Lovecraft’s Innsmouth

Oggi vi parlo di un romanzo che mi ha divertito tantissimo e mi ha appassionato allo stesso tempo.

Lovecraft

Lovecraft’s Innsmouth

di Claudio Vergnani

Edito da Dunwich Edizioni

395 pagine

Genere Horror

E’ acquistabile sia in formato digitale, sia in quello cartaceo.

https://www.amazon.it/Lovecrafts-Innsmouth-Romanzo-Claudio-Vergnani-ebook/dp/B016J7YQMA/ref=pd_cp_351_3?_encoding=UTF8&psc=1&refRID=B7NDG3Q4T21H6XBFCQQZ

Ecco di cosa parla:

“… Ritroviamo i due personaggi come perplesse guardie del corpo di un professore – tal Franco Brandellini – in visita presso una specie di Disneyland lovecraftiana sulle coste del Massachusetts: una Innsmouth farlocca dove i turisti assistono a finti rituali e vagano sghembe comparse camuffate da uomini pesce. Possibile che sotto il velo della mascherata ci sia qualcosa di vero? O anche questo rientra nel gioco di specchi e di nebbia di una situazione continuamente cangiante, dove le certezze sembrano slittare come i piedi sull’umidore della costa?”

«A volte ci si muove in un territorio vago», disse il professore. «Pieno di nebbia. Una nebbia fitta, che rende ciechi, che assorbe ogni rumore e fa perdere l’orientamento. Ecco, a Innsmouth noi ci muoviamo in quella nebbia. Non sappiamo niente di ciò che vi si nasconde dentro. Intuiamo qualcosa. E quel qualcosa intuisce a sua volta la nostra presenza.» Prese la saliera e la posizionò a capotavola. «Questi siamo noi», spiegò. «Per trovare ciò che cerchiamo dobbiamo avanzare in quella foschia.» Spostò la saliera in avanti. Poi mise un bicchiere nel centro. «Questa è Innsmouth. Quella vera. È tutto ciò che noi possiamo vedere. Ma è anche ciò che gli altri possono vedere.» Posizionò il contenitore del pepe all’altro capo della tavola. «Ecco, questi sono… loro. Noi avanziamo in mezzo alla nebbia, verso Innsmouth. Ma naturalmente così facendo potremmo finire per segnalare la nostra posizione. Allora forse sarebbe più saggio rimanere fermi.» Riportò la saliera al punto di partenza. «Ma anche questa scelta non è priva di pericoli. Rimanendo fermi saremmo un bersaglio facile da inquadrare. E allora forse sarebbero loro ad attraversare quella nebbia per raggiungerci.»
Assistetti inquieto alla marcia del pepe verso di noi.
Scese il silenzio. La superficie del tavolo sembrava veramente svaporare in una caligine indistinta. Dovetti sbattere due o tre volte le palpebre per fugare quella sensazione.

Intanto il romanzo è scritto interamente in prima persona. All’inizio ci troviamo in Italia e Claudio è la voce narrante. Vergy, un uomo palestrato ed ex militare, gli propone un lavoro da guardia del corpo. Entrambi si propongono per accompagnare e proteggere un professore anziano che vuole visitare una località negli Stati Uniti. Un parco a tema, per l’esattezza.

Ora, ammetto di non aver mai letto nulla di questo autore, ma so che la coppia Vergy – Claudio è presente in altre storie. In questo romanzo l’autore riesce a dosare comicità, ironia e atmosfera in maniera impeccabile. Mi ha del tutto sorpreso e in maniera positiva.

Durante la narrazione mi sono imbattuto in molti colpi di scena, mai scontati. Anche gli altri personaggi che accompagneranno Brandellini e le sue guardie del corpo, non sono poco caratterizzati, al contrario. In questo romanzo troverete anche molta azione.

Buone letture a tutti.

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Casperia – Il male non riposa mai

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Dopo mesi di non-scrittura ho ricominciato a fantasticare su nuove storie. Quello che vi presento oggi sarà un romanzo horror. Eccovi una breve sinossi.

