaziani. Ramon osservò gli occhi neri di forma ovale, il naso piccolo e la pelle che si avvicinava al grigio chiaro. Indossavano tute blu aderenti, che rendevano la corporatura piccola e appariscente. Le mani di quegli esseri erano composte da sei dita lunghe ed esili. La testa calva era porosa e più grande rispetto al corpo, ma l’espressione dei visi era buona e trasmetteva dolcezza. La piccola bocca con labbra esili quasi non si notava, anche perché non la usavano per comunicare con lui.

Ai piedi, anch’essi muniti di sei dita, non portavano nulla. A Ramon apparvero troppo lunghi per la corporatura che avevano, non riusciva neanche a distinguere il sesso delle quattro figure, essendo molto simili fra loro.

Non andare verso la città, ma tieniti a debita distanza.

Quella frase fu l’ultima che sentì penetrare nella sua mente, che giungeva senza alcun preavviso. Vide le quattro creature rientrare nel canneto, sentendo appena i passi nella fanghiglia della palude. Rimase alcuni minuti in ascolto, mentre, nella sua testa confusa, un turbinio di domande si facevano strada, domande a cui non era sicuro di poter dare delle risposte.

Ramon avviò la funzionalità Termo Immagine, controllando che nelle vicinanze non vi fossero altre sorprese. Il visore notturno controllava ogni centimetro della sua visuale, se la temperatura fosse mutata, un suono acuto lo avrebbe avvisato e, una scala di colori accesi, gli avrebbe mostrato la fonte.

S’incamminò imbracciando l’arma che gli aveva sempre dato sicurezza.

Era un paesaggio strano quello che stava attraversando, una foschia spettrale stava salendo dalla superficie della terra, lentamente, sospinta da una leggera brezza. La scarsa luce notturna la rendeva quasi iridescente. Ramon non udiva alcun suono, a parte i suoi passi su ciò che, una volta, poteva essere catalogato come un bosco in rovina.

Gli alberi, in quella zona, sembravano morti. I rami spogli si levavano al cielo come tante braccia che cercavano di attirare l’attenzione. L’oscurità avvolgeva il mondo esterno con il suo mantello privo di colori e luci.

Il computer al polso dell’uomo emise dei segnali acuti, che richiamarono l’attenzione di Ramon: l’attrezzatura di rilevamento segnalava una nuova fonte di luce. Essa proveniva da Nord-Est. Una bussola elettronica gli indicò dove girarsi.

Il visore di Termo Immagine lampeggiò, un mirino elettronico analizzò ciò che aveva davanti, inquadrando e rendendo l’immagine alla portata del soldato.

Ramon rimase fermo, un po’ era spaventato, ma la curiosità ebbe il sopravvento su quello strano spettacolo: uno spicchio luminoso stava nascendo dalla terra, sul display lampeggiava una sola parola: Moon.

Il candore dell’astro fu subito aggressivo perché lui non aveva mai visto una luce del genere. Era viva, e sembrava pulsare di vita propria rifrangendosi su tutto ciò che lo circondava; avanzava all’orizzonte, che non aveva più ostacoli come un tempo.

“Nasconditi!”

Ramon rimase fermo, ma il sangue gli si era gelato in un istante. Fece un lungo respiro e attivò il suo ML 47: un lungo suono lo aveva avvisato che il mirino laser era operativo.

La sua mente aveva memorizzato tutto intorno a sé, persino possibili posti in cui potevano nascondersi delle minacce. Sapeva dove si trovava chi o cosa aveva pronunciato quella parola.

“Stanno per arrivare gli Slorm!”

Lindworm

L’ultimo libro letto e apprezzato è Lindworm, scritto da Alessandro Girola.

