Qualcosa su Io, Katy e Lupo (6° Parte)

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Si ritrovò davanti a un tizio, che lo squadrava dall’alto in basso. Aveva l’espressione seria, concentrata. “Ti hanno spiegato quello che ci aspettiamo da te?”. In mano teneva una radio con cui era collegato alle altre unità, il distintivo era semi nascosto dal risvolto della giacca. La radio emise un fruscio, poi una voce disse: Signore, tutte le squadre si stanno appostando. Appena saremo pronti, vi ricontatteremo, passo.

Senza smettere di fissarlo, l’uomo rispose per radio: “Non abbiamo tutto il giorno, dannazione! Vi voglio al vostro posto nel giro di tre minuti. Chiudo!”. Si presentò: “Sono l’Agente Speciale Dan Rowe, scusa se ti sono sembrato scortese” e gli porse la mano abbozzando un sorriso, “ma quando ci chiamano per queste cose e abbiamo poco tempo per farle…”.

Donovan gli strinse la mano, cercando di sembrare di stare a suo agio.

Nel piazzale erano rimasti solo alcuni uomini in borghese. Le unità armate si erano spostate lungo l’ansa del lago. Questa operazione doveva essere più complicata del previsto.

“Non c’è problema” rispose Donovan, “capisco quello che state facendo.”.

Dan Rowe guardò da un’altra parte, vicino alla ruota anteriore del mezzo da cui era uscito Lupo: “Quello è il tuo cane?” chiese.

“Sì, lui è Lupo”, l’husky corse da Donovan e si mise seduto al suo fianco.

“Allora dovresti fargli annusare questo” disse, prendendo dalla tasca un panetto di C4, “E’ un esplosivo che crediamo useranno per il motoscafo, chissà che il tuo cane…”.

“Ho capito!” disse Donovan. Si chinò a terra e prese dalle mani dell’agente quell’oggetto. “Lupo, guarda cosa ho in mano!”. Lupo annusò l’esplosivo dalla forma rettangolare e dal colore grigio scuro, poi guardò in faccia Donovan e scodinzolò. “Trova!” urlò Donovan liberandolo dal guinzaglio, il cane abbaiò un paio di volte e corse verso il pontile, perdendosi fra la gente.

Donovan e Lucy, seguiti dagli agenti, s’incamminarono tra la folla.

* * *

Sto completando le correzioni al romanzo, quindi non pubblicherò spesso come nei giorni scorsi. Comunque mi piace lasciarvi dei brevi estratti presi un po’ a caso.

Sono certo che un giorno potrete leggere il romanzo dall’inizio alla fine. E magari vi piacerà pure.

Buona giornata.

Qualcosa su Io, Katy e Lupo (5° Parte)

Lupo

Lupo passò davanti al letto di Donovan e fissò il ragazzo per parecchi secondi, si leccò il muso finché si mise accucciato sul tappetino, accanto al letto.

Sei preoccupato? chiese Katy. Nella stanza c’era silenzio: per la verità il silenzio era ovunque nella struttura, a parte la voce che aveva sentito il cane.

Lupo aveva alzato la testa in direzione di una finestra, quella più vicina a lui. “Preoccupato?” chiese il cane, “E da cosa lo deduci?”.

Nel mio stato ho imparato ad osservare e capisco certi stati d’ansia.

Lupo si leccò una zampa, precisamente i cuscinetti di quella anteriore destra. “Un po’ lo sono, anche se non ne capisco il motivo: chiamalo sesto senso canino!”. Alzò la testa in direzione in cui si sarebbe dovuta trovare Katy e chiuse gli occhi per un lampo improvviso, infine un brontolio sommesso preannunciò l’avvicinarsi di un temporale. La pioggia tamburellò sulle finestre in gocce fine ma fitte, spinte dal vento.

Non dirmi che hai paura dei tuoni!

“Si vede che non hai mai avuto un cane!” rispose Lupo e poggiò il muso fra le zampe.

Lo sai che non me lo ricordo? E’ come se gran parte dei ricordi li avessi persi quando sono…

Donovan si mosse di scatto fra le coperte e Katy si era ammutolita, Lupo drizzò le orecchie in attesa. Il ragazzo aveva pronunciato una frase a mezza bocca e si era lamentato.

Rimasero entrambi in silenzio.

