“Quando il sole muore” 2° Parte

 

 

La Tuareg giunse al parcheggio dell’area di sosta: non era l’unica auto ferma lì. Fra tutte quelle che vide Glen, alcune lo fecero desistere. Una auto pattuglia dello sceriffo di contea: il nome di provenienza non gli era nuovo. Resurrection, quella era la città che tentava di raggiungere.

Oasi Park, così si chiamava lo store con annesso il motel. Glen pensò subito di affidare la piccola alla polizia locale, non se la sentiva di portarsela dietro. Sarebbe stata più al sicuro.

La zona in cui sorgeva la struttura era a metà fra la campagna e la montagna, colline e boschi per l’esattezza. Un’oasi nel verde. Il motel era stato costruito su un solo piano, posto di fianco allo store.

Glen scese dall’auto, la piccola fece altrettanto. Si osservarono intorno e videro una decina di auto parcheggiate sullo sterrato. Molte erano station wagon cariche di bagagli, forse di gente che cercava un posto migliore per sopravvivere.

Prima di entrare puoi dirmi il tuo nome?”.

Lucy Carson.”.

Finalmente facciamo dei progressi” disse l’uomo, “e immagino che quei due ti abbiano rapita.”.

Lucy abbassò gli occhi fissando la ghiaia sotto i suoi piedi. Assentì con un gesto del capo.

Ho perso mia madre durante un blackout.” due lacrime le solcarono le guance delicate, si fece coraggio e continuò a raccontare.

Mio padre è molto ricco, i soldi ci servivano per fuggire dalla città e forse qualcuno ci ha seguiti, ha preso informazioni e poi mi hanno presa per chiedere un riscatto.”.

Per la prima volta, Lucy, aveva parlato di quello che le era successo e lui ne fu felice: adesso sapeva come stavano le cose, poteva inventare una storia che reggesse, per proteggerla. Oppure consegnarla allo sceriffo di Resurrection. Doveva ancora decidere.

Lo store dell’Oasi era circondato da vetrate ad ogni lato, all’interno sembrava esserci movimento fra i pannelli di compensato montati a difesa. Glen vide anche molte tavole di legno e assi inchiodate ai pannelli: un ulteriore rinforzo.

I primi segni di sopravvivenza della società moderna. Lui ci pensava spesso, a come fosse cambiato il suo modo di vivere, come quello di chiunque altro d’altronde.

Due uomini uscirono dall’ingresso per accogliere i nuovi ospiti. Indossavano una divisa color cachi, con mostrine attaccate al petto, un cappello stile ranger e scarponi simili a quelli militari: uno di questi era un vice sceriffo, contrassegnato da una targhetta dorata.

Benvenuti!” esordì l’uomo. Aveva un sorriso stampato sulle labbra, come fosse la prassi per l’accoglienza ai nuovi arrivati. Dimostrava una quarantina d’anni, gli occhi verdi, baffi curati con una sfumatura di bianco.

Il vice sceriffo strinse la mano a Glen, dopo diede un’occhiata alla ragazzina.

Complimenti per l’auto.” disse dopo aver visto la macchina con cui erano arrivati.

Grazie. Mi chiamo Glen Johnson, lei è Lucy e ci vorremmo fermare per questa notte.”.

Non c’è problema” gli disse sorridendo, “da qualche tempo a questa parte è molto difficile non offrire un posto dove passare la notte. E’ diventato quasi un dovere.”.

Si avviarono all’interno della struttura e vennero preceduti dai due uomini in divisa.

L’interno era spartano, composto da una sorta di sala di aspetto arredata da tavolini bassi e poltrone marroncine. Un bancone lungo, fatto di legno, faceva parte della reception, dietro c’era una parete con appesi molti piccoli ripiani che contenevano le chiavi per accedere ai mini appartamenti.

Si registrarono a nome Johnson e Lucy come sua nipote. Nessuno aveva azzardato nulla, tantomeno il tizio in divisa. Glen afferrò la chiave numero 211 e se la mise in tasca.

Prima che potessero uscire per avviarsi alla stanza, il vice sceriffo gli aveva offerto di prendere qualcosa alla zona ristoro. Glen avrebbe volentieri rifiutato, ma l’insistenza fu tale che non poté tirarsi indietro.

Attraversarono un’altra zona composta da molti scaffali, ricolmi di cibi e bevande – stile super market – e giunsero ad un altro bancone: un bar per passanti e avventori del motel.

Mi chiamo Tom Wilson.” disse il vice sceriffo. “Cosa prendete? Oggi offre la casa, vero Betty?”.

La ragazza dietro al bancone era graziosa, vestita con la divisa dello store fatta di un camice bianco e macchiato di caffè o altri liquidi.

Lucy ordinò un succo di frutta, Glen e Tom ordinarono una birra. Tom poteva fare uno strappo alla regola, visto che non era in servizio ma anche lui era bloccato come gli altri in quel posto sperduto fra il verde di boschi e colline.

Abbiamo un’abbondante scorta per i nostri generatori. Quindi non corriamo grossi rischi per la notte.” disse Betty da dietro il bancone.

Lo dice sempre per non mettere ansia.” s’intromise Tom, “Così, la gente, si rintana negli appartamenti e ci passa il tempo fino all’alba. Non che sia sbagliato, intendiamoci.”.

La ragazza fece un sorriso tirato, come dire a Glen: perdonalo, non sa quello che dice!

Lucy li aveva lasciati parlare, così si era allontanata fra gli scaffali per dare una sbirciata. Aveva sempre pensato che fossero discorsi da grandi, che a lei non doveva interessare.