Giacomo Corradini vive in una splendida casa a Casperia, come lavoro fa la guardia giurata ma si tratta solo di una copertura. In realtà lui fa parte di un nuovo Team, specializzato e appena formato per fronteggiare le più pericolose minacce.

Il Team Angels è composto da otto elementi, che ha a disposizione armi e mezzi all’avanguardia.

Uno strano incidente all’interno di una galleria del G.R.A sarà la prima missione che li vedrà intervenire.

A Casperia, intanto, avvengono degli omicidi – suicidi, mai accaduti prima in una comunità di un migliaio di anime. Fonti giornalistiche dicono che molte persone si comportano in modo anomalo, le chiamate ai numeri di emergenza aumentano.

Casperia viene messa in quarantena mentre il Team Angels sta facendo delle verifiche all’interno del paese.

Il ministro degli interni ha dato ordine di cancellare l’intera comunità, a meno che qualcuno non riesca a fermare il male che sta dilaniando quel paese.

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Ho già in mente i personaggi principali e ho iniziato il primo capitolo. Qualcuno potrebbe chiedermi: “Perché lo hai ambientato a Casperia?”.

Semplice! Perché quel paese mi ha stregato, passeggiando fra quelle vie così caratteristiche. E anche perché visitandolo ho avuto lo stimolo – da sempre – di ambientare qualcosa in quel paesino. Date un’occhiata al video che feci mesi fa…

A presto…

Qualcosa su Io, Katy e Lupo (4° parte)

Luna di notte

In questi giorni mi sono buttato a capofitto su questo romanzo. E’ una storia piena di ironia e azione, con contaminazione di vari generi. I personaggi sono diversi, anche se quelli principali catalizzeranno la vostra attenzione. La prima stesura è quasi terminata (e ne sono passati di anni da quando l’ho cominciata!) e io voglio solo proporvi brevi stralci per vari motivi. Per puro intrattenimento e anche per incuriosire chi un giorno vorrà leggere l’intera storia.

La sala in cui Donovan entrò doveva essere stata un cinema, ne aveva tutte le sembianze. In realtà lui conosceva poco di quell’edificio, perché ai Dreamer non venivano date le carte magnetiche: possedevano solo le chiavi delle rispettive stanze e facevano una vita solitaria, un po’ per sicurezza, un po’ per evitare distrazioni.

Scese lungo il corridoio centrale, ai lati del quale c’erano centinaia di file di sedie di legno, la seduta era reclinabile e, un cuscino imbottito, doveva renderle comode. Lupo camminava al suo fianco guardandosi intorno. Spesso annusava l’aria, oppure gli angoli più nascosti che gli capitassero a naso. In fondo vide un palco su cui si estendeva un telone, da qualche parte ci sarebbe dovuto essere un proiettore, o qualcosa del genere.

Appena giunto fin quasi sotto il palco, scelse di mettersi lungo la prima fila di poltroncine, a sinistra. Si sedette e osservò altri ragazzi che stavano arrivando.

Non sei curioso, Donovan? chiese Katy, hai la possibilità di conoscere altri con il tuo stesso dono.

“E’ vero” disse Lupo, la coda rossiccia si muoveva veloce, mentre i suoi occhi osservavano le nuove figure umane che stavano percorrendo il corridoio. “Peccato che non ci siano altri cani.” continuò, mettendosi a sedere.

Donovan non rispose a nessuno dei due, era solo curioso di vederne altri di Dreamer. Un ragazzo sui venticinque anni si avvicinò, sedendosi due file prima quella di Donovan e gli sorrise cordialmente. Aveva una corporatura piuttosto robusta, i capelli corti e neri e un viso rotondo. Si fermò a guardare il suo abbigliamento: un paio di jeans, una camicia e sopra una felpa anonima di colore rosso scuro.

“Sono il numero 5!” gli disse a voce sostenuta, l’eco delle altre voci sembrava troppo alto per intavolare un qualsiasi dialogo con un tono normale. Donovan si alzò, gli avrebbe voluto stringere la mano, ma la distanza…

“Mi chiamo Don…” ma poi si corresse, “Io sono il numero 13, piacere di fare la tua conoscenza!” disse quasi urlando.

