“Un mese senza te”

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E’ un mese che te ne sei andato e ci manchi da morire.

In questi anni mi hai ispirato molte storie, solo osservando i tuoi comportamenti, cercando di comprendere il tuo carattere. Mi hai dato tanto Amore.

Mi sei sempre stato vicino, anche durante momenti difficili. A volte bastava guardarti per farmi tornare il sorriso e il buonumore.

Scodinzolavi e cercavi carezze, un po’ d’affetto, e la tua casa – la tua tana – si riscaldava d’Amore.

Grazie per tutto il tempo che hai trascorso al nostro fianco.

Max si comportava come un genitore apprensivo: restava sveglio ad aspettare il nostro rientro.

La notte del 20 ti ho sognato. Eri sdraiato sul letto, al mio fianco, poi hai sorriso appena mi hai visto seduto.

Una volta sveglio mi sono alzato di buon umore.

Oggi vorrei riproporre la prima parte di un racconto che scrissi tempo fa.

Ecco il link per la seconda.

https://carlofzappulla.wordpress.com/2012/07/30/una-banda-a-quattro-zampe-2-parte/

 

Una banda a quattro zampe

Maya1

Quando il mondo degli esseri umani si trova in guai seri, c’è qualcuno che cerca di correre ai ripari. Non capirete mai di chi sto parlando, finché non li vedrete con i vostri occhi entrare in azione.

 

La porta di casa era chiusa dall’esterno e non c’era nessuno, in apparenza.

Fuori pioveva, anche se lo scroscio d’acqua quasi non si udiva.

Max se ne stava sdraiato sul divano a due posti, occhi chiusi e respiro appena pronunciato. Ogni tanto le zampe anteriori si muovevano di scatto. Forse stava sognando.

Il cane aprì gli occhi all’improvviso e alzò la testa: rimase immobile per una decina di secondi nella penombra del soggiorno silenzioso. Le narici si aprivano annusando l’aria, fiutando odori che gli umani non avrebbero mai sentito.

Scattò giù dal divano, atterrando sul tappeto soffice e caldo. Annusò ancora l’aria che proveniva da sotto la porta e corse verso di essa. C’era qualcosa che lo attirava in modo oppressivo, così iniziò anche ad abbaiare.

Un altro cane si era fermato davanti alla porta di quella casa, un Labrador color crema, una femmina che Max conosceva molto bene.

Gli umani non sono a conoscenza del mondo animale, forse lo sono in modo marginale, superficiale. I cani, per esempio, riescono a parlare fra loro in un modo del tutto speciale, non solo attraverso gesti, oppure comportamenti.

Ehi, Max, sei troppo impegnato per farti una passeggiata con me? Chiese Maya dall’altra parte della porta.

Max si mise seduto: Fuori piove ancora?

Maya aveva il manto fradicio, così si scrollò via un po’ d’acqua e guardò il cielo grigio, da cui cadevano leggere gocce d’acqua. Temo di sì, non ha mai smesso!

Davanti all’ingresso passarono due persone con gli ombrelli aperti, si fermarono ad osservare il cane, che stava fermo davanti a quella porta e non aveva nessun guinzaglio, né vedevano il padrone nei paraggi.

Maya abbaiò un paio di volte, tanto per fugare qualche dubbio, e quelli ripresero a camminare per la loro strada.

Ah, falso allarme. I curiosi se ne sono andati! Disse Maya, annusando sotto la porta. Si mise seduta in attesa che Max uscisse.

Va bene, aspettami che sto uscendo…

Un piccolo sportello, a lato della porta, divenne visibile. Una specie di porta basculante, che era stata costruita per ogni evenienza. I padroni di Max avevano pensato a tutto, anche ad una via di fuga se ci fossero stati problemi in casa.

Eccomi qua, disse Max facendo capolino con la testa. Annusò la sua amica, prima sul muso, quasi a darle un bacio, poi l’annusò dietro. Il gesto gli fu ricambiato come un rituale che facevano con regolarità.

Cos’era tutta questa urgenza di uscire? Chiese Max alzando gli occhi al cielo. Qualche goccia gli era caduta sul muso, provocandogli fastidio. Lo sai che odio la pioggia, no?

Maya si girò a destra. La via in cui abitava Max era quasi al centro di Roma, con l’ingresso che dava direttamente sulla strada – per loro fortuna – così, per le loro scorribande, non avevano molti problemi a uscire fuori. Anche il Labrador aveva quasi la stessa possibilità di uscire, senza che nessuno se ne accorgesse. Entrambi odiavano gli appartamenti.

Max imitò l’amica, annusando l’aria. C’era qualcosa che non li convinceva.

Seguimi senza fare domande, disse Maya all’improvviso. Corsero entrambi per la via, fermandosi al primo incrocio. Un paio di motorini sfrecciarono davanti a loro, senza prestare alcuna attenzione. Max aveva approfittato per annusare l’angolo dell’incrocio e per segnarvi il suo territorio.