Avete mai avuto dei blackout da queste parti?” chiese Glen, finì la sua birra e poggiò il bicchiere sul bancone.

E’ successo, qualche volta. Ecco perché abbiamo provveduto all’acquisto dei generatori. Alimentiamo un perimetro di sicurezza intorno ai due edifici.”.

Glen li aveva notati subito quella serie di lampioni, tutti installati intorno allo store e al motel. Pali di ferro conficcati nella terra, fra la ghiaia. Anche il parcheggio – al tramonto – veniva inondato di luce fino al mattino successivo.

Non avete mai pensato di usare pannelli solari? In città, quelli che ci sono rimasti, li usano.”.

Betty finì di sistemare i bicchieri, capovolgendoli. Si tolse la divisa, appendendola a una gruccia pronta a esser portata via. “Ci avevamo pensato, ma nell’ultimo mese non sono arrivati molti clienti. Non potevamo pagare troppo per l’installazione di pannelli solari. Sopravviviamo vendendo il carburante e affittando gli appartamenti. I fornitori vogliono essere pagati in contanti, oppure cercano altri per fare affari. E così…”.

Glen lo capiva benissimo. Da quasi sei mesi era cambiato tutto, anche se la gente si sforzava di mandare avanti i loro affari come se niente fosse successo. Una specie di parvenza della normalità.

Tom Wilson li aveva lasciati soli, raggiungendo il collega alla reception. Controllavano che nessuno lasciasse l’Oasi durante il tramonto, oppure avrebbero cercato di convincerli a non commettere sciocchezze. Dopo tutto si occupavano sempre di pubblica sicurezza.

Lucy comparve al bancone: “Zio, mi accompagni nella stanza? Sono un po’ stanca per il viaggio.”.

Glen le accarezzò i capelli, lisci e mori, e acconsentì di accompagnarla. Si sarebbe fatto volentieri una doccia e una dormita anche di un’ora. Non era convinto che la notte l’avrebbe passata fra le lenzuola. Salutò Betty e uscirono dallo store.

La stanza 211 era la prima porta più vicina all’ingresso protetto dai pannelli di compensato, questo era un fatto positivo. Inoltre era a non più di dieci metri dalla sua auto.

Mise la chiave nella serratura e accompagnò all’interno la bambina. Avrebbe fatto un salto fra gli scaffali del market per acquistare qualcosa: acqua per la notte, uno spazzolino e dentifricio per Lucy, le avrebbe comprato anche un pigiama. Lucy era fuggita senza portarsi nulla dietro, nemmeno un misero cambio di abiti.

L’appartamento non era molto piccolo, aveva un bagno con doccia, una stanza con letto matrimoniale e, dopo un piccolo corridoio, c’era una camera con un letto singolo. Due sole finestre davano sul parcheggio, la luce del giorno era sufficientemente forte per non accendere altre luci.

Aspettami qua” le disse dopo averla accompagnata nella sua camera, “devo prendere delle cose in macchina e fare un po’ di spesa.”.

Lucy provò subito il letto, ci si sdraiò sopra.

Non aprire a nessuno. Anzi, chiuderò la porta a chiave ma tornerò presto: promesso.”.

Va bene, zio Glen!”. Lucy, distesa sul letto, chiuse gli occhi. Si addormentò in pochi minuti.

Glen tornò al mini market e comprò tre bottiglie d’acqua, un pigiama rosa di tessuto leggero per Lucy, uno spazzolino e un dentifricio. Avrebbe lavato più tardi i suoi abiti con del sapone, la notte si sarebbero asciugati.

Rivide Betty in cassa: “Non solo fai la barista, lavori anche in cassa?” le sorrise.

Che ci vuol fare, signor Johnson, siamo un po’ a corto di personale ultimamente, così ci arrangiamo.”.

Puoi chiamarmi Glen, se vuoi.”.

D’accordo, Glen.”. Prese la sua carta di credito e la passò nel lettore, uno scontrino uscì lentamente. “Come mai stai viaggiando su questa strada?”. Betty gli passò una busta di plastica e la carta di credito, “Se non sono troppo indiscreta.”.

Non c’è problema. Sto solo cercando di raggiungere Resurrection.”.

Se ci fosse qui Tom, te lo sconsiglierebbe. Ci sono cinquecento miglia da qui, e la strada non è sicura.”.

Grazie per l’interessamento” le disse, “ma con la mia auto riuscirei a viaggiare abbastanza sicuro anche di notte.”.

Ti riferisci alle luci esterne che hai montato sul tettino?”.

Glen fece un gesto affermativo.

Ah, la cena viene servita dalle sei e trenta: ti prenoto due posti?”

Volentieri, grazie.”.

Tornò nella stanza, ma prima si era fermato un attimo alla macchina per portarsi dietro la sua valigia. Non sapeva se prendere anche distintivo e pistola, poi decise di lasciarli nel cruscotto.

Lucy dormiva ancora, un sonno profondo, così decise di farsi una doccia tonificante. Da quanto tempo non se ne faceva una decente, senza che nessuno lo interrompesse? Amava rimanere sotto l’acqua calda corrente, osservare il vapore fluttuare nel bagno. Lo aiutava a riflettere, a pensare a quello che avrebbe fatto prima della partenza. Ancora non aveva deciso come comportarsi con la ragazzina. Non aveva parlato molto con lei, giusto qualche sporadico scambio di battute, ma forse era il caso di cercare di rintracciare il padre, e lui aveva in mente come fare.

 

 

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