“In magazzino”

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George Katy aveva spinto avanti Barbara con il calcio del fucile. Ne era nata una colluttazione tra Alan, Stephen e il soldato.

“Soldato!” urlò il caporale John Turow, “Sei autorizzato a sparare se questi civili non eseguiranno gli ordini!”, infine, anche il caporale aveva armato l’arma, colpo in canna e fucile puntato su Alan Donnick.

La porta della centrale comunicazione si era chiusa con impeto ed era intervenuto il sergente per sedare quella scaramuccia.

“Abbassate le armi!” gridò al caporale, “questo è un ordine diretto! Vale per tutti e due!”. Gli occhi erano fissi sul graduato inferiore, il soldato semplice aveva già eseguito l’ordine senza recriminare.

“Ho detto di abbassare il fucile, Caporale! Queste persone non stavano tentando di carpire alcun segreto. Si sono trovate in un posto sbagliato, nel momento sbagliato. Esegua l’ordine!”.

Il caporale abbassò l’arma, ma mandò verso Alan uno sguardo carico di ostilità.

Barbara si era alzata aiutata da Stephen, con aria un po’ scossa. L’attenzione di tutti era rivolta verso i tre uomini in mimetica.

Raggiunsero la Sala Mensa, che si trovava in fondo al corridoio. Era un vasto ambiente composto da pareti con lunghe vetrate che davano sull’altra struttura. Fra i due edifici c’erano una decina di metri di distanza. Due jeep militari sfrecciarono davanti alle finestre. I mezzi erano entrambi armati di mitra montato sul tettino.

“Il menù del giorno prevede polpette della nonna e purea di patate, scusate se non siamo forniti di tante scelte, ma temo vi dovrete accontentare.” Il cuoco, anch’egli in divisa, cominciò a riempire i piatti e a distribuirli.

Ogni membro dei due gruppi si scelse un posto. I tavoli erano disposti lungo le pareti, numerose sedie giacevano capovolte sulla loro superficie.

“Non credo di andargli molto a genio.” disse Alan tra un boccone e l’altro, riferendosi al caporale. Il sergente parlottava con Charles Berry e i membri dell’altro gruppo, mentre il caporale e il soldato semplice erano piazzati davanti alla porta della mensa. Non parlavano affatto, nemmeno tra loro, almeno quando erano in presenza dei civili. Il sergente, invece, sembrava fatto di un’altra pasta: appariva molto più socievole.

Tratto da “In magazzino” uno dei racconti horror inseriti nel libro “Any man – Uomini semplici in storie fantastiche”.

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