Attraversarono proseguendo verso Borgo Pio. Di domenica non c’è la confusione degli altri giorni, pochi negozi sono aperti e, quando piove, anche la gente preferisce rintanarsi al caldo.

Max si scrollò l’acqua dal pelo umido e accelerò raggiungendo la compagna: Manca molto? E poi cos’è tutto questo mistero?

Maya si fermò in mezzo alla via e guardò Max negli occhi. Non senti anche tu questo odore? Sta per succedere qualcosa che non mi piace.

Max annusò di nuovo l’aria umida e fece due passi avanti, giungendo all’incrocio con Borgo Pio. Alla sua sinistra c’era un bar aperto e, davanti all’ingresso, un motorino parcheggiato.

In effetti c’è qualcosa di strano, disse affacciandosi dalla porta a vetri. Maya l’affiancò, guardando l’interno. E videro due uomini con i caschi sulla testa, avevano qualcosa in mano che non avevano mai visto. Sentivano l’odore della paura, dell’adrenalina infestare quel luogo.

Cosa facciamo? Chiese Max.

Maya non smise di guardare, ma rispose: Ci vorrebbero Peter e Lucio!

“Ciao Max”

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Il 2014 non è stato un gran brutto anno, anzi. Volevo ringraziare chiunque passi per questa finestra sul mio mondo e spero almeno di tenergli un po’ di compagnia. Intanto ho scoperto che il racconto Persi nel nulla è piaciuto, anche se ho lavorato solo alla prima parte: prometto che ci rimetterò mano.

Il nuovo anno comincerà in maniera splendida: con una nuova pubblicazione di Any man – Uomini semplici in storie fantastiche. Quando uscirà, lo scriverò pubblicizzandolo a dovere. Inoltre ho tante altre idee per la mente:

Angeli, Diavoli e Zombie sarà un’altra raccolta di racconti a cui sto lavorando in questi giorni.

Dreamworld – Io, Katy e Lupo sarà presto terminato. Un romanzo che spero possa piacere a molti futuri lettori. In pratica ho molta carne al fuoco e voglio riuscire a centellinare il tempo che ci vuole per ogni progetto. Farò un passo alla volta, promesso.

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21 dicembre 2014 – Max non c’è più e, con lui, se n’è andato un pezzo di me, per sempre!

Mi ha tenuto compagnia, mi ha amato, mi è stato sempre vicino per otto anni e mezzo. E’ difficile spiegare in parole tutto quello che ho vissuto con lui, però ci devo provare. Ci voglio provare. Scrivere pensieri in momenti brutti può far bene, almeno è una cosa che mi hanno sempre detto.

Ebbene, oggi è il 23 dicembre, il compleanno di mia madre, a cui voglio tanto bene e le auguro di essere forte, perché la vita non è solo tragedie, morte o altro. La vita regala anche momenti strepitosi, indimenticabili. Come quei momenti che ci ha regalato lui.

Dopo tre giorni da quando te ne sei andato, mi sono accorto che tutto – in questa casa – è pregno di te. Non c’è nessuno che ci saluta quando apriamo la porta e, come salutava lui, pochi lo facevano. Forse nessun altro cane su questo pianeta. Dettagli, milioni di ricordi, il perimetro di casa che non è più protetto da nessuno. Sapete, Max aveva un posto dove si nascondeva quando non si sentiva bene: nel sottoscala. Si accucciava lì per del tempo, poi guariva da solo.

Tutte le strade di Roma saranno diverse, i parchi in cui andavamo la mattina, le persone che ho conosciuto grazie a lui. Mi alzavo presto per uscire con Max per delle ore e lui dimostrava tutta la felicità abbracciandoti per strada. Già, ho scritto abbracciandoti, quasi come un essere umano.

Uno dei racconti che verranno pubblicati con Any man me lo ha ispirato Max. Il mondo di Misy l’ho scritto grazie alla sua dolcezza, alla sua sensibilità, alla sua presenza costante. Come se fosse la mia ombra, o quella di mia madre. Era un cane speciale con tutti quelli che ha conosciuto.

Quando vivevo dei periodi difficili, come un po’ tutti su questa terra, Max lo percepiva e mi stava vicino. Mi riempiva di baci e di affetto, come se dicesse: “Ehi, tranquillo. Andrà tutto bene. Ci sono io con te.”

Con la sua morte, se n’è andato anche un pezzo di me.

Ogni persona che vive con un cane o un gatto, non è detto che capisca. Ogni rapporto è soggettivo e il mio era quasi una simbiosi con Max. Ho vissuto con lui anche periodi lunghissimi (mesi). Stavamo insieme ventiquattro ore al giorno e veniva con me anche al lavoro. Adorava venire con me ovunque io andassi.

In questi anni abbiamo anche viaggiato assieme, l’estate cercavo alberghi che accettassero anche cani. Partivamo in macchina e non potete capire la sua felicità, la sua curiosità di visitare nuovi posti. L’importante era stare assieme.

Ho scritto poche righe e oggi non festeggerò nulla, però faccio gli auguri a tutti i lettori che passeranno sul mio blog.

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