“Allora sei tu quello nuovo”, Donovan si limitò a fare un gesto affermativo con la testa. Quando qualcosa gli toccò la spalla, si rimise a sedere e vide, nel posto al fianco al suo, Lucy Carpet.

“Io sono la numero 18!” esordì, poi gli rivolse un sorriso che lui ricambiò.

“Non ci fare caso. E’ stupido, lo so, ma qui si usano solo quegli insulsi numeri. Niente nomi. A me non è mai andato giù, preferirei essere chiamata Lucy.”.

Donovan si mise ad accarezzare Lupo: “Allora, per me, tu sarai Lucy.”. Lupo si era messo tra Lucy e Donovan, se ci fossero scappate altre carezze, a lui non avrebbe dato fastidio.

Le luci in sala si abbassarono e, dai due lati del palco, fecero ingresso alcuni tecnici che montarono un tavolo lungo e alcuni microfoni agganciati a delle staffe. Aveva quasi l’aria di essere una conferenza.

Lucy si avvicinò a Donovan: “Spero che non ci rifilino i soliti monologhi in stile sermone, perché ti garantisco che sono di una noia…”. Lui non le rispose, era più attirato da tutte quelle voci che sentiva dietro, oppure dai nuovi volti di ragazzi che erano apparsi pochi istanti prima che smorzassero le luci. Ragazzi e ragazze, più o meno giovani, che facevano la sua stessa cosa: sognare qualcosa che poi sarebbe accaduta.

Alcuni uomini in camice bianco passarono fra le file di sedie e, a un Dreamer per volta, prendevano un campione di sangue. Donovan attese il suo turno guardando il palco mentre i tecnici finivano il loro lavoro.

Qualcosa su Io, Katy e Lupo (3° Parte)

Reazione a catena

Mark Collins era di turno in Sala Controllo, quella notte. Dopo le tre passate, l’ennesimo caffè bevuto, il tempo restante sarebbe dovuto trascorrere più velocemente. Osservava i monitor a parete scorrendo le facce di ogni singolo Dreamer: non sempre facevano Sogni Lucidi. Il meccanismo veniva ancora studiato da John Duly e dai suoi tecnici, senza aver ancora portato prove convincenti. Con le supposizioni non si andava da nessuna parte, a Mark servivano solo certezze.

L’assistente ai controlli si spostò con la sedia verso destra, quasi davanti agli ultimi video in fondo e fece un’espressione perplessa. “Diamo un’occhiata al 13 e al 18!” suggerì a Mark. Lui si mise alla tastiera e mise in primo piano i due video, controllandoli attentamente: non stavano facendo sogni tranquilli.

“Accendi i microfoni!” disse all’assistente. Dall’angolo basso spuntarono la testa e le orecchie di Lupo, poi udirono una sorta di ululato.

“Ingrandisci l’immagine.” disse Mark, portandosi più vicino allo schermo. Donovan si stava agitando, alcune spie lampeggiavano, gli alert rossi indicavano movimenti del corpo anormali e le micro telecamere fisse inquadrarono il movimento del corpo sotto le lenzuola: le mani si chiudevano a pugno, i muscoli delle braccia erano tesi.

“Sveglia Tom Loud e mandalo nella 13, subito!” disse Mark Collins. Dopo, la sua attenzione, si spostò sul video della camera 18.

C 130 - 2

Donovan Pierce e Lucy Carpet aspettavano insieme a Tom, a patto che fossero rimasti a due metri da lui. Per nessuna ragione al mondo si sarebbero dovuti allontanare, la vita dei Dreamer era la priorità per l’Agenzia e il lavoro sporco, se fosse stato possibile, l’avrebbe dovuto fare qualcun altro.

Tom indicò due sedie poste ai suoi fianchi e Donovan e Lucy ci si sedettero in silenzio. Intorno a loro, quattro tecnici finivano di allestire il Centro di Controllo testando le immagini a infrarosso provenienti dal perimetro.

