The Terror – Cosa ne penso

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Ci troviamo sulla Erebus, una delle due navi incastrate nel Pack artico. Miglia e miglia di ghiacci e iceberg che bloccano le due navi. La vita a bordo è routine, freddo artico e glaciale. C’è qualcosa che si aggira fra le due navi, e non si tratta di orsi bianchi, ma di un essere che si confonde fra il ghiaccio e la neve. Gli equipaggi sono superstiziosi, soprattutto marinai e mozzi. Hanno ancora provviste nelle stive, carbone per le caldaie. Ma quando finiranno tutte le scorte?
A volte, immergendomi nella lettura, provo inquietudine immaginando gli uomini di guardia sul ponte principale, quando il vento fischia impetuoso, la nave scricchiola e geme, le sartie emettono suoni per il vento e quella “cosa” è in agguato, pronta a mietere la prossima vittima.

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Quando arrivi alla parola fine di un romanzo come questo, vorresti conoscere di persona Dan Simmons per ringraziarlo per la bella e coinvolgente lettura.
Come sempre, desidero sottolineare che le mie non saranno mai delle vere recensioni, in quanto dettate sempre dal mio gusto personale, sensazioni, stati d’animo durante la lettura.
The Terror è un complesso ma coinvolgente romanzo, che potrei spezzare in tre parti ben distinte.
La storia si svolge fra gli anni 1845, 1848 e prosegue oltre. I personaggi sono diversi, alcuni sono importanti ai fini della trama. Quelli secondari non li definirei superflui, ma offrono altri punti di vista necessari per amare questa vicenda vissuta da centotrenta uomini nell’artico quasi sconosciuto dagli occidentali.
Nel 1845 due navi inglesi (la Terror e la Erebus) salpano per scoprire il Passaggio a Nord. E questa potrei definirla la prima fase della storia.
Circa un anno dopo, le due navi rimarranno bloccate nel pack artico. E tutto quello strato di ghiaccio si muove, si solleva, si spezza come fosse un animale indomabile.
Dopo molti mesi di attese, speranze, preghiere, gli equipaggi devono abbandonare entrambe le navi.
Dan Simmons mi ha fatto “vivere” un’avventura ai limiti della fatica umana, in un freddo glaciale che ti mozza il respiro, quando speri che lo scorbuto, oppure una polmonite, ti uccida senza soffrire oltre il dovuto.
Confermo che il Capitano Francis Crozier è uno dei personaggi che difficilmente dimenticherò.

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Un romanzo consigliato.