Il ponte

Il ponte innevato

Anno 2065 – la terra era immersa in una nuova era glaciale.

Nick avanzava tra la neve che gli arrivava fino alle ginocchia. Il vento gelido non gli permetteva di sentire bene ma sapeva che si stava avvicinando. Si abbassò di più il cappello di lana sulla testa e udì una voce.

“Nick! Ancora dieci metri e potrai camminare più velocemente!”.

Udì quasi tutte le parole urlate da Maya: “Che cosa?”.

“Ci sei quasi!”.

Nick avanzò di un paio di passi, poi urtò contro un gradino che quasi lo fece cadere. A destra intravide una struttura in ferro, un telaio di un ponte lungo un centinaio di metri. Alzò la testa e non vide la fine dell’armatura che ne rimaneva. Una sorta di tetto proteggeva il ponte dalle intemperie, almeno una parte di essa. Salì il gradino aggrappandosi al corrimano e avanzò.

“Segui le mie impronte!” gli suggerì la donna.

Nick fece lo stesso sentiero di Maya cercando di non guardare in basso. La bufera, adesso, sembrava essersi placata. Era giunto oltre la metà, quando una parte del camminamento si staccò cadendo giù. Nick si aggrappò al corrimano urlando e imprecando: soffriva di vertigini. I suoi piedi scalciavano nel vuoto.

Maya corse verso di lui e una decina di metri li separavano. “Resisti! Ti tirerò una corda!” gli gridò.

Nick iniziava a non sentire più le mani, i guanti cominciavano a perdere la presa e si girò verso Maya come a darle l’ultimo saluto.

Lei capì quello che stava per fare: “No! Non ti lasciare andare amore!”.

“Non ce la faccio. E tu non riuscirai a tirarmi su!”.

Maya cercò di non piangere, di trattenere le lacrime, poi decise di dirgli tutto: “Non puoi abbandonare me e tuo figlio!”.

Un figlio?” chiese per conferma. Nick richiamò a sé tutte le forze che gli rimanevano, alzò l’altra mano e la strinse in cima al corrimano mentre con gli scarponi trovò un punto d’appoggio. Arrivò in cima stremato, nuvole di vapore gli uscivano dalla bocca.

Maya lo aiutò ad alzarsi afferrandogli il braccio: “Fra pochi mesi saremo in tre!” gli disse baciandolo sulla bocca.

Si abbracciarono senza dirsi nulla, poi un rumore sospetto li pietrificò.

Una parte di asfalto si sgretolò a causa del peso e Nick vide Maya precipitare nel buco, le braccia in alto come a cercare un appiglio.

Nick rimase immobile per la sorpresa, davanti ai suoi occhi apparve la scritta Game Over e si tolse dalla testa il congegno che aveva acquistato da poco: L’Oculus Rift. Il nuovo game a tre dimensioni lo aveva lasciato senza parole.

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