“Non ha nulla da perdere”

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Ti uccideranno, sai che possono farlo appena abbassi la guardia! Devi agire adesso, oggi stesso. Riccardo Corsi si dimenò sul letto, poi aprì gli occhi all’improvviso e cercò di regolare il respiro. Lo stato d’ansia non l’aveva mai sopraffatto, tanto meno l’avrebbe fatto quella mattina.

Si alzò dal letto e cercò di reprimere la rabbia e la confusione che gli vorticavano dentro. Quella voce che aveva sentito…

Sua moglie, Amanda, non c’era più da un mese. L’aveva persa per sempre, così come l’avevano congedato dalla sua unità in cui aveva prestato servizio per quindici lunghi anni.

Riccardo Corsi si specchiò, fece un lungo respiro e prese la decisione in un paio di secondi, quelli più lunghi della sua vita.

Si vestì con estrema calma, mentre con fredda lucidità esaminava ogni scelta che aveva: sarebbe scomparso dalla faccia della terra in poche ore.

Prese il cellulare e sfilò la batteria gettandola nel cestino. Dal comodino afferrò la Glock inserendola nella fondina. Prese un paio di caricatori di riserva e li nascose nelle tasche interne della giacca. Prima di abbandonare l’appartamento, si fermò per una decina di secondi nel corridoio all’ingresso e osservò l’abitazione per l’ultima volta.

Inserì l’allarme digitando un codice a quattro cifre e uscì sulle scale. Scese a piano terra senza usare l’ascensore. Un boato assordante fece implodere le vetrate dell’intero edificio mentre, all’esterno, calcinacci ed intonaco cadevano sull’asfalto.

Attese pochi minuti finché vide scendere decine di persone in preda al panico. Riccardo si mise nel sottoscala, quasi immerso nella penombra, mentre attendeva i suoi stupidi angeli custodi. Sapeva di essere pedinato da tempo e che il suo appartamento era controllato a distanza. E i due idioti furono gli unici ad entrare nell’atrio e tentare di raggiungere casa sua. Indossavano pantaloni e giacche scure, alle orecchie avevano auricolari quasi invisibili.

Li intravide fare i primi gradini e lui corse fino al corrimano.

“Cercate qualcuno?” gli chiese prima che avessero raggiunto il primo pianerottolo, la pistola stretta in pugno. Non gli diede tempo di rispondere perché sparò due colpi in rapida successione. I due corpi caddero lungo la scalinata.

Riccardo scese in garage e fuggì sulla sua Fiat Punto, pochi minuti prima che sopraggiungessero i soccorsi.

I notiziari della mattina aprirono con la notizia dell’esplosione, ma senza aggiungere dettagli sull’accaduto. Nessuno sentì nulla sul duplice omicidio avvenuto nello stesso edificio, e su questo Riccardo poteva esserne certo: il tempo era dalla sua parte.

Raggiunse i parcheggi sotterranei in venti minuti. Il pass della sua auto non l’aveva consegnato, né glielo avevano ancora richiesto. Così attese la Mercedes di Giorgio.

Lo vide sopraggiungere dallo specchietto retrovisore, poi fissò la sua stessa immagine, i suoi occhi scuri, la barba trascurata da giorni. Strinse le labbra e aprì la portiera.

Riccardo fu travolto da un pugno in pieno volto, che lo fece sbattere contro il poggiatesta del sedile del passeggero.

“Non ti facevo così idiota.” gli disse l’ex capo. Fece per colpirlo di nuovo, ma Riccardo alzò il ginocchio per difendersi: il colpo fu potente, ma l’uomo forse si fratturò qualche osso della mano. Riccardo reagì subito afferrando la testa di Giorgio e sbattendola con violenza sotto al tettino della sua auto. L’avversario cadde di schiena emettendo un flebile lamento.

“Non ti facevo così idiota.” Gli disse Riccardo uscendo dall’auto. Si avvicinò al corpo dell’uomo e, con un tacco, gli schiacciò la mano fratturata provocandogli più dolore.

“Lo so che sei stato tu ad uccidere mia moglie, avvelenandola e facendole passare le pene dell’inferno. Maledetto schifoso!”, s’inginocchiò afferrandolo per i capelli. Lo guardò con disprezzo e afferrò la Glock dalla fondina ma non gli sparò un colpo in testa, prima lo colpì con il calcio della pistola. Vide alcuni denti volare sul pavimento del garage, fiotti di sangue uscirgli dalla bocca. Solo dopo si alzò in piedi e mirò alla testa dell’uomo. Premette il grilletto, del fumo uscì dalla canna rovente.

“E ora puoi andare all’inferno!” gli disse rimontando in macchina.

Aprì il cruscotto e prese il nuovo passaporto, se lo girò fra le mani, poi se lo mise nella tasca interna della giacca e accese il motore.

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