Horror Cam

Un altro libro letto e piaciuto: Horror Cam

Autrice Silvia Benedetta Piccioli.

Edito da Dunwich Edizioni.

Genere Horror per ragazzi, ma godibilissimo anche per gli adulti.

Pagine 132

ebook Euro 3,99 – cartaceo 14,90

Di cosa parla?

Camilla, dodici anni, scrive storie di paura sul suo blog, HorrorCam. Un giorno riceve una strana e-mail da un indirizzo di posta sconosciuto, che riporta solo due parole: Villa Leuco. Camilla scopre che si tratta di una grande casa del Settecento immersa nella campagna a pochi chilometri dalla città in cui vive, e che è rimasta disabitata dal 1998, anno in cui morì la figlia dei proprietari. Insieme a suo fratello Filippo e ai suoi amici, Daniele ed Ella, Cam deciderà di andare a esplorare la casa e scoprire perché nessuno ci abbia più messo piede, sperando di ricavarne una nuova, incredibile storia per il suo blog. E se la casa fosse veramente infestata dallo spirito della bambina? Come se non bastasse, quando arrivano alla Villa, Cam si accorge che qualcuno li sta seguendo…

Il personaggio principale è Camilla (Cam), una dodicenne che ama spaventarsi leggendo storie horror. Crea un blog nel quale vuole riversare racconti che spaventino ogni lettore che la segua.

Ci sono altri tre personaggi secondari molto ben delineati, che accompagneranno la nostra Cam per tutto il romanzo: il fratello Filippo, Daniele un amico fedele e la sua migliore amica, Ella.

Come già scritto nella trama, Camilla riceverà una mail strana, in cui le viene suggerito il nome di una villa: Villa Leuco. La curiosità prenderà il sopravvento, costringendo Cam a fare tutte le ricerche su quella villa disabitata. Immaginate una ragazzina appassionata di storie horror, magari in cerca di spunti per scrivere le sue storie da pubblicare sul nuovo blog. La miccia si è accesa, le ricerche su quel luogo faranno accendere l’immaginazione della piccola Cam. Filippo verrà coinvolto, come anche gli altri due ragazzi.

L’autrice lavora molto bene sulle vicende antecedenti alla visita nella villa. Ci fa conoscere i quattro ragazzi, con pregi e difetti, con le tante sfaccettature dei personaggi. Riesce a instillare la giusta dose di curiosità e voglia di sapere cosa accadrà in quella villa.

Il piano viene studiato alla perfezione, fin nei più piccoli dettagli. E così anche il lettore accompagnerà i quattro ragazzi in quella tenuta abbandonata. Le descrizioni dei posti sono affascinanti. L’autrice riesce, attraverso descrizioni dettagliate, a farci vedere le stanze, le scalinate, tutti i luoghi impregnati di polvere e decadimento.

Camilla è il personaggio che preferisco, anche per come ragiona e per il background che l’autrice ha costruito. Mi ha ricordato le avventure che ho vissuto alla sua età, alla fantasia sfrenata quando andavo in cerca di avventure con il mio gruppo di amici. Ogni luogo ha le sue leggende, o posti abbandonati da visitare.

Tornando al romanzo, credo si possa dividere in due fasi: la ricerca e la visita alla villa, le varie scoperte che farà il gruppo di ragazzi subito dopo. Non posso e non voglio svelarvi oltre, anche perché vi toglierei il gusto della lettura.

Il finale del romanzo vi risulterà aperto, probabilmente perché ci sarà un seguito, almeno me lo auguro.

Consiglio questo romanzo a tutti gli appassionati di questo genere, grandi e più piccoli, perché merita davvero di essere letto.

Il mondo perfetto [Seconda Parte]

Una settimana dopo, all’esterno di Andromeda.

Ramon rimase fermo, decidendo di abbassare la sua arma ML47 per non indispettire quelle quattro figure. Sapeva che lo avevano visto e aveva capito che lo stavano solo osservando, al momento non sembravano ostili.

Fu sconcertato vedendole avvicinarsi oltrepassando il canneto, non immaginava che simili creature potessero sopravvivere nel mondo esterno. I dettagli erano…

Alzò il braccio sinistro ed aprì una tastiera ergonomica applicata al polso, lo schermo da pochi pollici si accese e il cursore lampeggiò in attesa di un input. Nella Banca Dati del computer principale esisteva una mole infinita di dati, immagini, files: a lui non rimaneva che cercare per capire cosa fossero.

Non ti faremo del male!

