“Io, Katy e Lupo” 2° Parte

Una ad una le quattro squadre entrarono all’interno dell’edificio, controllando ogni stanza nel massimo silenzio. Si appostarono alle finestre per difendere il perimetro e renderlo sicuro. Si muovevano coordinati, con schemi studiati migliaia di volte.

Il tempo scorreva inesorabile e, Jonathan Stoud, decise come muoversi per eseguire la fase successiva. Scelse un compagno per iniziare l’attacco al perimetro adiacente all’edificio, ma prima dovevano osservare l’obiettivo e valutare come muoversi.

Bobby Groum e Jonathan Stoud salirono sul tetto, fatto solo di cemento scadente e piatto: solo un basso muretto gli forniva una copertura sicura. Si mossero strisciando a terra, con prudenza, sicuri che anche l’oscurità li avrebbe resi invisibili.

Preparano l’attrezzatura nel massimo silenzio: due balestre, due funi, alcune imbracature e due carrucole. Collegarono due arpioni in acciaio alle balestre.

“Bobby, passami il telemetro!” disse a bassa voce il capo Team.

Il cecchino, prima di eseguire l’ordine, fissò a terra il suo M40, poi gli passò una sorta di binocolo a raggi infrarossi. Osservarono la recinzione senza dirsi nulla, solo dopo passarono alle torrette perimetrali. Videro due uomini sulla torretta ovest: il loro obiettivo. Le due sentinelle parlavano fra loro, gesticolavano, senza interessarsi di quello che accadeva all’esterno della struttura. Uno di questi si accese una sigaretta e buttò fuori una nuvola di fumo. Sulle spalle tenevano le armi, due fucili AK 47.

Jonathan e Bobby rimasero fermi inquadrando la torretta ovest, finché il capo Team spostò la visuale lungo la recinzione: “Pattuglia a ore undici, vedo quattro bersagli!” disse al microfono.

Il compagno inquadrò la pattuglia, confermando che si spostavano lungo il perimetro della base. “Quelli dobbiamo proprio evitarli.” aggiunse seguendoli con il mirino dell’arma.

Attesero altri minuti interminabili, studiando il movimento dei quattro soldati in uniforme: non erano afgani, probabilmente stranieri. Indossavano divise militari leggere standard, elmetti regolari e imbracciavano dei fucili mitragliatori.

Jonathan studiò il percorso che avrebbe fatto, poi chiamò gli altri due uomini del suo Team: “Team Dream 1, a rapporto sul tetto…siamo pronti a muoverci!”.

John Neil ed Harry Council li raggiunsero sul tetto, sdraiati accanto a loro.

Team Dream 1 apre le danze, chiediamo massima copertura!” disse al microfono Jonathan. I capi Team delle altre squadre gli risposero che erano pronti alla massima assistenza. Il Team Dream 2 corse sul tetto, in cui avrebbe preso posto per proteggerli dall’alto.

Harry e John imbracciarono le balestre, controllando che la fune fosse libera, e mirarono alla torretta ovest. Bobby Groum, intanto, teneva sotto tiro i due uomini mentre continuavano a chiacchierare. Sarebbe durato in tutto poche decine di secondi. Adesso, tutti gli uomini dei quattro Team, dovevano liberare la mente e pensare a come portare a termine questa missione e, se possibile, riportare la pelle a casa. I dubbi e le incertezze non venivano contemplati e si sparava per uccidere, non per fare prigionieri.

“Bobby, voglio due colpi perfetti!” disse Jonathan, “Me li devi far stramazzare all’interno della torretta!”.

Bobby Groum chiuse gli occhi per tre secondi, liberò la mente e acquistò la massima concentrazione sui due bersagli. Il suo fucile, ora, divenne il prolungamento del suo braccio.

Mirò alla testa dell’uomo più vicino alle scale e fece come aveva fatto altre volte: premette il grilletto, si udì uno sbuffo smorzato e vide l’uomo accasciarsi a terra. L’altro bersaglio non fece in tempo a capire nulla, quando una pallottola lo raggiunse sul lato sinistro della testa e schizzi di sangue imbrattarono il pavimento della torretta. La sigaretta cadde vicino a lui, consumandosi lentamente.

Partirono due colpi secchi e gli arpioni si conficcarono alla base della torretta, in un punto nascosto dall’interno della base.

L’azione continuò fluida, veloce, senza alcun contrattempo. A coppia si agganciarono alla carrucola scivolando veloci nell’oscurità, finché i quattro uomini conquistarono la torretta ovest.

“A tutte le squadre, Team Dream 1 penetra all’interno della base!” disse Jonathan Stoud.

“Vi vediamo! Avete campo libero al momento!” rispose il capo della seconda squadra, “Veglieremo su di voi!”.

