“Non è un giorno come gli altri” 1° Parte

Mangusta

 

Città di Dale – 04 Marzo 2009 – 13:41 Stati Uniti d’America.

Henry Port entrò nel bagno di servizio, quello allocato vicino alla rampa di scale per accedere al faro. Si sentiva eccitato, nervoso, per quello che avrebbe voluto condividere con i due ospiti. Dopo due anni di intensi studi stava per iniziare la fase del collaudo. Aveva persino trovato due testimoni inconsapevoli.

La luce montata sul soffitto illuminava l’intero ambiente, due lampadine di fianco alla specchiera gli mostrarono il suo volto allo specchio.

Fece scorrere l’acqua sul dorso delle mani e fissò gli occhi della sua immagine: Quanto sono invecchiato, pensò. Se tutto questo che ho fatto mi desse una sola possibilità di trovarti, non avrei sprecato due lunghi anni di ricerche, nemmeno per quello che è emerso per il futuro!

Il suo sguardo si fece cupo, Ariel, ovunque tu sia, ti ritroverò!

Lo scienziato aprì la porta, non prima di aver cercato di riacquistare l’espressione che aveva avuto davanti a Markus ed Eveleen: gioviale e fiduciosa.

Trovò i due ospiti e Polar Star ad attenderlo dove li aveva lasciati, ma sempre più curiosi per le ultime rivelazioni.

Non perdiamo altro tempo in chiacchiere” disse Henry, “da questa parte.” e fece strada.

Polar Star li seguiva scodinzolando, mentre Eveleen e Markus si scambiarono un’occhiata interrogativa. “Ha quasi i modi di un maggiordomo” bisbigliò la ragazza.

Si fermarono vicino alla rampa di scale: a sinistra, sotto un vecchio tappeto dai motivi floreali, Henry mostrò loro una botola di legno. “A te l’onore.” disse a Markus. Un occhiello di ferro gli permise di aprire la botola.

Il guardiano del faro fece strada scendendo alcune scale verticali, una decina di gradini, finché si ritrovarono in un tunnel dalle pareti bianche e sdrucciolose. Accese un interruttore e, una serie di semplici lampadine, illuminò il cammino. Polar Star fu costretta ad attenderli vicino la botola.

Sembra una specie di rifugio atomico.” disse Eveleen, Henry sorrise e s’incamminò verso una porta chiusa. “Benvenuti nella Stanza dei Segreti!” disse, poi aprì la porta quasi con reverenza. Il vecchio non sapeva se stava facendo la cosa giusta: mostrare a due estranei ciò che custodiva, senza prima aver pensato ad un collaudo, gli parve poco prudente. Ma non c’era stato tempo. Il grande giorno era quello.

Alcune luci alogene si accesero e illuminarono la stanza. I due ospiti si affacciarono quasi timidamente, ma nelle loro espressioni nacque un po’ di delusione. Videro una grande lavagna fissata a una parete, formule e formule di fisica; dalla parte opposta un panno bianco celava qualcosa.

Mia nipote è scomparsa!” disse lo scienziato senza tanti preamboli. Markus ed Eveleen rimasero come paralizzati e il quadro generale si faceva sempre più complicato. Osservarono il viso di Henry, ora cupo e preoccupato, mentre pochi minuti prima lo avevano visto contento, gioviale ed entusiasta.

Chi è stato?” chiese Markus.

La polizia di Dale brancola nel buio. Spero solo che non l’abbiano rapita per questo”, Henry tirò via la copertura mostrando uno strano congegno.

La mia Macchina del Tempo!”.

Si avvicinarono al tavolo e lo scienziato spiegò di cosa si trattasse: “Al momento possiamo solo interagire con il futuro e viceversa, forse. E’ in via sperimentale e oggi lo collauderemo.”. Indicò un cilindro alto poco meno di venti centimetri: “E’ fatto di Nanotubi di carbonio, la materia più resistente che c’è al momento. E queste le ho chiamate Camere Stagnanti.”. Ai lati c’erano due contenitori trasparenti.

Inserirò nel cilindro un foglio di carta”, Henry si chinò per mostrare un’altra parte della sua invenzione, proprio sotto il tavolo. Agli occhi dei due inesperti sembrò un motore di media dimensione. “Produce elettromagnetismo. Convoglieremo l’energia nelle due Camere Stagnanti, che tratterà l’oggetto da spedire nel futuro.”.

Dopo? Cosa succederà?” chiese Eveleen osservando l’intero congegno.

Forse niente, o forse riceveremo una risposta.”.

Markus guardò lo scienziato con aria perplessa: “Da chi?”.

Da me!” rispose. Henry si accorse che non tutto forse era chiaro: “Se funziona, nel futuro ci sarò io che riceverò un messaggio e risponderò!”.

In entrambi sembrava essersi dissolta l’aria perplessa, o forse solo incredula. “Hai pensato come chiamarla?” gli chiese Eveleen.

Già, un nome. Processo e Trattamento Oggetti di Transito. PeT.O.T.”.

Lei sorrise: “Non è meglio Progetto Ariel? Come il nome di tua nipote!”.

* * *

Il maggiore Brian Cold stava seduto all’interno dell’elicottero e osservava l’oceano dall’alto. Il pilota gli aveva fatto il gesto di guardare giù: la seconda unità stava raggiungendo l’obiettivo via mare. Gli fece segno di aver visto il gommone.

Tempo stimato all’arrivo?” chiese al pilota.

Meno di trenta minuti”.

Brian si voltò a guardare il resto della sua squadra. Altri quattro uomini sedevano dietro e tentavano di parlare nonostante ci fosse il rumore dei rotori. Non era una missione potenzialmente difficile, ma il maggiore sapeva che gli imprevisti, nel suo lavoro, potevano spuntare in qualsiasi momento. Sintonizzò gli auricolari sull’altra frequenza: “Fra meno di trenta minuti saremo sull’obiettivo, preparate l’equipaggiamento e fatela finita di scherzare!”.

Gli uomini si fecero seri e puntarono il pollice in alto. Iniziarono il controllo delle armi, avvicinarono gli zaini tattici pronti da indossare.

L’isola di Green Dale è in vista!” disse il pilota, l’informazione giunse chiara attraverso gli auricolari di tutto l’equipaggio. Una luce rossa si accese nell’abitacolo, tutti dovevano attendere che diventasse verde.

Il maggiore Brian Cold controllò a che punto fosse l’unità di mare: le due squadre dovevano sbarcare insieme, questi erano gli ordini. Si sporse quel tanto per osservare la scia bianca nell’acqua, poi vide il gommone che procedeva fra le onde, a meno di un miglio dall’isola.

Tempestività, freddezza, nessun fottuto errore!” disse ai suoi uomini. C’era movimento dietro di lui, controllo delle funi di discesa, caricamento della armi e preparazione alla missione. Il maggiore si voltò a osservarli mentre terminavano la routine.

L’elicottero scese di quota volando a pochi metri dal pelo d’acqua, il gommone li seguiva poco dietro dirigendosi nella stessa direzione.

Brian tornò a guardare l’isola, il faro che quasi incombeva alto su di loro e pensò solo al presente, cancellando ogni insicurezza dal suo volto. Indossò il casco e raggiunse i suoi uomini.

Attesero che la luce diventasse verde, calarono le funi e scivolarono sulla piccola battigia dell’isola. Si dispiegarono unendosi alla seconda unità, armi alla mano e attesero gli ordini del maggiore.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...