Una voce entrò di prepotenza nella sua mente, anche se non era molto ricettivo in quel momento. Gli sembrò femminile e tranquillizzante. Con l’altra mano digitò: Entità Biologiche e la ricerca cominciò scandagliando files e immagini.

“Chi siete?”, la voce gli era uscita nitida e forte, nonostante portasse la maschera facciale completa, due filtri gli permettevano di respirare aria pulita per circa otto ore.

Ci hanno sempre chiamati i Grigi e noi ci siamo adattati a questo nome.

Un’immagine comparve classificando quella razza come Entità Biologiche denominate Grigi Alsaziani. Ramon osservò gli occhi neri di forma ovale, il naso piccolo e la pelle che si avvicinava al grigio chiaro. Indossavano tute blu aderenti, che rendevano la corporatura piccola e appariscente. Le mani di quegli esseri erano composte da sei dita lunghe ed esili. La testa calva era porosa e più grande rispetto al corpo, ma l’espressione dei visi era buona e trasmetteva dolcezza. La piccola bocca con labbra esili quasi non si notava, anche perché non la usavano per comunicare con lui.

Ai piedi, anch’essi muniti di sei dita, non portavano nulla. A Ramon apparvero troppo lunghi per la corporatura che avevano, non riusciva neanche a distinguere il sesso delle quattro figure, essendo molto simili fra loro.

Non andare verso la città, ma tieniti a debita distanza.

Quella frase fu l’ultima che sentì penetrare nella sua mente, che giungeva senza alcun preavviso. Vide le quattro creature rientrare nel canneto, sentendo appena i passi nella fanghiglia della palude. Rimase alcuni minuti in ascolto, mentre, nella sua testa confusa, un turbinio di domande si facevano strada, domande a cui non era sicuro di poter dare delle risposte.

Ramon avviò la funzionalità Termo Immagine, controllando che nelle vicinanze non vi fossero altre sorprese. Il visore notturno controllava ogni centimetro della sua visuale, se la temperatura fosse mutata, un suono acuto lo avrebbe avvisato e, una scala di colori accesi, gli avrebbe mostrato la fonte.

S’incamminò imbracciando l’arma che gli aveva sempre dato sicurezza.

Era un paesaggio strano quello che stava attraversando, una foschia spettrale stava salendo dalla superficie della terra, lentamente, sospinta da una leggera brezza. La scarsa luce notturna la rendeva quasi iridescente. Ramon non udiva alcun suono, a parte i suoi passi su ciò che, una volta, poteva essere catalogato come un bosco in rovina.

Gli alberi, in quella zona, sembravano morti. I rami spogli si levavano al cielo come tante braccia che cercavano di attirare l’attenzione. L’oscurità avvolgeva il mondo esterno con il suo mantello privo di colori e luci.

Il computer al polso dell’uomo emise dei segnali acuti, che richiamarono l’attenzione di Ramon: l’attrezzatura di rilevamento segnalava una nuova fonte di luce. Essa proveniva da Nord-Est. Una bussola elettronica gli indicò dove girarsi.

Il visore di Termo Immagine lampeggiò, un mirino elettronico analizzò ciò che aveva davanti, inquadrando e rendendo l’immagine alla portata del soldato.

Ramon rimase fermo, un po’ era spaventato, ma la curiosità ebbe il sopravvento su quello strano spettacolo: uno spicchio luminoso stava nascendo dalla terra, sul display lampeggiava una sola parola: Moon.

Il candore dell’astro fu subito aggressivo perché lui non aveva mai visto una luce del genere. Era viva, e sembrava pulsare di vita propria rifrangendosi su tutto ciò che lo circondava; avanzava all’orizzonte, che non aveva più ostacoli come un tempo.

“Nasconditi!”

Ramon rimase fermo, ma il sangue gli si era gelato in un istante. Fece un lungo respiro e attivò il suo ML 47: un lungo suono lo aveva avvisato che il mirino laser era operativo.

La sua mente aveva memorizzato tutto intorno a sé, persino possibili posti in cui potevano nascondersi delle minacce. Sapeva dove si trovava chi o cosa aveva pronunciato quella parola.

“Stanno per arrivare gli Slorm!”

Lindworm

L’ultimo libro letto e apprezzato è Lindworm, scritto da Alessandro Girola.

Lindworm

Alessandro Girola

Selfpublishing Amazon

59 pagine – Racconto lungo

Ebook 2,69 Euro – cartaceo 5,99 Euro

Trama

Norvegia settentrionale, agosto.
Un tour di turisti italiani si imbatte in una serie di paesi e di punti di ristoro abbandonati in tutta fretta. Non c’è più traccia di esseri umani da nessuna parte, nemmeno lungo la strada che porta a Capo Nord.
Dove sono finiti gli abitanti del posto? Perché i cellulari hanno improvvisamente perso il segnale? Quale minaccia incombe sul Nord-Norge?

