“La rivolta”

 

Domenica 27 febbraio 2011 – Roma.

L’uomo fissò l’anziano per alcuni istanti, esitando a fargli la prima domanda. Prese la tazza di tè ancora fumante e sorseggiò. Si sentiva a disagio perché l’interlocutore non aveva mai abbassato lo sguardo, come se lo stesse scrutando nel profondo.

Il vecchio sorrise. Portava la barba e i baffi ben curati, i capelli corti e bianchi, quasi argentei e un volto gioviale. Le sue rughe gli mostravano quanto fosse avanzata la sua età.

Va bene”, disse l’uomo più giovane, “cominciamo da una domanda semplice: come si chiama?”.

Il mio nome non ha importanza.” rispose secco. Anche se aveva una certa età, l’anziano era vestito in giacca e cravatta. Gli abiti scuri davano risalto alla capigliatura bianca.

Ma lei aveva detto che aveva una storia strana da raccontarmi!” protestò in tono seccato.

E con questo? E’ vero, ho una storia per la sua rivista, ma il nome, come le ho già detto, non serve!”.

Guardi” disse il giornalista abbassando il tono, “se le chiedo un nome è per il semplice fatto che mi serve per citare la fonte.”.

Lei senta prima la storia, poi del nome ne riparleremo.”.

L’uomo fece un segno di assenso con la testa, afferrò il micro registratore e schiacciò il tasto di registrazione.

Di cosa si tratta?”. A questo punto s’incuriosì, chiedendosi cosa mai potrebbe raccontare un vecchio di così sensazionale.

Il signore anziano allungò le gambe fin sotto al tavolo, alla sua destra proveniva la luce del sole che illuminava la sua sagoma. Ne parve quasi infastidito, così estrasse un paio di occhiali da sole e se li mise. Trasse un profondo respiro e parlò.

Viviamo in un mondo pieno di sofferenza, omicidi, suicidi e tutti gli atti che l’uomo potrebbe infliggere al genere umano.” sorrise, “mi sento quasi inutile alla causa!”.

Gli porse un foglio con una frase in latino e tradotta in italiano.

Sarete esiliati per quello che avete fatto, per le vostre intenzioni, finché un peccato non verrà commesso alla vostra presenza.

Il giornalista sgranò gli occhi, incredulo. Ma il vecchio non si scompose, anzi, parve esserne compiaciuto.

Lei crede in Dio?” ma non attese la risposta, fissò il giornalista in modo divertito come se già la conoscesse. “E adesso le dirò alcune cose che la lasceranno a bocca aperta, lo farò solo per avere la sua totale attenzione, signor Domenico Gianti.”.

Il giornalista fece per rispondere, ma il vecchio lo zittì precedendolo.

Conosco le sue paure e quanto lei sia cinico.” sorrise compiaciuto, “E che ha perso sua moglie, ma anche che la tradiva da anni. Il rapporto con i suoi figli è disastroso e non li sente quasi mai. Preferisce che se la cavino da soli, così non dovrà sentirsi responsabile per il loro futuro. Se vuole, vado avanti!”.

Il giornalista si fece bianco in volto, non sembrava stare bene. Cercò di sciogliere il nodo della cravatta in maniera goffa. Dopo alcuni istanti, sembrò riprendere il controllo di quella strana intervista. Fece un respiro profondo, terminò il tè e disse: “Non so come diavolo ha fatto, ma è riuscito a stupirmi!”.

Va bene, ha la mia attenzione. Partiamo da quella frase scritta in latino: la riguarda personalmente?”.

Che lei ci creda o no, fa poca differenza. In effetti mi riguarda.” disse il vecchio, spostando più avanti la sedia di fronte alla scrivania del giornalista. Voleva ridurre la distanza che c’era fra lui e l’uomo più giovane, sentire, percepire, scandagliare. Rimasero in silenzio studiandosi, così, il giornalista, poteva sentirsi ancora più a disagio.

Secoli fa, io e altri sei siamo stati esiliati in un luogo chiamato Aesilium, che erano sette palle di marmo, situate all’interno di Castel S. Angelo. Il luogo è simbolico, ma l’esilio è stato reale per centinaia di anni.”.

Il giornalista rise: “Non credo di comprendere, ma il suo sarcasmo mi piace! Sa, conosco un buon psichiatra che la potrebbe aiutare…”. Il vecchio lo osservò, la bocca un’esile fessura. Si tolse gli occhiali e gli occhi si erano fatti scuri, quasi neri. L’uomo tacque, spaventato.

Ha finito?” disse. “Posso proseguire senza essere interrotto?”. Il giornalista non rispose, poté solo tirare un respiro di sollievo osservando gli occhi, che ora tornavano ad essere del colore originale.

E’ a conoscenza dell’omicidio commesso all’interno del castello?”.

Si, l’ho sentito nei telegiornali, alla radio. Anche la mia rivista ne ha scritto un articolo. Direi che sia quasi inquietante!”.

Rilegga quel foglio, colleghi il motivo per il quale sono tornato libero, e faccia le sue deduzioni, se ne è capace!”.

Domenico Gianti si mise più comodo sulla sedia: un atteggiamento per prendere tempo, riflettere sulle ultime battute. “Mi sfugge il motivo della sua intervista, e cosa voglia da me!”.

