“Un nuovo corpo”

Angelo e Diavolo

Saryo, dopo essere uscito dalle caverne infernali, aveva vagabondato fino in Italia (sotto forma di spirito!). Aveva deciso di ficcarsi dentro un’anfora antica, un reperto archeologico, finché il caso, oppure il destino, decidesse per lui.

La nave approdò a New York e, il prezioso carico, venne calato sul molo del porto: le casse furono caricate su dei furgoni e Saryo attese, attese, attese. Pensava al suo cane, lasciato nelle caverne con ByC, Erinny, Carroll, Morfeo, Queen, mentre la SignoraNessuno pensava a una fottuta  sfida da fare con i sette Angeli.

Quando Saryo aveva preso la decisione di andarsene, ricordò i pianti dei compagni, ma anche che avevano tirato fuori delle bottiglie di champagne, dei bicchieri per l’occasione, e… no! Non erano pianti quelli, ma festeggiamenti e lacrime di gioia! Chissà che scempio dopo la sua partenza: chi si sarà accaparrato la sua caverna? Ci sarebbe stata una lotta all’ultimo sangue per quei luridi metri quadrati di roccia e polvere (per la gioia di ByC e qualcun altro!).

L’anfora venne aperta e Saryo si sentì risucchiato. Aprì gli occhi e, con stupore, capì di essere finito dentro a un corpo umano. C’erano degli uomini intorno a lui, tutti vestiti di nero, con cappelli neri, scarpe nere. Cazzo, pensò, a questa gente piace il nero!

Saryo aprì la bocca per dire qualcosa, ma la prima parola che gli uscì fu: “Minchia!”, poi disse “Dove minchia mi trovo!”. [N.d.S. Nota di Saryo: da adesso, quando leggerete i dialoghi, siete pregati di dare inflessione sicula, per chi ne è capace, così da rendere più verosimile il tutto! Grazie per la collaborazione.].

“Minchia Capo, ti trovi nel tuo covo! E noi i tuoi picciotti siamo!” il tizio sorrise, ma nell’arcata superiore gli mancavano tre denti. L’uomo si accorse del disgusto che provava Saryo e indicò lo spazio fra i denti: “Sono stati quei fetusi di sbirri! Con il calcio della pistola me lo fecero!”.

“Adesso ricordo!” disse il capo, cercando di fingere. Gli venne un sospetto: tutti gli uom…ehm i picciotti, erano più alti di lui. “Portatemi subito uno specchio!”, li guardò mentre loro lo fissavano, interdetti: “In che minchia di lingua devo dirvelo? Voglio un fottuto specchio!”.

Un picciotto dal tono calmo gli disse: “Capo, se urli ancora ti sale la pressione e che minchia ci diciamo a u dottore?”.

“E’ vero!” disse un altro, “L’ultima visita la fece ieri e ti ha proibito di urlare. Poi, gli specchi, ce li hai fatti portare via perché non sopporti la tua immagine. Madre natura non è stata magnanima col nostro capo!”.

In quale minchia di corpo sono finito, pensò Saryo. Ecco, adesso penso anche in questa strana lingua!

“Comunque sei il più ricco e rispettato di tutte le nostre famiglie. I tuoi affari vanno a gonfie vele e fra due ore ti vedrai con il commissario di zona! Minchia capo, non ti ricordi più un cazzo!?!”.

Saryo fece due passi avanti, esaminò l’ambiente. Si trovava all’interno di un garage che conteneva centinaia di casse di legno. Arrivava con il mento al piano del tavolo, ne dedusse che doveva raggiungere il metro e trenta centimetri. Piccolo e tracagnotto si sentiva, ma di una cattiveria diabolica. Un concentrato di cattiveria!

“Da oggi mi chiamerete Don Saryo!” disse sfidando gli sguardi di tutti i picciotti presenti. “E come si chiama il commissario che dovrò incontrare?”.

Un picciotto si fece avanti, si mise sull’attenti e urlò: “Si fa chiamare Prince, Signore!”. Rimase fermo come una statua di marmo, petto in fuori, pancia in dentro.

Don Saryo mise le piccole mani dietro la schiena ed esaminò il picciotto che aveva di fronte: “E che minchia gli è successo a questo qui! Perché urla in questo modo?”.

“Perdonalo, Don Saryo, ma ieri ha visto Full Metal Jacket e…”.

“Riposo, soldato!”. Il picciotto si mise sul riposo formale. “Rompete le righe!” disse il capo e il sold…ehm il picciotto uscì dal garage.

   Sono circondato da minchioni, pensò osservando gli altri uomini schierati nel garage.

Il commissario si faceva chiamare Prince! Quel nome non gli era nuovo, e se fosse stata quella la prova che dovevano fare gli Angeli e i Diavoli? Il Bene contro il Male in una città come New York.

Annunci

2 thoughts on ““Un nuovo corpo”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...