“Bobby, coprici le chiappe!” disse John.

Jonathan fece segno di proseguire fra il palazzo principale, il più grande, e quello che si trovavano di fronte. “Attraverseremo il corridoio fra i due edifici, Bobby si sposterà, nascosto, e farà fuori chiunque ci troveremo di fronte.”.

Il cecchino fece un segno di assenso, lo sguardo serio e le labbra serrate.

Controllarono armi e munizioni e imbracciarono l’HK MP7 e il mitragliatore MG 42, i caricatori di riserva erano all’interno delle tasche e pronti all’uso.

Si mossero tutti e quattro nella penombra, correndo chini fino a raggiungere terra. Si divisero, nascondendosi dietro qualsiasi riparo. Non parlavano più fra loro, troppo rischioso, ma si capivano a gesti.

Jonathan Stoud fece segno di proseguire lungo il corridoio: Harry e John corsero verso il corridoio, fermandosi dietro alcune casse di legno e scrutando in avanti. Si bloccarono quando videro un paio di ombre in lontananza e udirono un paio di sbuffi alle loro spalle. Le ombre svanirono, ma si materializzarono un paio di corpi riversi in terra.

“Fateli sparire all’istante!” udirono agli auricolari. La voce era del capo Team, tesa e autoritaria come non l’avevano mai sentita, ubbidirono all’istante trascinando verso le casse i cadaveri dei due soldati che avevano fatto ingresso nello stretto corridoio.

Jonathan e Bobby corsero fino alle casse, facendo segno agli atri due di proseguire fino alla fine del corridoio. Sulla destra, pochi metri dopo l’angolo dell’edificio, c’era il piccolo locale che accoglieva la centrale elettrica dell’intera base.

Il Team Dream 1 s’impadronì dei due angoli delle due strutture, sbirciarono per essere sicuri che non ci fossero minacce e guadagnarono l’ingresso della centrale. John Neil si occupò di forzare la serratura, mentre gli altri lo coprivano a distanza: non c’erano pattuglie, né le luci perimetrali potevano farlo individuare facilmente.

Una volta aperto l’ingresso, attesero che piazzasse l’esplosivo C4 per danneggiare l’intero fabbricato. La corrente sarebbe mancata all’intera struttura, le recinzioni elettrificate sarebbero venute meno, così le altre squadre avrebbero fatto il loro ingresso, occupando le aree di loro competenza.

John Neil uscì di corsa e si nascose vicino a Jonathan: in mano teneva stretto un piccolo telecomando e disse al capo Team: “Quando vuoi!”.

Team Dream 1 sull’obiettivo primario, cinque secondi e potete entrare in campo!” disse Jonathan Stoud. Passati cinque secondi ci fu un’esplosione che fece sparire l’intera struttura della centrale elettrica, danneggiando anche alcune pareti della palazzina costruita nelle vicinanze. L’onda d’urto fu notevole, il rumore echeggiò per l’intera Kabul.

L’esplosione provocò una nuvola di fumo, che salì lentamente verso l’alto. L’intera base si mise in allarme, mentre il primo Team conquistò punti strategici, iniziando un capillare sterminio dei soldati ostili. Si levarono le prime grida, i primi spari singoli, che poi si trasformarono in lunghe raffiche.

Bobby Groum si piazzò sulla torretta est, sdraiato in cima alle scale, e uccise tutti gli uomini che uscivano dall’ingresso della palazzina principale.

Team Dream 4 in posizione. Abbiamo occupato il primo obiettivo, potete procedere con la fase due!”.

Jonathan Stoud rispose alla radio: “Ricevuto! Procediamo col prelievo del pacchetto, poi usciremo tutti quanti da quest’inferno!”. I Team 2 e 3 dovevano fiancheggiare la prima squadra mentre procedeva nella missione.

Un uomo in camice bianco varcò l’uscita controllata dal primo Team, fu in quel momento che Jonathan diede l’ordine di cessare il fuoco e di muoversi allo scoperto.

Altri otto uomini, tutti vestiti in mimetica scura e muniti di visori notturni, si nascosero dietro alcuni camion. Si sparpagliarono riparandosi e acquisirono i bersagli più vicini e vulnerabili. “Team Dream 1, procedete subito e noi vi terremo impegnati gli ostili!”.

Jonathan li vide con la coda dell’occhio, solo dopo diede l’ordine di muoversi. Fu superato da John Neil e da Harry Council, mentre Bobby Groum continuava a sparare colpi singoli ma micidiali.

I soldati nemici erano rimasti in pochi, ma forse sarebbero sopraggiunti altri rinforzi dall’esterno. Nascosti e privi di attrezzature idonee al combattimento notturno, questi cercavano solo ripari casuali e rispondevano al fuoco in maniera sporadica, quasi senza mirare.

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