Lupo e Katy erano lì, insieme a Donovan.

Tom Loud si fermò ad osservare i due Dreamer accanto a lui: “Possiamo dire con certezza che voi due, l’altra notte, vi siete trovati in un Sogno Incrociato. A volte succede.”. Donovan ripensò al sogno della banca, quando aveva incontrato Tom la prima volta, senza nominare quell’esperienza.

“Quando ci si trova in due nello stesso sogno, cosa vuol dire?” chiese il ragazzo. Lupo stava seduto vicino alla sedia, spesso alzava gli occhi per guardarlo e, Donovan, ricambiava accarezzandolo vicino alle orecchie. Lupo, per il momento, stava evitando di parlargli: non voleva distrarlo.

“Sappiamo ancora poco su questo argomento e stiamo stilando delle statistiche. Spero che presto ne usciranno delle conclusioni. Ma veniamo al nostro uomo…”, Tom aprì una cartella e sfogliò alcune pagine, fermandosi a leggere alcuni dati.

Qualcosa su Io, Katy e Lupo (2° Parte)

Io katy e lupo

Lupo se ne stava seduto a fianco al letto in cui Donovan giaceva incosciente. Il cane si leccava il muso con la lingua, mentre rimaneva seduto, gli occhi fissi sul ragazzo.

Pensi che si risveglierà se continui a fissarlo? chiese Katy. Lupo parve sorriderle, in qualsiasi punto della stanza si trovasse.

“Deve svegliarsi!” rispose Lupo senza muoversi di un solo centimetro.

Donovan mosse gli occhi sotto le palpebre, infine li aprì lentamente tentando di mettere a fuoco l’ambiente in cui si trovava. Parve confuso e ancora in preda al sonno.

“Dove mi trovo?” esordì biascicando quelle parole. Tentò di mettersi a sedere sul letto, ma vi riuscì al secondo tentativo, quando vide la sagoma di Lupo stargli vicino. Sorrise, o meglio, tentò di farlo.

Lupo si avvicinò ancora di più a lui, il muso quasi appoggiato alle coperte, così Donovan lo accarezzò abbassandogli le orecchie. Quanto aveva aspettato quel gesto che amava tanto: un segno di affetto.

“Ce la siamo vista brutta anche questa volta, vero?” chiese il cane senza togliere lo sguardo da lui.

“Eppure siamo ancora qui, a Park Lake, giusto?”. Lupo socchiuse gli occhi mentre Donovan continuava ad accarezzarlo.

Bentornato, Donovan, disse Katy. Io e Lupo eravamo in pena per quello che ti è successo.

Lupo indietreggiò sempre rimanendo seduto, lo sguardo quasi serio ed indagatore, e disse: “Visto che siamo in tema, cos’è successo di preciso? John Duly ha detto qualcosa in proposito, ma ci è sembrato piuttosto evasivo ed io certo non potevo chiedergli più chiarezza…”.

Tanto meno io, aggiunse Katy.

Donovan si massaggiò la fronte con una mano, cercando di rimettere insieme i ricordi meno confusi sull’accaduto. Gli tornò in mente la sfera che aveva trovato all’interno della bambola, i due pulsanti e quello che era avvenuto dopo. Forse non sarebbe stato chiaro nemmeno a lui, ma ci provò.

“Quel congegno, quella strana sfera, forse aveva a che fare con quello che ho visto”, si corresse: “con quello che credo di aver visto.”. Fece un attimo di pausa mentre i ricordi si facevano più lucidi: “Ad un tratto, ho come avuto l’impressione di vivere in due realtà differenti, finché non ho premuto il tasto rosso!”.

Quando parli di realtà, ti riferisci a due mondi differenti? chiese Katy interessata all’argomento.

“Credo di si!”.

Qualcuno bussò alla porta e fece ingresso Lucy Carpet, con un sorriso raggiante. “Finalmente ti sei svegliato!” costatò avvicinandosi al letto. La ragazza diede un’occhiata al cane e lo accarezzò sotto al muso, facendogli socchiudere gli occhi per il piacere.

