“Quando il sole muore” 5° Parte

 

Il resto della notte passò tranquilla, dopo quello spettacolo di tensione e paura a cui dovevano aver assistito un po’ tutti. La coppia del camper era sana e salva, anche se Glen Johnson ci avrebbe pensato il mattino successivo a renderli innocui.

Lucy si era addormentata poco dopo il rocambolesco rientro di Glen. E come poteva dormire con tutte quelle urla, quella tensione che si era creata?

La mattina successiva, Glen, ricevette un messaggio criptato sul cellulare.

All’attenzione dell’agente speciale Glen Johnson.

Cercare soggetto femmina, di anni dodici e nominativo Lucy Carson: è scomparsa da giorni.

Aspetto fisico: carnagione chiara e capelli neri. Massima priorità. In caso di ritrovamento, proteggere il soggetto e portarlo in custodia alla più vicina centrale operativa. Stop.

Lesse nuovamente il messaggio, lasciandosi cadere sul letto.

Il sole stava sorgendo, illuminando i boschi e le vallate che circondavano Oasi Park. Glen si ritrovò a fissare quello spettacolo naturale mentre la luce aveva la meglio sull’ombra.

Anche io spesso osservo l’alba.” affermò Lucy alle sue spalle.

Glen trasalì: non si aspettava che la bambina fosse così mattiniera. Si girò per guardarla, ancora indossava il nuovo pigiama che le stava benissimo.

Hai dormito bene?” le chiese.

Benissimo, grazie!”.

Glen la fissò in silenzio per alcuni istanti, poi le disse: “Per cominciare bene la giornata, ti propongo una gustosa colazione. Ci stai?”.

Lucy assentì con un gesto del capo, stava ancora pensando agli avvenimenti della notte prima. “Potremmo mangiare in camera. Non me la sento di uscire da qui.”.

Potremmo, ma se ti prometto che non avrai alcun problema con quelli del camper, vieni con me? C’è anche un vice sceriffo e un suo collega: nessuno ti farà del male finché ci sono io!”.

Qualcuno bussò alla porta ma Glen non andò subito ad aprire. Prima chiese alla bambina di chiudersi in camera. Glen si vestì con calma: “Un attimo e apro!” disse a voce alta. Afferrò distintivo e pistola e se li mise addosso. Osservò dallo spioncino e vide il tizio del camper, sembrava avere fretta. Ma non era solo, era in compagnia di Tom Wilson, il vice sceriffo.

Apra la porta signor Johnson, devo farle qualche domanda!” disse quest’ultimo.

Si comincia alla grande questa giornata, pensò Glen mentre apriva la serratura e girava la maniglia. Fu investito dal chiarore della mattina e ci mise un paio di secondi a mettere a fuoco chi aveva di fronte.

Vide la canna di una pistola puntata su di sé e Tom Wilson che stringeva il calcio con due mani: “Faccia due passi indietro e ci faccia entrare!” sibilò con sicurezza.

Il grassone del camper sorrise, sprizzando odio da tutti i pori: “Dov’è la bambina? Dove l’hai nascosta?”.

Il vice sceriffo non tolse gli occhi da Glen neanche per un istante: “Le domande qui le faccio io, quindi si metta comodo e chiuda quella bocca!” disse al tizio del camper.

Glen decise di assecondare i due uomini, di farli entrare e di non reagire per il momento. Doveva valutare tutte le opzioni che aveva, capire chi fosse e cosa volesse il rapitore.

Fece due passi indietro alzando le braccia e lo fece con la massima calma: “Di cosa sono accusato Vice Sceriffo?”.

Tom Wilson osservò l’ingresso dell’appartamento, vide che la bambina non c’era e si soffermò sulla porta chiusa alle spalle di Glen. “So che lei non è lo zio della bambina, ho verificato. Adesso devo andare più affondo in questa faccenda e forse qualcuno si farà molto male.”.

Glen non ne fu affatto sorpreso, poteva capitare quando viaggiava in incognito, ma ora era a tutti gli effetti un Agente Operativo. Aveva anche una missione già assegnata.

Glen guardò per un attimo il rapitore di Lucy, lo fissò negli occhi: “Ehi grassone, sono facili da cambiare le ruote di quel camper?”.

Non si aspettava una risposta, certo, ma aveva voglia di sfotterlo.

E’ vero, non sono lo zio di Lucy Carson ma la tengo in custodia io e nessun altro. Voi due non metterete le mani su quella bambina!” disse a Tom Wilson.

Sono l’Agente Speciale Glen Johnson!” disse estraendo il distintivo dalla tasca dei jeans e lo mostrò al vice sceriffo.

Tom Wilson rimise la pistola nella fondina e controllò il distintivo e il documento che c’era a fianco. “E’ un distintivo vero!” disse girandosi verso l’uomo, “Non è falso!”.

Glen sorrise riprendendosi il documento: “Adesso c’è qualcuno che si farà male sul serio, non appena scriverò il rapporto di quello che è successo ieri.”.

 

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