“Sogno globale” (Prima parte)

tsunami

   L’alba di un nuovo giorno arriverà e, quando accadrà, l’uomo risorgerà dalle sue ceneri. Aprirà gli occhi e piangerà compatendosi. Quando avrà versato anche l’ultima lacrima, egli si guarderà intorno, calpestando rovine e città distrutte. Laghi prosciugati, coste devastate e carne in decomposizione.

   All’alba di un nuovo giorno, il sole tornerà a sorgere mostrando a tutti quello che è accaduto. La terra avrà preso nuovi confini, gli oceani circonderanno nuovi continenti. L’uomo sarà il primo testimone dell’orrore che ha scosso tutto e tutti.

   La società, per come un tempo la conoscevamo, cesserà di esistere. Collasserà con chi ha tentato di stillarla nelle generazioni. Una società che ha insegnato poco o nulla i valori su cui credere. E’ andata verso l’orlo di un abisso profondo, cadendo negli oscuri recessi. Ma gli errori insegneranno alla generazione sopravvissuta. Gli uomini, come hanno sempre fatto, si tireranno su le maniche e ricominceranno a vivere rispettando la natura: questa volta sul serio, perché solo la natura circonderà il genere umano.

* * *

Teresa afferrò il cellulare e digitò il numero della redazione radiofonica.

“Pronto?”

“Ciao, sei in onda. Sei anche la prima ascoltatrice a chiamare. Qual è il tuo nome?”

“Teresa, ma…”

“Scusa se t’interrompo! Come mai hai chiamato? Curiosità, oppure c’è dell’altro?”

Teresa si ammutolì, per puro caso aveva fatto un giro fra le frequenze radio quella sera e, quando aveva sentito il titolo del brano in lettura, era rimasta incuriosita. Sembrava tanto un sermone stile romanzi di fantascienza, di quelli catastrofici che a lei neanche piacevano.

“Ma come vi permettete di leggere delle simili assurdità?”

“Cosa c’è, queste parole ti provocano paura?”

“Non è questo il fatto, è solo che molta gente potrebbe spaventarsi!”

“E allora che cambino stazione! Viviamo in una democrazia, fino a prova contraria. E siamo un’emittente nuova. Mi permetti un’ultima domanda?”

Teresa attese qualche secondo, la rabbia le stava scivolando via: “Va bene, ma che sia l’ultima!”

“Va bene Teresa. In questi giorni tu, o qualche tuo conoscente, avete fatto un sogno su un terremoto, uno tsunami e su una catastrofe nucleare?”

Nessuna risposta.

“Teresa, sei ancora lì?”. La linea venne interrotta, il programma proseguì.

* * *

   Decine di persone hanno fatto un sogno, giorni fa. Un utente di un blog, che fa parte di questo gruppo, ha scritto l’incubo e lo ha pubblicato. Alcune testate giornalistiche lo stanno riportando in queste ore e, l’eccezionalità dell’evento, si sparge tra gli internauti come una macchia d’olio.

   La domanda è questa, cari ascoltatori: perché tutte queste persone hanno fatto lo stesso sogno? Alcuni esperti l’hanno già definito Sogno Collettivo, oppure Sogno Globale. Ma la domanda resta senza risposta, al momento. Perché?

* * *

Teresa spense la radio ma rimase a fissarla per parecchi secondi. Le veniva da vomitare. Si chiese perché avesse chiamato quel numero e per quale motivo avesse ascoltato quella dannata trasmissione.

“Ho bisogno di bere!” disse a sé stessa, al suo riflesso sul vetro della finestra del soggiorno. Roma, anche se di notte, viveva le serate primaverili di marzo.

Quando lo speaker parlava del Sogno Globale, lei ebbe un colpo al cuore e una strana sensazione, un cattivo presagio. Anche lei faceva parte di quel ristretto gruppo di sognatori, ma ancora non aveva commentato quel post sul blog.

Si versò un bicchiere di vino rosso e si mise seduta sulla poltrona e meditò a lungo.

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