Si tratta di una breve ma intensa storia, secondo me. L’autore ha trascorso le vacanze in Norvegia e ha preso spunto per scriverne un’intrigante narrazione. I personaggi sono ben caratterizzati, nonostante il racconto sia corto. L’ambientazione viene descritta benissimo.

Lindworm contiene una miscela di generi che vengono amalgamati perfettamente. La storia scorre senza annoiare, anzi, incuriosisce sempre il lettore.

Erica è una guida turistica, Samuel un blogger scrittore particolare. Ecco, questi sono i due personaggi che mi hanno affascinato di più.

Non posso svelare oltre la trama, perché credo che ogni lettore dovrebbe scoprire questa interessante storia.

Consigliata agli amanti del mistero, del soprannaturale e dell’avventura.

Il mondo perfetto [Prima parte]

Un uomo dai capelli bianchi stava attraversando il quartiere Scientifico di Andromeda, la città sotterranea. Erano anni che studiava un modo per ripulire la terra, o ciò che ne era rimasto, per sperare, un giorno, di tornare ad abitarla. Quanto gli mancava, nessuno era in grado di dirlo.

Tutto era cambiato da quando era stata fondata Andromeda, persino il modo di muoversi da una via all’altra, attraverso mezzi all’avanguardia.

L’uomo scese dall’auto, una macchina dall’aspetto aerodinamico con sportelli ad ali di gabbiano. Pochi istanti e si richiuse emettendo uno sbuffo: le luci si spegnevano a comando vocale, grazie ad una sofisticata centralina.

Il dottor Maximilian Droe si era fermato sotto l’ampio ingresso del palazzo, una grande tettoia che proteggeva l’entrata dell’edificio. Prima di spingersi oltre, si era fermato a osservare le grandi scritte dell’azienda: P. O. A. (Program Ologram Active).

Sorrise, perché si trattava di una copertura per quello che stavano tentando di creare.

Si aggiustò l’abito, come sempre aveva fatto, e proseguì verso la vetrata. Alcuni robot si muovevano all’interno dell’edificio, il rumore dei cingoli quasi non si sentiva dall’esterno. Erano esseri piccoli, a cui non ci si faceva caso, ma possedevano armi micidiali se attaccavano gli intrusi.

Era tutto cambiato nel giro di cinquanta anni, le società scientifiche avevano investito milioni di dollari per fondare la città più complessa che il genere umano avesse mai visto e che avesse mai abitato.

Il robot 451 girò all’improvviso convergendo verso l’ingresso, i suoi sensori avevano captato qualcosa nelle vicinanze. Un puntatore laser aveva agganciato una possibile minaccia, così lo teneva sotto tiro. Un congegno di lettura, nel frattempo, stava misurando dei valori, il tutto in pochi istanti, in un battito di ciglia. La risposta giunse al robot, l’ordine era di non fare fuoco.

Il dottor Droe non era a conoscenza di quello che era appena successo, si stava solo avvicinando al lettore posto di fianco all’ingresso. Era tutto nella norma, dopo che un lettore ottico gli aveva controllato l’iride e l’impronta vocale.

“Benvenuto, dottor Droe.” aveva detto una voce femminile. La porta a cristalli si era aperta di lato, lasciandolo entrare.

Maximilian osservò in silenzio l’ambiente, quella grande stanza che una volta accoglieva l’ufficio pass e relazioni con il pubblico: c’era solo un bancone bianco, persino i computer si erano portati via. Era tutto cambiato, ora. Le macchine, nel tempo, avevano preso il posto dell’uomo. Sofisticati microchip erano migliori del cervello di un essere umano, erano più affidabili e non si ammalavano. Che tristezza, pensò. Gli mancava il contatto umano.

Scacciò quei tristi ricordi e si avviò per prendere l’ascensore. Un centinaio di led controllavano i suoi movimenti, quelli di qualsiasi essere avesse varcato quella porta.

Un altro lettore ottico era stato installato di fianco all’ascensore, che fece esattamente il suo dovere, mentre, alle sue spalle, i robot della sorveglianza controllavano il perimetro dello stabile. Erano silenziose, quelle macchine, silenziose e non commettevano mai errori.

“Portami al quarantacinque!” disse il dottore appena era entrato, “Come desidera, signore.” rispose la stessa voce dell’ingresso.