Ma starà facendo un altro di quei sogni? La voce di Katy, ora, proveniva da vicino al letto e il cane ne percepiva la presenza come se fosse accanto a lui.

“E lo chiedi a un cane?”. Lupo si mise seduto, in apprensione.

Perché non fai venire qua Tom? Potrebbe capirci qualcosa.

“Sì, vado nella sua stanza e gli chiedo di seguirmi.”.

Non devi parlargli, ma farti seguire! Non hai mai visto film con il Commissario Rex? Oppure Zanna Bianca?

Lupo scosse la testa: “Quella roba da umani? Una volta ci ho provato e mi è solo venuto mal di testa.”.

C’è qualcosa che non va, chiama subito qualcuno!

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Dopo aver pubblicato ancora qualcosa su questa storia, sappiate che l’ho terminata proprio oggi. Da una parte mi dispiace, perché mi ero affezionato a questo trio di personaggi. Però è giusto mettere la parola fine e lasciare che il romanzo, un giorno, possa essere letto da un pubblico. Che piaccia o meno è tutta un’altra storia.

A presto.

Qualcosa su Io, Katy e Lupo (4° parte)

Luna di notte

In questi giorni mi sono buttato a capofitto su questo romanzo. E’ una storia piena di ironia e azione, con contaminazione di vari generi. I personaggi sono diversi, anche se quelli principali catalizzeranno la vostra attenzione. La prima stesura è quasi terminata (e ne sono passati di anni da quando l’ho cominciata!) e io voglio solo proporvi brevi stralci per vari motivi. Per puro intrattenimento e anche per incuriosire chi un giorno vorrà leggere l’intera storia.

La sala in cui Donovan entrò doveva essere stata un cinema, ne aveva tutte le sembianze. In realtà lui conosceva poco di quell’edificio, perché ai Dreamer non venivano date le carte magnetiche: possedevano solo le chiavi delle rispettive stanze e facevano una vita solitaria, un po’ per sicurezza, un po’ per evitare distrazioni.

Scese lungo il corridoio centrale, ai lati del quale c’erano centinaia di file di sedie di legno, la seduta era reclinabile e, un cuscino imbottito, doveva renderle comode. Lupo camminava al suo fianco guardandosi intorno. Spesso annusava l’aria, oppure gli angoli più nascosti che gli capitassero a naso. In fondo vide un palco su cui si estendeva un telone, da qualche parte ci sarebbe dovuto essere un proiettore, o qualcosa del genere.

Appena giunto fin quasi sotto il palco, scelse di mettersi lungo la prima fila di poltroncine, a sinistra. Si sedette e osservò altri ragazzi che stavano arrivando.

Non sei curioso, Donovan? chiese Katy, hai la possibilità di conoscere altri con il tuo stesso dono.

“E’ vero” disse Lupo, la coda rossiccia si muoveva veloce, mentre i suoi occhi osservavano le nuove figure umane che stavano percorrendo il corridoio. “Peccato che non ci siano altri cani.” continuò, mettendosi a sedere.

Donovan non rispose a nessuno dei due, era solo curioso di vederne altri di Dreamer. Un ragazzo sui venticinque anni si avvicinò, sedendosi due file prima quella di Donovan e gli sorrise cordialmente. Aveva una corporatura piuttosto robusta, i capelli corti e neri e un viso rotondo. Si fermò a guardare il suo abbigliamento: un paio di jeans, una camicia e sopra una felpa anonima di colore rosso scuro.

“Sono il numero 5!” gli disse a voce sostenuta, l’eco delle altre voci sembrava troppo alto per intavolare un qualsiasi dialogo con un tono normale. Donovan si alzò, gli avrebbe voluto stringere la mano, ma la distanza…

“Mi chiamo Don…” ma poi si corresse, “Io sono il numero 13, piacere di fare la tua conoscenza!” disse quasi urlando.

“Allora sei tu quello nuovo”, Donovan si limitò a fare un gesto affermativo con la testa. Quando qualcosa gli toccò la spalla, si rimise a sedere e vide, nel posto al fianco al suo, Lucy Carpet.

“Io sono la numero 18!” esordì, poi gli rivolse un sorriso che lui ricambiò.

“Non ci fare caso. E’ stupido, lo so, ma qui si usano solo quegli insulsi numeri. Niente nomi. A me non è mai andato giù, preferirei essere chiamata Lucy.”.

