“Team Omega” (Nona parte)

apache - squadra

Trevor Johnson controllò lo zaino tattico e prese un nuovo congegno tecnologico: un Visore Interattivo. Poteva sembrare un normale elmetto. Lo indossò e abbassò una visiera gialla. Il Visore si attivò, collegandosi a due satelliti sempre on-line. Dopo alcuni secondi, davanti ai suoi occhi, apparve una mappa dei quartieri di Roma. Alcuni puntini rossi sembravano fermi, immobili, inoltre poteva vedere le coordinate di spostamento per raggiungere il Punto Alpha –Bravo.

“Ah, la tecnologia” disse il sergente, “non è stupenda?”. Julie alzò la testa e lo guardò abbaiando un paio di volte.

“Forse hanno paura che ci perdiamo per le strade di Roma.” e sorrise.

Julie 4

Il Team Omega si preparò a scendere dalla zona sicura, Julie venne imbragata e calata con una corda. Il Team Alpha controllò l’area da cui sarebbero usciti: sotto il colonnato di San Pietro, dove ancora giacevano i metal detector con due dita di polvere sopra. I palazzi nelle vicinanze erano parzialmente anneriti, le finestre distrutte. C’erano segni di esplosioni e incendi avvenuti nei due mesi di completo abbandono. Diverse auto erano state lasciate in mezzo alle strade.

Trevor e Julie uscirono dalla piazza, spostandosi velocemente. Si fermavano ad ogni riparo occasionale, evitando di fare rumore. Il Visore Interattivo gli mostrava quali strade evitare: quelle con troppi puntini rossi. Gli infetti sembravano statue di sale, probabilmente aspettavano un rumore, un suono, oppure un odore che gli risvegliasse interesse e fame.

Raggiunsero il Punto Alpha – Bravo dopo appena dieci minuti, evitando di attirare su di sé sgradevoli attenzioni. Si fermarono all’incrocio con Piazza Risorgimento, l’edicola era distrutta e, al centro della piazza, era visibile la carcassa dell’elicottero. Erano passati appena due mesi dal giorno dell’incidente e Roma sembrava perduta per sempre.

I Team Bravo e Delta giunsero in piazza: entrambe le squadre erano all’interno di un blindato Lince. Erano otto uomini – quattro per squadra – e dovevano collaborare con il Team Omega. Erano appena passate le 13:02.

Lince 2

Il blindato spostò due auto messe di traverso, mentre dal cielo rumori di elicotteri si sentivano sempre più vicini. Due AH64 Apache sorvolarono Piazza Risorgimento, alzando polvere e cartacce disperse sulle strade.

Julie era a terra vicino a una fiancata di un’auto, lo sportello lato guida aperto. Dentro, sul sedile opposto, c’era un infetto che non poteva muoversi a causa della cintura di sicurezza ancora allacciata. La puzza di bruciato e carne andata a male era ovunque.

Il sergente era in ginocchio a fianco del cane, pensava fosse un riparo sicuro prima che l’infetto si accorgesse di loro. Quella cosa lì dentro cominciò ad agitarsi, a ringhiare e muovere le braccia in avanti. Trevor afferrò il coltello dal fodero ed entrò nell’abitacolo. La lama penetrò nella tempia sinistra del mostro, il sangue non uscì quasi per niente, come fosse coagulato quasi del tutto. Il rumore che emetteva cessò quasi subito.

Team Omega in posizione e in attesa!” disse Trevor per radio.

Vi vediamo. Convergete su Edificio Obiettivo e trovatevi un riparo sicuro.

“Ricevuto, chiudo!”

Il blindato riprese a muoversi ma fu circondato da una decina di infetti: uomini, donne e un paio di bambini. Trevor vide la torretta superiore muoversi, ruotare sugli assalitori e sparare fiamme fino a tre metri di distanza. Gli infetti presero fuoco, si dimenarono cercando di entrare all’interno del mezzo, poi caddero a terra mentre le fiamme continuavano a bruciare vestiti e carne.

Trevor osservò attraverso il Visore Interattivo: non c’erano minacce nelle vicinanze. “Forza Julie, è il momento di muoversi!” disse spostandosi verso il muro più vicino. Il cane gli camminava al fianco.

Il blindato passò sopra alcuni cadaveri, dirigendosi all’incrocio tra la piazza e via Porcari. A destra c’era un grande edificio, una volta era stata una scuola, all’incrocio successivo c’era il palazzo che interessava alle tre squadre.

Trevor vide otto puntini blu sulla visiera, proprio all’interno dell’edificio che dovevano neutralizzare. Non si trattava di infetti, ma di persone vive e che respiravano ancora. Si fermarono davanti all’Edificio Obiettivo e non c’era alcun riparo nei pressi.

Il palazzo era uno dei più bassi, forse tre piani contando il seminterrato, e aveva finestre ad ogni lato. Il sergente si affacciò da una finestra e vide un piano soppalcato, qualcuno si era mosso: i vetri opachi non gli permettevano di vedere bene, ma il Visore Interattivo non mentiva.

Alle spalle del sergente giunse il blindato, i due Apache volavano sopra Piazza Risorgimento tenendo sotto controllo il loro bersaglio.

Il portellone posteriore del Lince si aprì e scesero velocemente entrambi i Team Bravo e Delta: un solo uomo sarebbe rimasto all’interno e controllava la torretta superiore.

Trevor e Julie si misero di lato alla porta, mentre un uomo della Delta portava con sé un ariete e dell’esplosivo.

“Sfondiamo e entriamo! Qualsiasi cosa che si muova va abbattuta, ripuliamo tutto l’edificio e torniamo al Punto di Evacuazione. Domande?” disse un uomo del Team Bravo.

“Ricevuto!” disse il sergente Trevor, “Però il cane entra per primo!”

Fu sufficiente l’ariete per abbattere i cardini della porta e, due secondi dopo, Julie varcò la soglia correndo all’interno. Una densa nube di polvere faceva vedere poco, alcuni spari accolsero le tre squadre che fecero ingresso. Il sergente imbracciava il suo FNF2000, montava una piccola torcia allo iodio per illuminare gli ambienti in penombra o al buio. Ogni Team prese una direzione diversa.

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