“Sembra che ho sette vite, come i gatti!” rispose Donovan, sorridendole a sua volta. Non lo voleva ammettere, ma quella visita gli era molto gradita.

“Sono venuta a vedere come stavi! Sai, qui dentro non si parla d’altro che di quello che può esserti successo in quella casa.”.

“Mi sento meglio, adesso.” volle rassicurarla Donovan. “Avevo piena fiducia in Betty.”.

Lucy prese una sedia dalla scrivania e si mise seduta, lo schienale rivolto verso il ragazzo. “John Duly e la sua squadra sono ancora in quella casa, so che la stanno rivoltando come un calzino in cerca di una qualsiasi traccia.”.

Io katy e lupo 3

Donovan si mise seduto con la schiena alla parete, le ginocchia portate al petto e le braccia a cingerle. La sua espressione si fece seria, pensando a quello che gli aveva detto la ragazza: “Non credo che troveranno molto. Se penso che sono stati così vicino a noi e hanno portato avanti tutti quegli esperimenti senza che nessuno potesse accorgersene.”.

“Già” rispose Lucy, quasi in tono triste. “Sono molto astuti, bisogna dargliene atto. Ma noi riusciremo ad avere la meglio, ne sono convinta!”.

Qualcosa su Io, Katy e Lupo

Lupo

Il blog è fermo da un po’ ma non è un blog fantasma. Mi dispiace solo non averlo aggiornato da molto tempo.

Oggi vi parlerò del mio ultimo progetto, che ho iniziato da anni senza riuscire a portarlo a termine. Presto ne sentirete parlare e, magari, lo apprezzerete anche.

[…]Donovan scosse la testa, senza capire di cosa stessero parlando, ma udì la voce di Katy: Forse si riferiscono al numero che collega i due sogni. Il numero 13.

“La tua amica è molto perspicace!” aggiunse Tom.

“Ma come fate a sentire la sua voce?”.

“Una cosa alla volta.” e Tom fissò Mark, “finalmente l’abbiamo trovato.”.

Mark non voleva spazientire troppo il piccolo ospite, era giusto che sapesse: “Tu sei quello che in gergo tecnico chiamiamo Dreamer. E tu sei il tredicesimo Dreamer del nostro programma.”.

Donovan aprì la bocca, ma Tom Loud lo precedette: “Sei incappato in un’Agenzia Ombra e in un progetto segreto. Solo il Presidente degli Stati Uniti ne è al corrente, ed è a conoscenza delle forze che contrastiamo.”.

Mark non era d’accordo su come il collega stava dando ragguagli al ragazzo: troppi dettagli che servivano solo a mandarlo in confusione, così zittì Tom. “Quello che devi sapere, Donovan, è che in questa struttura abbiamo ventuno Dreamer.”.

La cosa si stava facendo intrigante per una mente giovane come la sua, così cominciò a intuire, forse, ciò che si stava delineando fra le righe. Tentò di precedere quello che gli avrebbero voluto dire: “Immagino che uno dei vostri Dreamer abbia sognato la rapina alla banca e che vi siate catapultati per salvarmi”. Lo sguardo di Donovan si fece compiaciuto.

“Risposta esatta!” disse Mark.

“E quei rapinatori…”.

“Non erano lì per rapinare la banca, ma per ucciderti.”.

“In gergo tecnico si chiamano Esecutori, e fanno parte dei cattivi.” continuò Tom Loud.

Mark prese tre penne dalla scrivania e le mise parallele fra loro, davanti agli occhi del ragazzo. “Questa penna è la Morte, che opera secondo un suo schema. Mentre sogni non la vedrai mai, ma ne percepirai la presenza.”. Afferrò la seconda penna: “Questa siamo noi.” se la girò fra le dita, come per darle più importanza. “Operiamo attraverso i Dreamer, che sognano delle vite altrui, delle morti che possono sembrare dettate solo dal destino, ma non sempre è così.” Mark fissò il ragazzo negli occhi, tentando di trasmettergli l’importanza del concetto. “Se un Dreamer sogna una morte, quella vita deve essere salvata, a costo che un nostro operatore perda la sua.”.