Lindworm

Alessandro Girola

Selfpublishing Amazon

59 pagine – Racconto lungo

Ebook 2,69 Euro – cartaceo 5,99 Euro

Trama

Norvegia settentrionale, agosto.
Un tour di turisti italiani si imbatte in una serie di paesi e di punti di ristoro abbandonati in tutta fretta. Non c’è più traccia di esseri umani da nessuna parte, nemmeno lungo la strada che porta a Capo Nord.
Dove sono finiti gli abitanti del posto? Perché i cellulari hanno improvvisamente perso il segnale? Quale minaccia incombe sul Nord-Norge?

Si tratta di una breve ma intensa storia, secondo me. L’autore ha trascorso le vacanze in Norvegia e ha preso spunto per scriverne un’intrigante narrazione. I personaggi sono ben caratterizzati, nonostante il racconto sia corto. L’ambientazione viene descritta benissimo.

Lindworm contiene una miscela di generi che vengono amalgamati perfettamente. La storia scorre senza annoiare, anzi, incuriosisce sempre il lettore.

Erica è una guida turistica, Samuel un blogger scrittore particolare. Ecco, questi sono i due personaggi che mi hanno affascinato di più.

Non posso svelare oltre la trama, perché credo che ogni lettore dovrebbe scoprire questa interessante storia.

Consigliata agli amanti del mistero, del soprannaturale e dell’avventura.

Il mondo perfetto [Prima parte]

Un uomo dai capelli bianchi stava attraversando il quartiere Scientifico di Andromeda, la città sotterranea. Erano anni che studiava un modo per ripulire la terra, o ciò che ne era rimasto, per sperare, un giorno, di tornare ad abitarla. Quanto gli mancava, nessuno era in grado di dirlo.

Tutto era cambiato da quando era stata fondata Andromeda, persino il modo di muoversi da una via all’altra, attraverso mezzi all’avanguardia.

L’uomo scese dall’auto, una macchina dall’aspetto aerodinamico con sportelli ad ali di gabbiano. Pochi istanti e si richiuse emettendo uno sbuffo: le luci si spegnevano a comando vocale, grazie ad una sofisticata centralina.

Il dottor Maximilian Droe si era fermato sotto l’ampio ingresso del palazzo, una grande tettoia che proteggeva l’entrata dell’edificio. Prima di spingersi oltre, si era fermato a osservare le grandi scritte dell’azienda: P. O. A. (Program Ologram Active).

Sorrise, perché si trattava di una copertura per quello che stavano tentando di creare.

Si aggiustò l’abito, come sempre aveva fatto, e proseguì verso la vetrata. Alcuni robot si muovevano all’interno dell’edificio, il rumore dei cingoli quasi non si sentiva dall’esterno. Erano esseri piccoli, a cui non ci si faceva caso, ma possedevano armi micidiali se attaccavano gli intrusi.

Era tutto cambiato nel giro di cinquanta anni, le società scientifiche avevano investito milioni di dollari per fondare la città più complessa che il genere umano avesse mai visto e che avesse mai abitato.

Il robot 451 girò all’improvviso convergendo verso l’ingresso, i suoi sensori avevano captato qualcosa nelle vicinanze. Un puntatore laser aveva agganciato una possibile minaccia, così lo teneva sotto tiro. Un congegno di lettura, nel frattempo, stava misurando dei valori, il tutto in pochi istanti, in un battito di ciglia. La risposta giunse al robot, l’ordine era di non fare fuoco.

Il dottor Droe non era a conoscenza di quello che era appena successo, si stava solo avvicinando al lettore posto di fianco all’ingresso. Era tutto nella norma, dopo che un lettore ottico gli aveva controllato l’iride e l’impronta vocale.

“Benvenuto, dottor Droe.” aveva detto una voce femminile. La porta a cristalli si era aperta di lato, lasciandolo entrare.

Maximilian osservò in silenzio l’ambiente, quella grande stanza che una volta accoglieva l’ufficio pass e relazioni con il pubblico: c’era solo un bancone bianco, persino i computer si erano portati via. Era tutto cambiato, ora. Le macchine, nel tempo, avevano preso il posto dell’uomo. Sofisticati microchip erano migliori del cervello di un essere umano, erano più affidabili e non si ammalavano. Che tristezza, pensò. Gli mancava il contatto umano.

