“Team Omega” (Terza parte)

Team Omega3

Due ore prima.

In un hangar fatiscente si svolgeva un importante briefing. L’edificio sembrava quasi abbandonato, per quanto fosse sporco e gli mancassero gli infissi alle finestre montate quasi vicino al tetto.

Il colonnello John Stewart – a capo del R.R.S. – afferrò un microfono e una tromba acustica. Il congegno emise un suono acuto, fastidioso, e il microfono l’amplificò per tutto l’ambiente. La gente, quasi una cinquantina di persone, si ammutolì.

“E’ quasi più facile attirare l’attenzione di un’orda di infetti, che un branco di signorine come voi!” disse.

Molti risero. L’uomo in mimetica militare attese qualche attimo, poi si presentò: “Sono il colonnello Stewart e rappresento il Reparto Ricerca e Soccorso”. Fece segno a Trevor e Julie di farsi avanti, poi salirono su una pedana messa in fondo all’hangar e la gente li vide.

“Siamo stati chiamati per aiutare la popolazione di Roma, almeno quelli che ancora siano in grado di respirare e parlare”.

“Perché non usare l’esercito, che è già posizionato intorno alla città?”.

Il colonnello guardò in mezzo alla gente: “Si identifichi!”.

“Si signore! Tenente Alfredo Conti, Team Alpha”.

L’ufficiale in comando sorrise guardando chi aveva di fronte: “Si riferisce all’unità appena messa in piedi?”. Il tenente si rimise seduto.

“Vede, Tenente, lei non è al corrente di quello che succede in città. Del resto pochi di voi lo sanno. Roma è sottoposta a quarantena: nessuno entra, nessuno esce!” disse appoggiando le mani su un tavolo piazzato sopra la pedana. “Gli infetti sono milioni e noi riusciamo a malapena a impedirne la fuga.”

Un proiettore venne acceso e alcune foto vennero mostrate sulla parete dietro al colonnello. Immagini fotografate dall’alto di Via della Conciliazione, poi San Pietro e l’estesa piazza.

“Abbiamo motivo di credere che ci siano centinaia di persone abbandonate a loro stesse. Il nostro compito sarà quello di trovarle, controllare che siano sane e portarle in salvo”. Il proiettore si spense e lui continuò: “Ogni persona che riusciremo a salvare, sarà un bersaglio in meno da abbattere. Se Roma dovesse cadere, l’intera Europa verrà dilaniata dall’infezione!”.

Il tenente alzò la mano, poi si mise sugli attenti: “Cosa mi sa dire riguardo a chi ha propagato questo flagello?”.

“Il maggiore sarà felice di risponderle in privato. Adesso preparate armi e attrezzature, un elicottero vi sta aspettando.”

Tutte le persone all’interno dell’hangar si alzarono in piedi, mettendosi sugli attenti.

“Team Alpha!” disse il colonnello osservandoli per un attimo, poi guardò verso il sergente e il suo cane: “Team Omega”, Julie drizzò le orecchie come se l’avessero chiamata per nome, “Siete la nostra ultima risorsa. Che Dio vi protegga!”.

Adesso.

Julie scese verso l’obelisco, mentre il tenente Conti azionava il freno per non farle prendere troppa velocità. Trevor fissò il treppiedi sotto il suo M107A1 e lo piazzò a terra. Fece un movimento fluido, veloce, guardò attraverso il mirino telescopico.

“Quando vi dirò di tagliare il cavo, voi fatelo!” disse agli altri.

Una raffica di colpi singoli abbatté cinque infetti, quelli più vicini a Julie prima che giungesse all’obelisco.

“Ma se tagliamo quel cavo, perderai il tuo cane. Lo faranno a pezzi!” disse incredulo il tenente.

Altri colpi di fucile si dispersero per la piazza, gli infetti cadevano a terra. Fluidi, sangue e pezzi di cervello si sparsero per la piazza. Trevor non staccava l’occhio dal mirino, tratteneva il respiro finché un altro proiettile non usciva dalla canna. Un’altra sequenza di tre colpi e cambiò il caricatore.

“Tagliate! Ora!”.

Giulia Delzi recise il cavo e Julie si defilò lungo la piazza, evitando i mostri più vicini. Lei correva e abbaiava, attirando dietro di sé altre creature che infestavano Piazza San Pietro.

I membri del Team Alpha osservavano ammutoliti, mentre Trevor proseguiva il capillare lavoro di pulizia.

“Così la circonderanno!” affermò Philip in tono apprensivo.

Trevor aprì una tasca del suo giubbotto in Kevlar e tirò fuori un fischietto, che si portò alla bocca. Emise un fischio lungo e vide Julie afferrare con la bocca una carica di C4. La lasciò cadere a terra allontanandosi. L’auto innesco si azionò e, dopo dieci secondi, la carica esplose dilaniando una decina di infetti.

“Che razza di strategia!” affermò il capo Team Alpha.

Trevor svuotò l’ennesimo caricatore e contemplò il lavoro terminato. Julie corse verso l’obelisco, saltando i cadaveri che tappezzavano quel luogo. Si mise seduta, la lingua le penzolava da una parte, e attese di essere raggiunta.

Il tenente comunicò via radio l’esito della prima parte dell’operazione. La pulizia era terminata, adesso si passava al contenimento.

Julie 4

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