“Operatore?”.

“Abbiamo operatori infiltrati in ogni parte, persino nei reparti speciali di mezzo mondo. Lavorano per la nostra causa.”. Mark cercò di scorgere nello sguardo di Donovan se si fosse perso in tutte quelle informazioni.

“Qual è lo scopo di questa agenzia?”, la domanda di Donovan fu schietta, sincera, la domanda delle domande.

“Mantenere in vita i soggetti che i nostri Dreamer hanno visto morire.”.

“E John Duly, in tutto questo, cosa c’entra?”.

Mark e Tom si fissarono per un attimo, Tom sembrò quasi sorridere, poi il primo rispose: “John è capo Progetto Dream. E’ lui che ha ideato un sofisticato programma che studia le Linee Temporali delle persone, attraverso lo studio del dna e di alcune cellule.”.

A me sembra solo un’intricata spy-story!

“E lo è!” disse Tom Loud, “Solo che noi non siamo in un film, ma siamo nella realtà, come è reale la tua esistenza.”. L’uomo si mise un paio di occhiali azzurri e scandagliò l’intera stanza, fermandosi in un punto alle loro spalle: “Non è vero, Katy?”.[…]

Si tratta di un breve estratto del secondo capitolo di Dreamworld – Io, Katy e Lupo.

Buona settimana a tutti.

Zombie Survival Camp

Zombie Survival Camp

Sabato 16 maggio 2015 – ore 11 – Bugnara, Abruzzo.

Arrivo in questa località non sapendo esattamente cosa aspettarmi. L’e-mail che mi è arrivata diceva chiaro: Ordine di evacuazione immediato! Non è un’esercitazione! Preparare l’equipaggiamento e recarsi il prima possibile…

Ero curioso di partecipare a questa novità, così mi sono iscritto appena ho letto la locandina dell’evento.

La zona in cui mi trovo è fra le montagne, otto ettari di boschi e colline e un paio di strade sterrate. Una location che ti lascia senza fiato.

Comunque esco dalla strada provinciale per Bugnara e percorro un centinaio di metri di strada bianca. Parcheggio in uno spiazzo dove ci sono una mezza dozzina di auto, e sospiro. Il tempo è incerto, nuvole scure attraversano le montagne che sovrastano quella specie di valle. Spero che il tempo regga.

A una decina di metri c’è un recinto da cui due donne mi fissano e muovono le braccia verso di me. Non salutano ma rantolano e hanno ferite al volto. Le osservo meglio e apro lo sportello. Un tizio mi si avvicina. Indossa una tuta bianca, ha un fucile a tracolla, una mascherina al volto e una ricetrasmittente.

Ehm, deduco che quella non sia una zona sicura. Le due zombie non smettono di urlare e afferrare i paletti di legno che ci separano. L’uomo mi scorta fino a un casolare e mi presenta a tutte le altre persone.

Faccio conoscenza con tre istruttori – sempre armati – e gli atri sopravvissuti come me. Saremo in dodici a dovercela sbrigare fra zombie, preparare cibo, accendere fuochi per cucinare e fare missioni di sopravvivenza.

L’inizio è stato d’impatto, un piacevole impatto.

Prima prova: armarsi e ispezionare il perimetro in cerca di cibo.

La squadra di cui faccio parte è composta da tre adulti e due bambini di otto anni. Ci procurano due pistole e tre mitra da soft-air. Un istruttore ci accompagna lungo il percorso, in totale silenzio e muovendoci piano. I bersagli sono sagome di zombie. Ci muoviamo quasi come fossimo un Team militare. Prendiamo dimestichezza con le armi, con la mira e con i gesti con cui ci coordiniamo.

Il bottino sarà parte della cena. Ho apprezzato la pazienza degli istruttori, la serietà con cui hanno gestito la prima e anche tutte le altre prove.