“Ha passato una felice notte?” L’uomo si era innervosito, erano anni che gli veniva fatta la stessa domanda, ogni volta che riprendeva a lavorare. Ma, d’altronde, non erano altro che programmi, facevano solo quello che gli veniva chiesto, niente più e niente meno.

Non appena entrò nel suo studio, il dottor Droe, si era lasciato tutto alle spalle, persino quanto gli desse fastidio il contatto con le macchine. “Le fredde creature dell’uomo”, così le aveva sempre definite.

“Buon giorno, dottore” disse Stan Conbar. Era seduto davanti alla sua postazione e gli era bastato udire i soliti rumori che faceva per riconoscerlo, non appena si era tolto la vecchia giacca a doppio petto e aveva poggiato l’antiquata valigetta di cui non si separava mai. Il dottore non era altro che un anziano abitudinario.

Stan si era voltato per lanciargli un sorriso, uno strano sorriso, dicendogli: “Venga a vedere con i suoi occhi!” Poi si era accorto che anche il dottore non stava più nella pelle e che aveva capito dal suo sguardo, dalla soddisfazione per alcuni risultati inaspettati.

“In queste ultime dieci ore siamo progrediti su tutti i fronti, ci daranno altri stanziamenti, ne sono convinto!”

Max si era quasi tuffato al suo fianco, osservando i cinque monitor fissati alla grande scrivania. Leggeva i dati a mente, i suoi occhi scorrevano su tutto ciò che c’era scritto nella finestra di progressione.

“I Naniz sono una realtà!” disse con tono di trionfo.

“Non ci speravo proprio.” ribatté Max spostando lo sguardo sul Primo Assistente, “E li abbiamo già creati?” chiese. Tornò a leggere gli schermi, mentre Stan gli spiegava le modalità di sfruttamento.

“Non è tutto!” disse sorridendogli: “Abbiamo ultimato gli Ologrammi, entro questa notte dovrebbero diventare attivi.” Stan si era appoggiato di peso allo schienale della sedia, incrociando le braccia sul petto, aspettando altri complimenti dal dottore. Ma questi non giunsero: Maximilian si aspettava altre sorprese, la classica ciliegina sulla torta.

“Tutto qui?” chiese Droe, il suo volto era mutato in delusione perché aveva altre aspettative sulle ultime ore.

“No! Non è tutto qui.” Stan Conbar aprì una cartella elettronica e prese una penna ottica che diresse sull’apice destro del foglio elettronico. Digitò un codice segreto che conoscevano in pochi e, sui cinque schermi al plasma, comparve una scritta lampeggiante:

Progetto Eclissi Totale

Program starting

Dal computer lampeggiarono cinque led rossi e alcuni processori lavorarono ad un codice criptato, infine comparve una data, un giorno, un mese e un anno.

“E’ fra una settimana!” gridò Maximilian Droe, alcune lacrime gli rigarono le guance, ma a lui non importava perché il sogno di una vita si stava per realizzare. Quante ore, o giorni, o mesi ci aveva lavorato? Non lo sapeva quantificare, ma presto la terra sarebbe stata purificata e l’uomo sarebbe potuto tornare a vivere in superficie.

“Grazie!” gli aveva urlato mentre si lanciava in una sorta di abbraccio, “Grazie per aver creduto in questo progetto!”

Dreamworld – Katy, Lupo and me

Il romanzo in questione già lo conoscete, ma questa volta l’ho pubblicato in lingua inglese in tutti gli store. Formati disponibili: ebook e cartaceo. Quindi, per Dreamworld, inizia una seconda avventura.

Sto proseguendo con la stesura del seguito di questo romanzo e spero che vi piacerà.

Donovan is sixteen years old, and one day he suddenly realizes he has a special power: he can foresee people’s deaths in his dreams. That’s not all. His dog, Lupo, begins to talk and soon after, both of them notice the strange invisible presence of Katy, a young lady who died a tragic death some time ago. All three of them decide to use Donovan’s powers to intervene in time and save those who are about to be killed. On one of these occasions, Donovan gets kidnapped by a mysterious Agency that recruits Dreamers. These Dreamers are able to find out in advance how and when these wicked crimes will take place. In the Agency Donovan meets Mark Collins, its Coordinator, his men and Lucy, a Dreamer with whom he becomes very friendly. The Agency’s objective is clear: to monitor the Dreamer’s dreams (who can at times dream the same event, called “crossed dreams”) and take action immediately, with the help of the police and other special forces, to prevent the tragedy.