“Questi mobili, che magia!” 4° Parte

Magazzino Di.A.Ra.

 

Giunsero davanti agli uffici, ma solo scesi dai carrelli si accorsero di una novità, un cambiamento: c’era un allarme attivo. Alcuni lampeggianti arancioni illuminavano parte del soffitto. Udirono una voce da alcuni altoparlanti montati in alto, nei pressi degli angoli dell’edificio. La voce era sempre la stessa: femminile e sensuale.

La Squadra Facchini è stata allertata, tempo di attesa… 10 minuti!”. Era una specie di conto alla rovescia.

Perfetto” disse Alex fissando gli altoparlanti, “niente dura dieci minuti!”.

Charles stava immobile fra il carrello e l’uscita del magazzino: “La vedi?”.

Alex si spostò verso l’interno. “No, ma sento qualcosa!”.

Rimasero immobili cercando di sentire qualsiasi rumore e qualcosa in effetti sentivano: piccoli passi, come se un pezzo di legno cozzasse sul pavimento provocando dei leggeri Toc Toc

Videro la schiena nella zona carrelli, stava percorrendo la prima fila per raggiungerli. Charles si chiese quali intenzioni avesse. Oppure che cosa volesse da loro una schiena di un armadio. E sorrise, anche se non c’era niente di divertente in quello che gli stava capitando. Poi udirono le risate della cassettiera, talmente forti che le sentivano fino alla prima fila. Pensava di essere sul punto di impazzire.

Ho un’idea” disse Alex, spazzando via quei pensieri dalla mente del collega, “l’abbatterò con il carrello, o almeno ci provo.”.

Alex montò sul carrello e lo posizionò con le forche alzate di un metro: aveva la schiena davanti, ad una ventina di metri di distanza. Vide il collega salire sull’altro mezzo e forse erano i posti più sicuri che avessero in quel momento.

Avanzarono paralleli lungo la prima fila, la schiena sembrava fissare entrambi, gli occhi di quel bagliore iridescente.

La Squadra Facchini è in arrivo, tempo stimato… 4 minuti!” li avvisò la voce del computer centrale.

Ancora pochi minuti, vedrai che andrà tutto bene!” urlò Alex.

Mi piace il tuo ottimismo!” gli rispose il collega.

Alex aumentò l’andatura puntando dritto sulla schiena, forse sperava di spaventarla e di farla desistere ma la vide proseguire su di lui. Anzi, si piegò leggermente come a prepararsi all’impatto.

Mancavano cinque metri, poi due, e la schiena si lanciò contro il carrello superando le forche. Cozzò contro la parte anteriore del mezzo e cadde a terra.

Sentirono un rumore di macchina provenire dall’esterno, una sgommata e delle portiere che si chiudevano.

La Squadra Facchini è nelle immediate vicinanze del magazzino, si chiede a tutto il personale di allontanarsi dalla zona di pericolo e di usare le uscite di emergenza, grazie!” annunciò la solita voce.

Charles fermò il carrello ed invertì la marcia: “Cazzo, si sta rialzando, si sta rialzando, torna indietro Alex!”.

Alex tornò indietro di un paio di metri, ma si bloccò contro una barra d’acciaio che faceva parte della prima fila che accoglieva le pedane e la merce: i mobili e le pedane oscillarono per alcuni istanti. Sentirono dei mormorii di disapprovazione, qualche lamento.

La schiena si curvò puntandosi su una pedana poggiata a terra e si rimise in piedi.

Quattro uomini fecero ingresso nel magazzino urlando e sparpagliandosi lungo la prima corsia. “Allontanatevi subito!” gridò uno di loro.

Charles scese dal carrello e fece come gli era stato ordinato, li guardò muoversi coordinati ed erano vestiti con la stessa divisa dei carrellisti, solo che sembravano protetti da caschi, una sorta di imbottitura e muniti di strani congegni.

Uccidetela! Uccidetela!” gridò un altro tizio della squadra.

Charles si trovava dietro i quattro facchini, che sembravano voler circondare la minaccia. Alex per adesso era al sicuro in cima al proprio carrello.

Ma voi non sapete che è pericoloso lavorare sui resi senza il nostro supporto?” chiese uno dei facchini.

Dai, Martin, sono nuovi questi due e poi c’è il solito problema del bug nel programma centrale.” disse un altro della squadra.

E ce lo dite solo adesso che è pericoloso?” urlò Alex verso i nuovi arrivati.

Ma che hanno questi mobili?” chiese Charles.

I facchini avevano circondato la schiena, che adesso saltellava sugli angoli cercando di non farsi sopraffare dagli umani.

Quest’azienda vende dei mobili…particolari.”.

Ce ne siamo accorti!” sbraitò Alex, quasi imbufalito.

Adesso però state zitti e lasciateci lavorare.” li esortò un facchino mentre puntava il congegno alle spalle della schiena. “Martin, attirala verso di te, così la facciamo finita!”.

Il collega si fece seguire mentre l’altro mirava e rilasciava un raggio rosso, che fece a pezzi la schiena non conforme. Le due parti caddero a terra e non si mossero più.

Io penso alla cassettiera, voi date un’occhiata a quelli nuovi, potrebbero essere feriti.”.

In magazzino stava ritornando la calma e l’allarme veniva disinserito. “Allarme resettato come da procedura, i dipendenti sono pregati di tornare ai propri posti entro pochi minuti. La Squadra Facchini, una volta timbrato il badge, può ritornare ai propri alloggi. Grazie per la gentile collaborazione, la direzione!”.

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