Donovan si mise ad accarezzare Lupo: “Allora, per me, tu sarai Lucy.”. Lupo si era messo tra Lucy e Donovan, se ci fossero scappate altre carezze, a lui non avrebbe dato fastidio.

Le luci in sala si abbassarono e, dai due lati del palco, fecero ingresso alcuni tecnici che montarono un tavolo lungo e alcuni microfoni agganciati a delle staffe. Aveva quasi l’aria di essere una conferenza.

Lucy si avvicinò a Donovan: “Spero che non ci rifilino i soliti monologhi in stile sermone, perché ti garantisco che sono di una noia…”. Lui non le rispose, era più attirato da tutte quelle voci che sentiva dietro, oppure dai nuovi volti di ragazzi che erano apparsi pochi istanti prima che smorzassero le luci. Ragazzi e ragazze, più o meno giovani, che facevano la sua stessa cosa: sognare qualcosa che poi sarebbe accaduta.

Alcuni uomini in camice bianco passarono fra le file di sedie e, a un Dreamer per volta, prendevano un campione di sangue. Donovan attese il suo turno guardando il palco mentre i tecnici finivano il loro lavoro.

Big One

Apocalisse

Come tutti sapete, due delle mie grandi passioni sono leggere e scrivere. Quando non scrivo, mi butto sulla lettura. In questi giorni ho ricominciato a lavorare su Dreamworld – Io, Katy e Lupo dopo molto tempo che non ci rimettevo le mani. L’avevo cominciato nel 2009 e scrivevo tutti i santi giorni. E’ una storia in cui credo molto e spero che possa piacere a tanti.

Spesso, quando sto per finire un romanzo, mi vengono idee su cosa scrivere dopo. E oggi vi presento questa idea, nata quasi per gioco.

Big One” un romanzo di fantascienza e post apocalittico.

Eccovi una possibile sinossi.

Big One

Anno 2017, sono passati cinque giorni dal grande sisma che ha raso al suolo molte città, fra cui Los Angeles. Charles Ramon è uno dei sopravvissuti, che sta cercando di raggiungere sua moglie July. La società, per come la conosciamo noi, non esiste più. E’ collassata assieme ai palazzi e alle strutture cinque giorni prima. Adesso vige la legge del più forte, oppure quella del compromesso.

Nel prossimo post pubblicherò ancora qualcosa su Io, Katy e Lupo.

A presto.

Qualcosa su Io, Katy e Lupo (3° Parte)

Reazione a catena

Mark Collins era di turno in Sala Controllo, quella notte. Dopo le tre passate, l’ennesimo caffè bevuto, il tempo restante sarebbe dovuto trascorrere più velocemente. Osservava i monitor a parete scorrendo le facce di ogni singolo Dreamer: non sempre facevano Sogni Lucidi. Il meccanismo veniva ancora studiato da John Duly e dai suoi tecnici, senza aver ancora portato prove convincenti. Con le supposizioni non si andava da nessuna parte, a Mark servivano solo certezze.

L’assistente ai controlli si spostò con la sedia verso destra, quasi davanti agli ultimi video in fondo e fece un’espressione perplessa. “Diamo un’occhiata al 13 e al 18!” suggerì a Mark. Lui si mise alla tastiera e mise in primo piano i due video, controllandoli attentamente: non stavano facendo sogni tranquilli.

“Accendi i microfoni!” disse all’assistente. Dall’angolo basso spuntarono la testa e le orecchie di Lupo, poi udirono una sorta di ululato.

“Ingrandisci l’immagine.” disse Mark, portandosi più vicino allo schermo. Donovan si stava agitando, alcune spie lampeggiavano, gli alert rossi indicavano movimenti del corpo anormali e le micro telecamere fisse inquadrarono il movimento del corpo sotto le lenzuola: le mani si chiudevano a pugno, i muscoli delle braccia erano tesi.

“Sveglia Tom Loud e mandalo nella 13, subito!” disse Mark Collins. Dopo, la sua attenzione, si spostò sul video della camera 18.

C 130 - 2

Donovan Pierce e Lucy Carpet aspettavano insieme a Tom, a patto che fossero rimasti a due metri da lui. Per nessuna ragione al mondo si sarebbero dovuti allontanare, la vita dei Dreamer era la priorità per l’Agenzia e il lavoro sporco, se fosse stato possibile, l’avrebbe dovuto fare qualcun altro.

