“Quando il sole muore” 3° Parte

 

Uscì dal bagno con indosso un asciugamano legato in vita e andò nella sua camera, prese il cellulare dal giubbotto e chiamò Cooper.

Sei proprio tu, in carne e ossa?” chiese una voce dopo un paio di squilli.

Chi credevi che fossi?”.

Come te la passi, vecchio mio? In città è un casino, anche se hanno imposto una specie di coprifuoco. Cioè, è stupido uscire di notte, neanche i militari lo fanno e loro sono armati fino ai denti…”.

Lo so, lo so, ho sentito qualche notizia per radio. Ma non tutti possono permettersi dei ripari decenti, lo sai no?”.

Non me lo dire, nel mio bunker sono al sicuro. Ma dimmi, dove ti trovi adesso?”.

Sono a cinquecento miglia da Resurrection, il viaggio è tutt’altro che finito.”.

Glen sentì dei rumori simili al digitare su una tastiera, la migliore amica di Cooper da qualche mese a questa parte. Poteva competere con i migliori hacker in circolazione ed era un ottimo programmatore di software.

Se non sbaglio sei finito in una qualche oasi, aspetta…” attese qualche secondo, poi disse: “Oasi Park, giusto?”.

Come farei senza di te?” chiese Glen. “Hai vinto una bambolina! Ci sarebbe riuscita anche mia nipote con le mappe di Google.”.

Già, peccato che tu non ne abbia di nipoti. Comunque, cosa posso fare per te?”.

Glen non rispose subito, prima si era affacciato nella stanza di Lucy per controllare che dormisse ancora. Giaceva sul letto, addormentata su un fianco, il viso rilassato e il respiro tranquillo.

Devi rintracciare una persona per me, un tale che si chiama Carson, ha una figlia di nome Lucy, la moglie di questo tizio è stata presa durante un blackout. Puoi mandarmi sul cellulare un suo recapito telefonico?”.

Cosa centri tu con questo tale?”.

Si da il caso che la figlia sia stata rapita da due dementi che viaggiano in camper. Oggi gli ho sottratto la bambina e sono fuggito.”.

Ci fu un attimo di silenzio, infine Glen sentì la voce di Cooper: “Possibile che tu non riesca a tenerti fuori dai guai?”.

Lucy si svegliò qualche minuto dopo la telefonata, aveva sentito la voce di Glen fagocitandola nel sogno. Forse aveva sognato anche la madre e il padre, ma non riusciva a ricordarne bene il contesto: più tempo passava, più il sogno svaniva come nebbia al sole.

Glen si affacciò nella stanza della piccola e fu felice di vederla in piedi, anche se ancora assonnata.

Sei pronta? Tra poco si va a cena. Betty ci ha prenotato un tavolo per due.”.

Dobbiamo proprio? Non ho molta fame.”.

Glen entrò nella stanza, Lucy era ancora seduta sul letto. S’inginocchiò portandosi all’altezza del suo viso: “Senti” le disse, “devi mangiare qualcosa, chissà da quanto tempo non metti del cibo nello stomaco. Prometto che non staremo via a lungo.”.

Lucy strinse le labbra in una fessura: “Grazie Glen.”.

La cena veniva servita presto, così tutti potevano avere il tempo di rientrare nei propri appartamenti. I generatori li avrebbero accesi verso le sette, prima che facesse buio, e dovevano trovarsi all’interno di stanze insonorizzate.

Questo accadeva un po’ ovunque, purché non ci si trovasse in zone densamente popolate, dove la richiesta di corrente elettrica fosse più di quella prodotta.

Con la notte, con l’oscurità, non c’era più un posto sicuro per gli uomini.

Glen, quella sera, bevve e mangiò più portate. Aveva ordinato anche una bottiglia di vino rosso prodotto nella zona. Aiutò Lucy a scegliere cosa mangiare, in base a ciò che più le piaceva. Betty le aveva consigliato una fettina di carne impanata e una porzione di patatine fritte, acqua naturale e un po’ di macedonia.

Il ristorante dell’Oasi, verso le sette di sera, si era riempito. C’erano pochi tavoli vuoti e un vociare sommesso.

Glen non si era stupito nel vedere Betty a prendere ordinazioni fra i tavoli, però si chiese se fosse anche la cuoca del ristorante.

Vide Tom Wilson (il vice sceriffo) e il suo collega affrettarsi a terminare una cena veloce. Li salutò con un gesto della mano e li osservò andare via verso la reception.

Betty aveva finito il servizio ai tavoli, non che fosse un lavoro troppo stancante nonostante il numero di clienti. Molti avevano mangiato poco e in fretta e si erano defilati nelle proprie stanze. C’era da biasimarli? No, Glen comprendeva quasi tutti i comportamenti, anche quando qualcuno dava di matto. Lo stress accumulato nel tempo, la paura di non riuscire a mettersi in salvo in tempo.

