“Team Omega” (Prima parte)

Truppe Speciali Cinofile

Roma – domenica 7 dicembre 2014 – Ore 16 circa.

 

     Mi trovo ai margini di Piazza San Pietro, all’altezza di Via della Conciliazione, e l’afflusso di pellegrini è costante. Fa freddo a Roma, è molto nuvoloso anche se per oggi non sono previste precipitazioni. Il Pontefice sta per affacciarsi alla finestra, la folla aspetta da molte ore e sembra ci sia del movimento! Forse sarà questione di minuti.

     Vedo un elicottero che sorvola la piazza. Tra mille voci intorno a me e quell’elicottero, spero possiate sentirmi bene.

     No, non mi sembra della polizia, piuttosto un elicottero privato. Forse sono colleghi che fanno riprese dall’alto.

Il collegamento tra il giornalista e la regia cadde. Una voce disse: Ci scusiamo per l’interruzione a causa di problemi tecnici, stiamo provvedendo a richiamare il nostro corrispondente. Sarà questione di minuti.

Per radio mandarono degli spot pubblicitari.

I media, riguardo quel giorno, scrissero che si era trattato di un incidente: un elicottero si era schiantato su Piazza Risorgimento, riuscendo ad evitare una strage di centinaia di pellegrini in Piazza San Pietro. Le due piazze distano un paio di centinaia di metri e, le vittime, furono solo nove e decine di feriti soccorsi da ambulanze che stavano già in zona.

Quel pomeriggio, chi era a Roma, non se lo sarebbe più scordato.

Il boato si disperse, le fiamme dilagarono ed un fumo denso salì nel cielo. Decine di persone filmarono l’attimo in cui tutto avvenne. Lo schianto e l’edicola che venne semi distrutta dal rotore di coda. Il corpo centrale si era inclinato e spaccato in due tronconi. Alcuni sopravvissero e furono tratti in salvo.

I feriti erano in stato di shock, qualcuno era riuscito a filmare le loro ultime parole mentre venivano adagiati sulle barelle.

“Ci hanno morsi!” gridava uno di questi. C’erano ferite su gran parte dei corpi. Tagli profondi, ustioni e lacerazioni che potevano essere compatibili a dei morsi. Ma tutti i soccorritori non gli avevano creduto.

Polizia e carabinieri avevano allestito un perimetro intorno alla piazza. I curiosi vennero allontanati, in attesa del reparto scientifico che avrebbe dovuto investigare sulla causa dell’incidente.

A Roma, in zona Prati, si cercava di tornare alla normalità nel più breve tempo possibile.

Un uomo passeggiava lì in quei momenti di paura e panico. Appena aveva visto l’elicottero iniziare a girare su sé stesso, era corso sul marciapiede opposto. Non era solo, con lui c’era Julie (un pastore tedesco femmina di due anni) e fu lei a comunicargli che c’era qualcosa di sbagliato in quell’incidente: iniziò a guaire, a cercare di trascinarlo oltre la piazza in cerca di un riparo sicuro.

Trevor Johnson era un americano trasferito a Roma da un paio di giorni. Aveva il grado di sergente e faceva parte dell’esercito, tuttavia non era un soldato qualunque. Il gruppo a cui faceva riferimento si chiamava R.R.S. – Reparto Ricerca e Soccorso. Era un’ala dell’esercito che pochi conoscevano e lo stesso sottufficiale a poche persone doveva rendere conto. E, se il Comando aveva scelto lui, voleva dire che c’era qualcosa che non andava a Roma.

Decine di minuti dopo lo schianto, Trevor aveva ricevuto un messaggio sul telefono: Si presenti fra un paio d’ore in piazza, quella dove è avvenuto lo schianto dell’elicottero. Non venga solo, porti con sé anche Julie.

Trevor fece come gli era stato chiesto, così si presentò davanti ad un paio di poliziotti e gli mostrò un tesserino e il passaporto. Varcò le transenne con Julie che annusava l’aria, passando poi ad alcune chiazze scure sui sampietrini della piazza.

Due mesi dopo.

Elicottero da trasposrto

Julie 2

Roma era deserta, silenziosa. Un elicottero militare da trasporto, un CH47C Chinhook, sorvolava il centro della città facendo più passaggi su una zona precisa: Piazza San Pietro.

“Signore, ci stiamo posizionando per il lancio!” disse uno dei piloti. Trevor Johnson alzò il pollice in alto, poi accarezzò Julie che sedeva al suo fianco. Dovevano solo aspettare che si fosse accesa la luce verde, e lui, Julie e un altro gruppo di quattro uomini si sarebbero lanciati. A bordo c’erano attrezzature e armi della massima importanza per l’esito della missione.

Luce verde.

Trevor Johnson si alzò in piedi, gli legarono al torace Julie che non sembrava affatto impaurita, poi si diresse verso il portellone già aperto. La squadra Alpha era dietro di lui, preparata e pronta per la discesa.

L’elicottero si mise in volo di stazionamento, poi il vento s’introdusse all’interno della carlinga.

“Signori, buona fortuna!” disse una voce agli auricolari.

L’Operazione Piazza Pulita aveva inizio in quel momento.

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