“Di.A.Ra”

Magazzino Di.A.Ra.

Kate Walker aprì il mobiletto del bagno e afferrò un paio di caricatori per la sua pistola semi-automatica. Non riceveva mai ospiti in casa, quindi aveva pensato di nascondere alcuni oggetti in posti che solo lei conoscesse.

Si specchiò per cinque secondi, controllò che i nuovi abiti le stessero bene e uscì dal bagno con i caricatori in mano.

La donna era alta, capelli biondi, con un corpo longilineo e una tempra forte. Cercava di curare il suo aspetto per piacere e per piacersi. Si sentiva una donna attraente e…fatale.

Il cellulare squillò, ma sul display apparve un numero privato.

“Sono Bob! L’appuntamento è per questa sera alle undici. Porta la valigetta con te.”.

“Aspetta!” disse la donna. Ci fu un interminabile momento di silenzio: “Sei un coglione! Mi chiami sul mio telefono e magari non hai neanche controllato che la linea sia sicura!”.

“Hei, biondina, per chi mi hai preso? Non sono un novellino del cazzo! Se ti chiamo da un numero pulito, puoi star sicura che la telefonata non l’ascolta nessuno, almeno non adesso.”.

“Fa che lo sia, altrimenti ti spedirò dritto a cantare con il coro delle voci bianche!”.

Bob riattaccò senza controbattere: con Kate c’era poco da scherzare.

* * *

Bob Cagis aveva parcheggiato il pick up nei pressi del molo 25. Erano le 22:55, di Kate Walker non c’era traccia.

Nel porto non c’era nessuno e l’illuminazione dei lampioni lasciava a desiderare: quella luce fioca aveva la stessa intensità di un cimitero in piena notte. Luci e ombre e la foschia che saliva lentamente sull’acqua del porto. Una scena suggestiva, pensò Bob accendendosi una sigaretta.

Si appoggiò al cofano dell’auto e guardò i capannoni di cemento, le navi ormeggiate, altri moli che venivano inghiottiti dalla foschia iridescente.

“Se arriva in ritardo, l’affare potrebbe andare a monte!” disse a voce bassa. Gettò la cicca in acqua e chiuse la lampo del giubbotto in pelle. Quella notte era umido da morire.

Tirò su con il naso e guardò il quadrante dell’orologio: le 23 spaccate.

Sentì rumori di tacchi provenire da dietro, poi una voce di donna: “Sono la puntualità fatta in persona!” esordì Kate Walker. Nella mano destra stringeva una valigetta di cuoio marrone.

Bob non le rispose, ma la guardò dalla testa ai piedi, sorridendole.

“Allora? Vogliamo star qui tutta la notte?” disse la donna aprendo lo sportello del passeggero. Bob Cagis la guardò sedersi: “Oggi sei splendida!” le disse mettendosi al suo fianco.

“Me lo dici ad ogni appuntamento! Fammi il favore e parti!”

Alle 23:03 giunsero davanti al magazzino abbandonato del porto, nella zona ovest. Bob fermò l’auto davanti ad un cancello aperto per metà. Lampeggiò cinque volte, dopo avanzò varcando l’area di parcheggio. Fermò l’auto davanti a un’enorme porta basculante.

“Sei sicuro che sia il posto giusto?” chiese Kate in tono scettico.

“Fidati! E’ un posto abbandonato, cosa credevi di trovare?”.

La porta si aprì cigolando, finché un uomo sgattaiolò fuori con una torcia in mano. Indirizzò il fascio di luce sull’auto, esaminando prima Bob, poi Kate.

“Uscite fuori lentamente” disse una voce, “e tenete le mani bene in vista. Lasciatevi perquisire, se non volete un paio di buchi in testa!”.

Ubbidirono senza fare commenti, seguendo le indicazioni dell’altro uomo.

“Capo, sono puliti. Non hanno cimici e non sono armati!”.

* * *

Il porto non era abbandonato come pensava Bob Cagis. Alcune auto erano ferme da tempo, nascoste dietro capannoni immersi nel silenzio. Un furgone senza scritte era stato parcheggiato a cinquanta metri dal magazzino abbandonato. All’interno del mezzo c’erano cinque persone nel buio quasi totale, a parte tre video e molti aggeggi tecnologici che producevano poca luce.

“Team Alpha e Bravo in attesa!” disse una voce per radio.

Il sergente Roberts diede una pacca sulla spalla al collega: “Lascia che gli Swat aspettino fino all’ultimo minuto!”.