Scacciò quei tristi ricordi e si avviò per prendere l’ascensore. Un centinaio di led controllavano i suoi movimenti, quelli di qualsiasi essere avesse varcato quella porta.

Un altro lettore ottico era stato installato di fianco all’ascensore, che fece esattamente il suo dovere, mentre, alle sue spalle, i robot della sorveglianza controllavano il perimetro dello stabile. Erano silenziose, quelle macchine, silenziose e non commettevano mai errori.

“Portami al quarantacinque!” disse il dottore appena era entrato, “Come desidera, signore.” rispose la stessa voce dell’ingresso.

“Ha passato una felice notte?” L’uomo si era innervosito, erano anni che gli veniva fatta la stessa domanda, ogni volta che riprendeva a lavorare. Ma, d’altronde, non erano altro che programmi, facevano solo quello che gli veniva chiesto, niente più e niente meno.

Non appena entrò nel suo studio, il dottor Droe, si era lasciato tutto alle spalle, persino quanto gli desse fastidio il contatto con le macchine. “Le fredde creature dell’uomo”, così le aveva sempre definite.

“Buon giorno, dottore” disse Stan Conbar. Era seduto davanti alla sua postazione e gli era bastato udire i soliti rumori che faceva per riconoscerlo, non appena si era tolto la vecchia giacca a doppio petto e aveva poggiato l’antiquata valigetta di cui non si separava mai. Il dottore non era altro che un anziano abitudinario.

Stan si era voltato per lanciargli un sorriso, uno strano sorriso, dicendogli: “Venga a vedere con i suoi occhi!” Poi si era accorto che anche il dottore non stava più nella pelle e che aveva capito dal suo sguardo, dalla soddisfazione per alcuni risultati inaspettati.

“In queste ultime dieci ore siamo progrediti su tutti i fronti, ci daranno altri stanziamenti, ne sono convinto!”

Max si era quasi tuffato al suo fianco, osservando i cinque monitor fissati alla grande scrivania. Leggeva i dati a mente, i suoi occhi scorrevano su tutto ciò che c’era scritto nella finestra di progressione.

“I Naniz sono una realtà!” disse con tono di trionfo.

“Non ci speravo proprio.” ribatté Max spostando lo sguardo sul Primo Assistente, “E li abbiamo già creati?” chiese. Tornò a leggere gli schermi, mentre Stan gli spiegava le modalità di sfruttamento.

“Non è tutto!” disse sorridendogli: “Abbiamo ultimato gli Ologrammi, entro questa notte dovrebbero diventare attivi.” Stan si era appoggiato di peso allo schienale della sedia, incrociando le braccia sul petto, aspettando altri complimenti dal dottore. Ma questi non giunsero: Maximilian si aspettava altre sorprese, la classica ciliegina sulla torta.

“Tutto qui?” chiese Droe, il suo volto era mutato in delusione perché aveva altre aspettative sulle ultime ore.

“No! Non è tutto qui.” Stan Conbar aprì una cartella elettronica e prese una penna ottica che diresse sull’apice destro del foglio elettronico. Digitò un codice segreto che conoscevano in pochi e, sui cinque schermi al plasma, comparve una scritta lampeggiante:

Progetto Eclissi Totale

Program starting

Dal computer lampeggiarono cinque led rossi e alcuni processori lavorarono ad un codice criptato, infine comparve una data, un giorno, un mese e un anno.

“E’ fra una settimana!” gridò Maximilian Droe, alcune lacrime gli rigarono le guance, ma a lui non importava perché il sogno di una vita si stava per realizzare. Quante ore, o giorni, o mesi ci aveva lavorato? Non lo sapeva quantificare, ma presto la terra sarebbe stata purificata e l’uomo sarebbe potuto tornare a vivere in superficie.

“Grazie!” gli aveva urlato mentre si lanciava in una sorta di abbraccio, “Grazie per aver creduto in questo progetto!”