Zombie Survival Camp

Zombie Survival Camp

Sabato 16 maggio 2015 – ore 11 – Bugnara, Abruzzo.

Arrivo in questa località non sapendo esattamente cosa aspettarmi. L’e-mail che mi è arrivata diceva chiaro: Ordine di evacuazione immediato! Non è un’esercitazione! Preparare l’equipaggiamento e recarsi il prima possibile…

Ero curioso di partecipare a questa novità, così mi sono iscritto appena ho letto la locandina dell’evento.

La zona in cui mi trovo è fra le montagne, otto ettari di boschi e colline e un paio di strade sterrate. Una location che ti lascia senza fiato.

Comunque esco dalla strada provinciale per Bugnara e percorro un centinaio di metri di strada bianca. Parcheggio in uno spiazzo dove ci sono una mezza dozzina di auto, e sospiro. Il tempo è incerto, nuvole scure attraversano le montagne che sovrastano quella specie di valle. Spero che il tempo regga.

A una decina di metri c’è un recinto da cui due donne mi fissano e muovono le braccia verso di me. Non salutano ma rantolano e hanno ferite al volto. Le osservo meglio e apro lo sportello. Un tizio mi si avvicina. Indossa una tuta bianca, ha un fucile a tracolla, una mascherina al volto e una ricetrasmittente.

Ehm, deduco che quella non sia una zona sicura. Le due zombie non smettono di urlare e afferrare i paletti di legno che ci separano. L’uomo mi scorta fino a un casolare e mi presenta a tutte le altre persone.

Faccio conoscenza con tre istruttori – sempre armati – e gli atri sopravvissuti come me. Saremo in dodici a dovercela sbrigare fra zombie, preparare cibo, accendere fuochi per cucinare e fare missioni di sopravvivenza.

L’inizio è stato d’impatto, un piacevole impatto.

Prima prova: armarsi e ispezionare il perimetro in cerca di cibo.

La squadra di cui faccio parte è composta da tre adulti e due bambini di otto anni. Ci procurano due pistole e tre mitra da soft-air. Un istruttore ci accompagna lungo il percorso, in totale silenzio e muovendoci piano. I bersagli sono sagome di zombie. Ci muoviamo quasi come fossimo un Team militare. Prendiamo dimestichezza con le armi, con la mira e con i gesti con cui ci coordiniamo.

Il bottino sarà parte della cena. Ho apprezzato la pazienza degli istruttori, la serietà con cui hanno gestito la prima e anche tutte le altre prove.

Accensione del fuoco.

A questa vitale prova si è offerto volontario Il cacciatore di Zombie, come anche quella di cucinare per il gruppo. Ogni mansione, durante un’ipotetica sopravvivenza, è importante per unire il gruppo.

Ricerca del bambino.

Questa zona immersa nella natura è composta da una serie di poligoni per esercitazioni a sparare, strutture più o meno fatiscenti e resti di vecchie abitazioni. Mi ricorda un piccolo villaggio abbandonato e ha il suo fascino.

Dopo esserci rifocillati per bene, l’istruttore Capo ha spiegato alcune linee guida sulla sopravvivenza. Ci ha parlato di armi da fuoco e di armi bianche. Teoria che non fa mai male. Nello sguardo dei sopravvissuti non ho visto noia, ma interesse e curiosità.

Appena sistemata la zona ristoro, inizia una nuova missione ma sarà individuale.

La location è in una delle casette diroccate. Non ci sono porte, non ci sono finestre. Somigliano a orbite vuote che ti osservano mentre ti avvicini.

Tocca a me. Entro assieme all’istruttore ed entrambi siamo armati per ispezionare ogni stanza, abbattere sagome di zombie e salvare questo famigerato bambino.

Giungiamo davanti all’ultima stanza e sento un pianto di neonato, ma non solo quello. Qualcuno ringhia e si dimena sopra un altro corpo più piccolo, credo di una ragazza. Uno zombie banchetta proprio in quella stanza, mentre il bimbo urla più forte.

L’istruttore mi tiene l’arma mentre io procedo a prelevare un bambolotto poggiato in un angolo della stanza. E’ stata una delle prove che mi è piaciuta di più per come è stata concepita dagli organizzatori.

Poligono di tiro.

Un’altra prova individuale. A turno si spara a bersagli fissi e semoventi in un percorso separato da vecchi copertoni. Anche qui si testano armi e mira dei vari sopravvissuti.

Fuga dagli zombie.

Durante il rientro al Campo Base ci imbattiamo in cinque zombie. Siamo disarmati, così non ci resta che nasconderci in un fitto bosco. Gli istruttori cercano di abbatterli, ma non tutti finiscono a faccia in giù fra polvere e sassi, così non ci rimane che la fuga verso il campo.

Ricerca di provviste nel tunnel.

Premetto che questa location è una delle più suggestive. La galleria è profonda quattrocento metri, l’interno è umido e disseminato di macerie e sassi. Le nostre torce riescono a malapena a squarciare l’oscurità. Ci muoviamo come un Team di professionisti: senza parlare e coprendoci le chiappe fra di noi. Alcuni bersagli sono in vista e raffigurano zombie. Ci mettiamo ginocchio a terra, prendiamo la mira e crivelliamo di buchi quelle sagome fameliche. Ogni sopravvissuto si cala perfettamente nella parte e questo è molto importante per godere appieno di questa novità assoluta in Italia.

Verso metà tunnel ci imbattiamo in due zombie. Igor lancia un sasso verso la parete più distante e riesce a distrarli.

All’uscita ci aspetta l’ennesima creatura: stesso giochetto che ha fatto Igor e portiamo alla base una cassa di bottigliette d’acqua.

Le missioni sono state molte e tutte mi hanno coinvolto. Il posto in cui abbiamo passato quasi due giorni è da visitare almeno una volta nella vita, magari cercando di sfuggire ad orde di zombie.

Gli organizzatori dell’evento sono persone semplici, che amano quello che fanno e lo si vede. Ho anche conosciuto belle persone, che hanno abbandonato città e abitudini per affrontare un gioco. Gente che ha voluto provare nuove emozioni insieme a me, per il gusto e il piacere di ritrovarsi insieme in qualcosa di nuovo e di grande.

Consiglio a tutti di partecipare al nuovo Zombie Survival Camp, ne vale la pena.

Un ringraziamento agli attori che hanno interpretato gli zombie e a chi li ha truccati. Un ottimo lavoro!

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