Tom indicò due sedie poste ai suoi fianchi e Donovan e Lucy ci si sedettero in silenzio. Intorno a loro, quattro tecnici finivano di allestire il Centro di Controllo testando le immagini a infrarosso provenienti dal perimetro.

Lupo e Katy erano lì, insieme a Donovan.

Tom Loud si fermò ad osservare i due Dreamer accanto a lui: “Possiamo dire con certezza che voi due, l’altra notte, vi siete trovati in un Sogno Incrociato. A volte succede.”. Donovan ripensò al sogno della banca, quando aveva incontrato Tom la prima volta, senza nominare quell’esperienza.

“Quando ci si trova in due nello stesso sogno, cosa vuol dire?” chiese il ragazzo. Lupo stava seduto vicino alla sedia, spesso alzava gli occhi per guardarlo e, Donovan, ricambiava accarezzandolo vicino alle orecchie. Lupo, per il momento, stava evitando di parlargli: non voleva distrarlo.

“Sappiamo ancora poco su questo argomento e stiamo stilando delle statistiche. Spero che presto ne usciranno delle conclusioni. Ma veniamo al nostro uomo…”, Tom aprì una cartella e sfogliò alcune pagine, fermandosi a leggere alcuni dati.

Il ponte

Il ponte innevato

Anno 2065 – la terra era immersa in una nuova era glaciale.

Nick avanzava tra la neve che gli arrivava fino alle ginocchia. Il vento gelido non gli permetteva di sentire bene ma sapeva che si stava avvicinando. Si abbassò di più il cappello di lana sulla testa e udì una voce.

“Nick! Ancora dieci metri e potrai camminare più velocemente!”.

Udì quasi tutte le parole urlate da Maya: “Che cosa?”.

“Ci sei quasi!”.

Nick avanzò di un paio di passi, poi urtò contro un gradino che quasi lo fece cadere. A destra intravide una struttura in ferro, un telaio di un ponte lungo un centinaio di metri. Alzò la testa e non vide la fine dell’armatura che ne rimaneva. Una sorta di tetto proteggeva il ponte dalle intemperie, almeno una parte di essa. Salì il gradino aggrappandosi al corrimano e avanzò.

“Segui le mie impronte!” gli suggerì la donna.

Nick fece lo stesso sentiero di Maya cercando di non guardare in basso. La bufera, adesso, sembrava essersi placata. Era giunto oltre la metà, quando una parte del camminamento si staccò cadendo giù. Nick si aggrappò al corrimano urlando e imprecando: soffriva di vertigini. I suoi piedi scalciavano nel vuoto.

Maya corse verso di lui e una decina di metri li separavano. “Resisti! Ti tirerò una corda!” gli gridò.

Nick iniziava a non sentire più le mani, i guanti cominciavano a perdere la presa e si girò verso Maya come a darle l’ultimo saluto.

Lei capì quello che stava per fare: “No! Non ti lasciare andare amore!”.

“Non ce la faccio. E tu non riuscirai a tirarmi su!”.

Maya cercò di non piangere, di trattenere le lacrime, poi decise di dirgli tutto: “Non puoi abbandonare me e tuo figlio!”.

Un figlio?” chiese per conferma. Nick richiamò a sé tutte le forze che gli rimanevano, alzò l’altra mano e la strinse in cima al corrimano mentre con gli scarponi trovò un punto d’appoggio. Arrivò in cima stremato, nuvole di vapore gli uscivano dalla bocca.

Maya lo aiutò ad alzarsi afferrandogli il braccio: “Fra pochi mesi saremo in tre!” gli disse baciandolo sulla bocca.

Si abbracciarono senza dirsi nulla, poi un rumore sospetto li pietrificò.

Una parte di asfalto si sgretolò a causa del peso e Nick vide Maya precipitare nel buco, le braccia in alto come a cercare un appiglio.

Nick rimase immobile per la sorpresa, davanti ai suoi occhi apparve la scritta Game Over e si tolse dalla testa il congegno che aveva acquistato da poco: L’Oculus Rift. Il nuovo game a tre dimensioni lo aveva lasciato senza parole.