Aveva ordinato un caffè quando il cellulare si mise a vibrare sul tavolo. Perché diavolo me lo sono portato dietro, si chiese. Sul display veniva indicato un numero privato, quindi escluse che si trattasse di Cooper, che di solito gli poteva inviare un messaggio.

Sorrise a Lucy: “Ci metto un attimo piccola, poi ti riporto in camera, va bene?”.

La bambina si pulì la bocca con il tovagliolo, finì di bere l’acqua e aspettò.

Glen rispose come faceva spesso: “Johnson, chi è?”.

Finalmente sono riuscito a rintracciarti!” disse una voce.

Che mi venga un colpo, sei proprio tu Mc Curry?”.

Una risata grassa provenne dal telefono, poi alcuni colpi di tosse come se gli fosse andato qualcosa di traverso. “Sono mesi che cerco di mettermi in contatto con te, ma che fine avevi fatto?”.

Ti ho inviato una mail con le dimissioni. Ricordo che l’hai ricevuta e controfirmata, quindi sono ufficialmente fuori dal bureau.”.

Un’altra risata del suo ex capo ufficio: “Peccato che ti sia dimenticato di restituire il distintivo e la pistola, Glen.”. Betty raggiunse il suo tavolo, chiedendogli se fosse tutto a posto. La bambina, invece, sembrava incuriosita da quella telefonata; non aveva mai conosciuto un agente speciale del F.B.I. se non quelli visti alla televisione.

Glen fece una smorfia verso Lucy, che scoppiò a ridere. Non vedeva l’ora di chiudere quella conversazione.

Se mi hai chiamato solo per quello, in settimana ti faccio riavere entrambe le cose!”.

No Glen, non ti ho chiamato per quello. Ho bisogno che rientri in gioco.”.

Lucy fissò la sua faccia, forse cercava di decifrare la sua espressione seria e sconcertata.

Non puoi chiedermi un’assurdità simile, non a me e non dopo quello che mi è successo!”.

John Mc Curry emise un sospiro, quasi fosse costretto a fare quella richiesta. “Ehi, amico, so benissimo quello che hai passato sei mesi…”.

Tu non sai proprio un cazzo, invece. A perdere Jennifer sono stato io.” lo interruppe Glen. “Non pensavo che vi sareste fatti vivi, oppure non mi sono spiegato bene quando me ne sono andato. Ho chiuso con queste stronzate!”.

Stronzate che ti hanno fatto vivere fino a sei mesi fa, che ti hanno forgiato nelle strade, fra la gente! Possibile che diventiate tutti degli irriconoscenti quando appendete al chiodo quel distintivo?”.

La discussione stava prendendo una piega strana, che a Glen non piaceva affatto, neanche fosse stato lui a chiamare John. Ci fu un attimo di silenzio e il suo capo si era accorto che Glen non aveva interrotto la linea, e questo era positivo.

Va bene, scusa per quella frase di circostanza” disse John in tono più mite, “ma noi abbiamo bisogno che tu rientri in servizio, adesso!”.

Se mi hai chiamato per minacciarmi, ci metto un secondo a lanciare il cellulare contro il muro, così…”.

Mhm, perché continui a fraintendermi? E’ una richiesta ufficiale. E se ti dicessi che ha a che fare con tutta la merda che stiamo vivendo?”. Glen si alzò lentamente dal tavolo, fece un gesto a Lucy, come a seguirlo, e la bambina gli fu subito dietro. Attraversarono i tavoli vuoti e le sedie abbandonate vicino ad essi. Si accorse che erano gli ultimi a lasciare il locale, nemmeno Betty si vedeva più.

Vuoi dire che c’è qualche speranza che tutto torni come prima?” chiese. Giunsero vicino alla reception, dietro al bancone c’erano Tom Wilson con l’altro collega, tutti e due seduti che aspettavano qualcosa.

Non è ufficiale, ma pare che stiano lavorando a delle contro misure. Glen, posso contare su di te? Devo rispondere ai miei superiori e stiamo contattando anche altri ex agenti. Ma tu sei una delle mie punte di diamante, sappilo!”.

Glen si fermò davanti alla porta d’ingresso e, prima di uscire, gli disse: “Va bene, mi hai convinto. Quali sono gli ordini?”.

Li stiamo preparando: aspetta fino a domani mattina, ovunque tu sia.”. Glen tolse il telefono dall’orecchio e fissò il display per qualche secondo finché smise di essere luminoso. Si accorse della presenza della bambina al suo fianco.

Buone notizie?” gli chiese.

Forse. Dai, andiamo a dormire!”.

 

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2 thoughts on ““Quando il sole muore” 3° Parte

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