Il vecchio andò subito al sodo: “Il mondo, per quello che è, fra poco cambierà! Ci stiamo preparando all’ultima battaglia fra gli uomini!”. Fissò il registratore con la luce rossa accesa, vide il nastro girare e proseguì.

Parlo dell’ultimo respiro prima del balzo, ma lei non mi crede e non m’importa!”.

Chi è lei?”, il giornalista si corresse: “Cosa è lei!”.

L’anziano si rimise gli occhiali: “Vedo che fa dei progressi! Io sono un Diavolo, quello che gli uomini hanno etichettato della Fierezza!”.

Lo sa, una volta ero un uomo come lei: un vecchio che sapeva molte cose e aiutava il popolo con consigli, che quasi lo guidava. Avevo raggiunto una notorietà e ne ero fiero e corruttibile. L’orgoglio, quando travalica un esile confine, provoca danni devastanti. E così sono diventato schiavo di me stesso. Ma la cosa buffa è che adoro vivere in questo stato.”.

Il giornalista non disse nulla, lasciò il vecchio parlare perché adesso sembrava innocuo.

Il mio nome, una volta, era Saryo il saggio. Adesso…ho tanti nomi, tante identità. Sono stato scelto per essere la miccia, per innescare quello che deve avvenire.”.

Non ho ancora capito bene: intende dire che ci saranno rappresaglie?”.

L’anziano scosse la testa, ma poi si fece caparbio: “Ha presente le sommosse che sono cominciate in Africa e nelle regioni mussulmane?”.

Vuole dire che le ha provocate lei?”. Poi aggiunse: “Dio Santo!” portandosi le mani sulle guance.

Non sia così credulone, non sono stato io. Ricorda? Ero in esilio!”.

E’ vero! Ma…” l’uomo parve colpito da un’illuminazione, così significativa da apparire troppo audace. “…lo sa che quasi iniziavo a crederci?” e rise. “Lei è un uomo astuto, sa giocare con le parole, però non ha menzionato il Libero Arbitrio. Non riuscirà ad accendere una miccia in Italia per innescare tutto quel casino.”. Il tono della voce si era fatto convinto, come se fosse riuscito a scoprire una bufala nel suo intervistato e in tutta quella storia che aveva raccontato.

Bene, vedo che almeno un po’ si è informato! E le dirò un’altra cosa, farò proprio leva sul Libero Arbitrio per innescare quello che ho in mente. Nessuno potrà fermare quello che avverrà dopo, perché il tempo è quello giusto.”.

Il vecchio si alzò dalla sedia, si affacciò alla finestra che dava sul Tevere, osservando il traffico caotico che scorreva sotto di lui. “E’ stato un piacere conversare con lei. Il tempo dell’intervista è terminato e adesso devo andare.”. Si girò verso il giornalista, poi, il corpo del vecchio si accasciò a terra lentamente, privo di vita.

Domenico Gianti si alzò di scatto dalla sedia, fece due passi per soccorrerlo e gli mise due dita alla gola: costatò solo che non respirava più. Il vecchio giaceva a terra, morto.

Decise di chiamare un’ambulanza: si mise in piedi mentre le parole del vecchio gli vorticavano ancora nella mente. Inoltre, nel suo ufficio, percepiva di non essere solo. La stanza era vuota, ma sentiva che qualcuno lo stava fissando da dietro. Alcuni brividi gli percorsero la spina dorsale, sentì la sua pelle accapponarsi. Ebbe un giramento di testa e la vista gli si annebbiò, finché scivolò sulla scrivania, poi a terra. Sentì un ultimo pensiero prima di perdere i sensi: Il tuo corpo è più giovane, proprio quello di cui avevo bisogno!

Domenico Gianti uscì dall’ufficio e scese in strada. Si fermò sul ciglio aspettando che il semaforo pedonale diventasse verde e attraversò Ponte S. Angelo. Di fronte a lui si ergeva il castello, dall’altra parte del Tevere. Si fermò ad osservare le dieci statue di marmo: esse raffiguravano degli Angeli. Di questi ne conosceva sette.

Sorrise e si sistemò la giacca, riparandosi dal freddo pungente. Il cielo era terso, privo di nuvole, mentre il sole cominciava il suo lento declino e l’ombra iniziava a prendere il sopravvento sulla luce.

Superò Castel S. Angelo finché giunse al parcheggio, nei pressi di Via della Conciliazione. Diede un’occhiata fugace a S. Pietro, infine si dedicò al suo compito: notò una pattuglia della Guardia di Finanza posteggiata nel parcheggio. Nei pressi del castello c’erano alcuni venditori ambulanti, tutti extracomunitari.

Il giornalista fissò il finanziere alla guida della pattuglia.

Non li vedi? Se ne stanno a cinquanta metri da te e ti prendono per il culo! Quante volte gli sei corso dietro senza mai riuscire a catturarli? E quante volte i tuoi colleghi ti hanno sbeffeggiato perché non hai fiato? Sei un fallito come uomo se non riesci a contrastare la criminalità! Devi solo afferrare la pistola e premere il grilletto. Potrai sempre dire che eri stato minacciato, che non erano dei semplici ambulanti con i polmoni pieni d’aria!

Il finanziere scese dall’auto, mentre il collega gli chiedeva dove stesse andando. Accadde tutto in pochi minuti. L’omicidio, il capannello di curiosi, la rivolta popolare verso le forze dell’ordine accusata di eccesso di difesa.

La Battaglia Finale era appena cominciata!

 

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