Qualcosa su Io, Katy e Lupo (2° Parte)

Io katy e lupo

Lupo se ne stava seduto a fianco al letto in cui Donovan giaceva incosciente. Il cane si leccava il muso con la lingua, mentre rimaneva seduto, gli occhi fissi sul ragazzo.

Pensi che si risveglierà se continui a fissarlo? chiese Katy. Lupo parve sorriderle, in qualsiasi punto della stanza si trovasse.

“Deve svegliarsi!” rispose Lupo senza muoversi di un solo centimetro.

Donovan mosse gli occhi sotto le palpebre, infine li aprì lentamente tentando di mettere a fuoco l’ambiente in cui si trovava. Parve confuso e ancora in preda al sonno.

“Dove mi trovo?” esordì biascicando quelle parole. Tentò di mettersi a sedere sul letto, ma vi riuscì al secondo tentativo, quando vide la sagoma di Lupo stargli vicino. Sorrise, o meglio, tentò di farlo.

Lupo si avvicinò ancora di più a lui, il muso quasi appoggiato alle coperte, così Donovan lo accarezzò abbassandogli le orecchie. Quanto aveva aspettato quel gesto che amava tanto: un segno di affetto.

“Ce la siamo vista brutta anche questa volta, vero?” chiese il cane senza togliere lo sguardo da lui.

“Eppure siamo ancora qui, a Park Lake, giusto?”. Lupo socchiuse gli occhi mentre Donovan continuava ad accarezzarlo.

Bentornato, Donovan, disse Katy. Io e Lupo eravamo in pena per quello che ti è successo.

Lupo indietreggiò sempre rimanendo seduto, lo sguardo quasi serio ed indagatore, e disse: “Visto che siamo in tema, cos’è successo di preciso? John Duly ha detto qualcosa in proposito, ma ci è sembrato piuttosto evasivo ed io certo non potevo chiedergli più chiarezza…”.

Tanto meno io, aggiunse Katy.

Donovan si massaggiò la fronte con una mano, cercando di rimettere insieme i ricordi meno confusi sull’accaduto. Gli tornò in mente la sfera che aveva trovato all’interno della bambola, i due pulsanti e quello che era avvenuto dopo. Forse non sarebbe stato chiaro nemmeno a lui, ma ci provò.

“Quel congegno, quella strana sfera, forse aveva a che fare con quello che ho visto”, si corresse: “con quello che credo di aver visto.”. Fece un attimo di pausa mentre i ricordi si facevano più lucidi: “Ad un tratto, ho come avuto l’impressione di vivere in due realtà differenti, finché non ho premuto il tasto rosso!”.

Quando parli di realtà, ti riferisci a due mondi differenti? chiese Katy interessata all’argomento.

“Credo di si!”.

Qualcuno bussò alla porta e fece ingresso Lucy Carpet, con un sorriso raggiante. “Finalmente ti sei svegliato!” costatò avvicinandosi al letto. La ragazza diede un’occhiata al cane e lo accarezzò sotto al muso, facendogli socchiudere gli occhi per il piacere.

“Sembra che ho sette vite, come i gatti!” rispose Donovan, sorridendole a sua volta. Non lo voleva ammettere, ma quella visita gli era molto gradita.

“Sono venuta a vedere come stavi! Sai, qui dentro non si parla d’altro che di quello che può esserti successo in quella casa.”.

“Mi sento meglio, adesso.” volle rassicurarla Donovan. “Avevo piena fiducia in Betty.”.

Lucy prese una sedia dalla scrivania e si mise seduta, lo schienale rivolto verso il ragazzo. “John Duly e la sua squadra sono ancora in quella casa, so che la stanno rivoltando come un calzino in cerca di una qualsiasi traccia.”.

Io katy e lupo 3

Donovan si mise seduto con la schiena alla parete, le ginocchia portate al petto e le braccia a cingerle. La sua espressione si fece seria, pensando a quello che gli aveva detto la ragazza: “Non credo che troveranno molto. Se penso che sono stati così vicino a noi e hanno portato avanti tutti quegli esperimenti senza che nessuno potesse accorgersene.”.

“Già” rispose Lucy, quasi in tono triste. “Sono molto astuti, bisogna dargliene atto. Ma noi riusciremo ad avere la meglio, ne sono convinta!”.