L’altro si girò verso il sergente, con un sorriso stampato sulle labbra, prese il microfono e disse: “Aspettate un ordine diretto, ma siate pronti all’intervento in qualsiasi momento. Chiudo!”. Rise, pensando a quegli agenti tutto muscoli e poco cervello chiusi come sardine all’interno del loro furgone.

“E’ l’ora dello spettacolo! Mandate le Spie Grillo e i Video Ratti!” disse il sergente.

Quattro uomini scesero dal furgone con delle gabbie e liberarono alcuni esemplari piuttosto particolari.

“Audio e video in funzione!” disse l’uomo alla consolle.

* * *

Si accesero due lampade allo iodio e, il magazzino, venne illuminato nella parte centrale. Era un posto sporco, chiuso da anni. I piloni di cemento perdevano pezzi, quasi si sgretolavano nel tempo.

Alcuni ratti corsero all’interno della struttura, sparpagliandosi in zone d’ombra. Il frinire di alcuni grilli attirarono l’attenzione di Kate e Bob, che sorrisero per quella strana invasione.

“Il posto è abbandonato, ma la luce viene regolarmente pagata.” disse un uomo. Si fece avanti per esaminare i nuovi arrivati e Kate lo riconobbe subito dal timbro della voce inconfondibile.

The Voice – il ricettatore più ricercato al mondo. Un uomo dalla dubbia moralità, spietato negli affari, arrogante, senza scrupoli. Se qualcuno cerca un oggetto in particolare, lui può procurarglielo, ma tutto ha un prezzo.

I suoi uomini portarono un tavolo, piazzandolo sotto una delle lampade. Un altro si avvicinò portando con sé una piccola scatola metallica, che posò delicatamente sul piano del tavolo.

“Ecco l’oggetto del desiderio!” disse indicandolo. “Per questo congegno ho ucciso molte persone” ammise ridendo, “anche se io non ci farei niente!”.

Davanti a Kate Walker e Bob Cagis c’era una miniera d’oro. Il Dispositivo Anti Rapina, brevettato qualche mese fa e scomparso nel nulla. Un prototipo che sprigiona un impulso elettromagnetico da annullare ogni allarme, ogni telecamera di sorveglianza, qualsiasi centralina elettrica. Fu un errore costruirlo, perché grazie ad esso si può tentare qualsiasi tipo di furto.

The Voice afferrò il Di.A.Ra, osservando i led spenti, poi tornò su Kate e Bob: “Ma per l’affare non mi aspettavo voi due!”. Posò il congegno sul tavolo e mise la mani dietro la schiena: “Che fine ha fatto Tom?”.

Bob non abbassò mai lo sguardo, anche se sentiva tutti gli occhi puntati su lui e la compagna.

“Tom ha avuto un contrattempo. Anzi, porta le sue scuse per non essere presente.”.

The Voice tacque, ma fissò prima lui, dopo Kate. “Va bene” disse, “Vogliamo vedere i soldi?”.

Kate consegnò la valigetta, che conteneva un milione di euro in banconote da cento. Vennero messe in una macchinetta per il conteggio, finché risultò la cifra esatta.

“Possiamo procedere, adesso?” chiese la donna. Le sembrava di essere lì da due giorni.

Un cellulare squillò e The Voice rispose davanti a loro. L’espressione che fece non piacque a nessuno, soprattutto a Kate e Bob.

“Mi hanno appena detto che stamattina hanno arrestato Tom, gli altri sono fuggiti per far perdere le loro tracce. Quel coglione è in mano ai federali! E voi chi diavolo siete?”.

Bob e Kate si ammutolirono.

“Chi cazzo siete?” urlò. I suoi uomini estrassero le armi, le puntarono.

Kate fece un respiro profondo, si fece calma ed esclamò: “Tom, prima di venire preso dai federali, mi ha detto…Stasera mi butto!”.

* * *

Il sergente Roberts trasalì, si tolse le cuffie e afferrò il microfono: “Squadre Swat fate irruzione, ripeto fate irruzione!”. La risposta fu subito affermativa, il magazzino veniva circondato dalle pattuglie di polizia, i federali guidavano tutti gli uomini a disposizione. Un elicottero si era alzato in volo per supportare dall’alto la cattura del criminale.

Il sergente si girò verso i colleghi, accese le luci all’interno del furgone e disse:  “Non ci avrei mai creduto che Kate riuscisse a mettere quella frase del cazzo in quel contesto. Stamattina avevo le lacrime agli occhi quando ha deciso la parola d’ordine per farci intervenire!”.

Annunci