“Questi mobili, che magia!” 3° Parte

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Le luci, nella corsia 56, emisero dei ronzii e cominciarono a spegnersi e accendersi ad intermittenza irregolare.

Che dici, diamo un’occhiata lì dentro?” chiese Alex, sistemandosi gli occhiali sul naso.

Charles fu d’accordo e afferrò la cassettiera protetta da un rigido cartone. Si chiese se all’interno potesse esserci un bambino, ma scosse la testa per l’idea stupida che gli era passata in mente. Tirò fuori il taglierino e tagliò lo scotch aprendo i due lembi di cartone. Sembrava tutto normale, immobile, fermo e silenzioso. Forse potevano essersi immaginati quella risatina, ma l’avevano sentita in due.

Controllarono la cassettiera, estraendo i cassetti ma non notarono nulla di sospetto. La rimpacchettarono proteggendola con il cartone e si fecero perplessi, quando Charles vide uno strano movimento con la coda dell’occhio.

Ma che cazzo…” imprecò Charles spostandosi di lato, appena in tempo prima che una schiena di un armadio gli cadesse in testa. La vide scivolare a terra, quasi come fosse una foglia morta caduta da un albero.

Mentre Alex si stava occupando della cassettiera, Charles raccolse la schiena da terra e la scosse come fosse una cosa viva. Passò solo un istante che gli parve di vedere…

Gettò la schiena lontano, urlando e ritraendosi e quasi cadendo sul collega.

Ma che ti prende!” gli urlò Alex quasi stizzito.

Charles farfugliò una frase: “Aveva…” deglutì a fatica, “Mi ha guardato fisso negli occhi!”.

A questo punto Alex si fece serio, come non lo era mai stato. Si alzò in piedi e lasciò perdere la cassettiera: “Chi ti ha guardato?”.

Charles fece due passi indietro, doveva avere un’espressione incredula e sudava freddo.

Alex si voltò nella direzione in cui stava guardando il collega ed ebbe un sussulto: “Oh Cristo!” disse solamente. Non avevano un’allucinazione, almeno non credevano di averla.

Le luci si spensero per alcuni istanti, la penombra invase il corridoio, mentre la schiena da 90 centimetri stava in piedi e, due piccoli occhi al centro di essa, fissavano i due carrellisti.

Ci hanno drogati, non c’è altra spiegazione.” disse a voce bassa Alex senza spostare lo sguardo da quella cosa immobile di fronte a loro.

Come hanno potuto?” chiese Charles.

Adesso che facciamo, aspettiamo?” disse Alex.

In realtà, quella schiena, non era immobile. Usava gli angoli come fossero piccoli piedi e ondeggiava leggermente. I piccoli occhi nella semi oscurità facevano paura, sembravano quelli dei non vedenti, quasi opachi ed iridescenti. La schiena avanzò prima con un angolo, poi con l’altro.

Alex indietreggiò ancora, portandosi al fianco del carrello. Charles diede un calcio alla cassettiera, mandandola contro la schiena che cadde a terra. Sentirono di nuovo quella voce, ma adesso non rideva, emise solo un borbottio.

Ma che sta succedendo qui dentro?”. Alex si frugò le tasche e tirò fuori il cellulare, ma lì dentro non c’era campo.

Charles rimase immobile, la mano destra teneva stretto il fianco del carrello come ad impedirgli di vedere e sentire: forse era in stato di shock, oppure il suo cervello cercava disperatamente una spiegazione logica a tutto quello che gli stava capitando.

Pensò intensamente ma parlò ad alta voce: “Ci siamo immaginati tutto, Alex, quella roba lì non è viva e non si può muovere a suo piacimento!”.

Dici che ci siamo auto suggestionati?”. Alex si tolse gli occhiali e li pulì come meglio poteva, quando li rimise esclamò: “Allora lo dici tu a quella stronza di schiena di rimanere immobile?”.

La schiena si piegò a novanta gradi e quegli occhi si aprirono di nuovo. Era grottesco, perché sembrava si fosse messa seduta, con gli angoli appoggiati alla pedana come a puntarsi per rimettersi in piedi. Qualche attimo dopo si rimise in piedi. La vocina tornò a farsi sentire, sembrava provenire proprio dalla cassettiera ed emise una risata quasi di scherno.

Oh cazzo! Io direi di darcela a gambe!” suggerì Alex. Fece due passi e salì sul carrello, Charles non se lo fece ripetere due volte e montò sull’altro.

Pigiarono sull’acceleratore proseguendo lungo la corsia 56, urlandosi di correre via veloci. Alex fuggiva per primo, seguito subito dopo da Charles, che non smetteva di guardare quella schiena. Ma gli si gelò il sangue quando la vide avanzare nella loro direzione, con passi lenti ma costanti, come se cercasse di imparare a correre.

Ci sta inseguendo!” urlò Charles. La voce aveva un misto di terrore e incredulità che spinse il collega a non rallentare per nessun motivo.

Svoltarono a sinistra proseguendo verso la zona carrelli e percorsero l’intero corridoio largo. Charles, svoltato l’angolo, non vide più la minaccia e tirò un sospiro di sollievo. Ma non erano ancora al sicuro, questo lo sapeva bene e gli serviva tempo per riflettere su cosa avessero fatto dopo. Guardò lo schermo e vide alcune direttive a cui non aveva fatto caso prima.

In caso di anomalie gravi, contattare la Squadra Facchini Operativa! Premere questo tasto solo per necessità.

Charles controllò di non andare a sbattere e toccò lo schermo. Gli tremava un po’ la mano, ma forse questo era normale vista la situazione. Si guardò dietro e vide la schiena che avanzava verso di loro, un passo alla volta, anche se sembrava aver preso sicurezza nei movimenti.

Lesse ancora le direttive.

Tipologia degli elementi da cui tenersi lontani, a meno che non sia stata allertata prima la Squadra Facchini Operativa.

Le schiene non conformi vanno tenute legate e lontane dalle prime file!

Grazie per averci avvisato prima di mandarci nella corsia 56!” disse Charles allo schermo.

Giunsero nella zona di sosta dei carrelli e girarono ancora a sinistra, dirigendosi verso l’ingresso e gli uffici.

Alex, hai letto le altre direttive sul monitor?” urlò Charles per farsi sentire.

Certo, sei stato tu a premere l’allarme?”.

Credo di si. Che facciamo adesso?”.

Alex non rispose subito, forse ci stava pensando: “Fermiamoci davanti agli uffici e vediamo se l’abbiamo seminata!”.

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