Accensione del fuoco.

A questa vitale prova si è offerto volontario Il cacciatore di Zombie, come anche quella di cucinare per il gruppo. Ogni mansione, durante un’ipotetica sopravvivenza, è importante per unire il gruppo.

Ricerca del bambino.

Questa zona immersa nella natura è composta da una serie di poligoni per esercitazioni a sparare, strutture più o meno fatiscenti e resti di vecchie abitazioni. Mi ricorda un piccolo villaggio abbandonato e ha il suo fascino.

Dopo esserci rifocillati per bene, l’istruttore Capo ha spiegato alcune linee guida sulla sopravvivenza. Ci ha parlato di armi da fuoco e di armi bianche. Teoria che non fa mai male. Nello sguardo dei sopravvissuti non ho visto noia, ma interesse e curiosità.

Appena sistemata la zona ristoro, inizia una nuova missione ma sarà individuale.

La location è in una delle casette diroccate. Non ci sono porte, non ci sono finestre. Somigliano a orbite vuote che ti osservano mentre ti avvicini.

Tocca a me. Entro assieme all’istruttore ed entrambi siamo armati per ispezionare ogni stanza, abbattere sagome di zombie e salvare questo famigerato bambino.

Giungiamo davanti all’ultima stanza e sento un pianto di neonato, ma non solo quello. Qualcuno ringhia e si dimena sopra un altro corpo più piccolo, credo di una ragazza. Uno zombie banchetta proprio in quella stanza, mentre il bimbo urla più forte.

L’istruttore mi tiene l’arma mentre io procedo a prelevare un bambolotto poggiato in un angolo della stanza. E’ stata una delle prove che mi è piaciuta di più per come è stata concepita dagli organizzatori.

Poligono di tiro.

Un’altra prova individuale. A turno si spara a bersagli fissi e semoventi in un percorso separato da vecchi copertoni. Anche qui si testano armi e mira dei vari sopravvissuti.

Fuga dagli zombie.

Durante il rientro al Campo Base ci imbattiamo in cinque zombie. Siamo disarmati, così non ci resta che nasconderci in un fitto bosco. Gli istruttori cercano di abbatterli, ma non tutti finiscono a faccia in giù fra polvere e sassi, così non ci rimane che la fuga verso il campo.

Ricerca di provviste nel tunnel.

Premetto che questa location è una delle più suggestive. La galleria è profonda quattrocento metri, l’interno è umido e disseminato di macerie e sassi. Le nostre torce riescono a malapena a squarciare l’oscurità. Ci muoviamo come un Team di professionisti: senza parlare e coprendoci le chiappe fra di noi. Alcuni bersagli sono in vista e raffigurano zombie. Ci mettiamo ginocchio a terra, prendiamo la mira e crivelliamo di buchi quelle sagome fameliche. Ogni sopravvissuto si cala perfettamente nella parte e questo è molto importante per godere appieno di questa novità assoluta in Italia.

Verso metà tunnel ci imbattiamo in due zombie. Igor lancia un sasso verso la parete più distante e riesce a distrarli.

All’uscita ci aspetta l’ennesima creatura: stesso giochetto che ha fatto Igor e portiamo alla base una cassa di bottigliette d’acqua.

Le missioni sono state molte e tutte mi hanno coinvolto. Il posto in cui abbiamo passato quasi due giorni è da visitare almeno una volta nella vita, magari cercando di sfuggire ad orde di zombie.

Gli organizzatori dell’evento sono persone semplici, che amano quello che fanno e lo si vede. Ho anche conosciuto belle persone, che hanno abbandonato città e abitudini per affrontare un gioco. Gente che ha voluto provare nuove emozioni insieme a me, per il gusto e il piacere di ritrovarsi insieme in qualcosa di nuovo e di grande.

Consiglio a tutti di partecipare al nuovo Zombie Survival Camp, ne vale la pena.

Un ringraziamento agli attori che hanno interpretato gli zombie e a chi li ha truccati. Un ottimo lavoro!