“Codice Rosso” 1° Parte

Quando all’inferno non ci sarà più posto, i morti cammineranno sulla terra!

Roma – 21 maggio 2012 – Via della Conciliazione

Angelo Comi, oltre a essere un amico di Diego Vorra, era anche un collega. Entrambi appartenevano al Team Alpha, con base nei pressi della basilica di San Pietro.

Su internet c’erano centinaia di blog che parlavano della data odierna, anche molte radio emittenti ne avevano dato ampia visibilità rendendola più celebre. A lui sembravano delle grandi stronzate. Non ci credeva all’inizio dell’Apocalisse, che molti ritenevano coincidesse con quel preciso giorno.

E lui quel giorno era in permesso.

Si era vestito in abiti civili, indossando un paio di jeans, una camicia azzurra e un paio di scarpe comode. Aveva deciso di prendersi un caffè al bar all’angolo, quando ricevette una telefonata. Il numero, come immaginava, era privato.

Una voce maschile gli disse: “Diego Vorra è compromesso! Inoltre ha fatto perdere le proprie tracce.”.

Angelo non si scompose, appoggiò la tazzina sul bancone e uscì dal locale ascoltando cosa aveva da dirgli.

“E’ scattato il Codice Rosso” aggiunse la voce, “non appena tre cadaveri sono stati rinvenuti nei laboratori e la fiala è scomparsa!”.

Si fermò all’incrocio e si mise gli occhiali da sole: quel giorno faceva caldo a Roma.

“Con cosa abbiamo a che fare?” chiese.

“Soldato, la cosa non la riguarda. Pensi soltanto ad unirsi al suo Team e a cominciare le ricerche! Ah, il comando del Team Alpha è passato a lei!”.

La telefonata venne interrotta e Angelo Comi rimase fermo sul marciapiede nonostante il semaforo pedonale fosse verde. Non sapeva se essere felice per l’improvvisa promozione, oppure preoccuparsi per il Codice Rosso. Da quando era entrato a far parte dell’Agenzia Angels, non era mai stato diramato quell’allarme. E non era una cosa buona, quando si parlava di Sicurezza Nazionale!

Attraversò Via della Conciliazione e varcò l’ingresso dell’Hotel Columbus. Davanti aveva un giardino ben curato, con fiori e piccoli alberi ad abbellirlo.

Chiamò un ascensore e controllò di essere l’unico ad aspettarlo. Entrò e girò una chiave sotto la pulsantiera: questa girò su sé stessa rivelando altri tre tasti. Schiacciò il numero tre e l’ascensore scese di tre piani.

Percorse un lungo corridoio illuminato da lampade al neon. Non era solo, ma c’erano molti colleghi vestiti in divisa d’assalto. Erano tesi, si stavano preparando per un’altra missione.

Un lampeggiante rosso illuminava parte del corridoio.

Entrò all’interno di una stanza contrassegnata dallo stemma del suo Team.

Iniziò a preparare l’attrezzatura in dotazione, prima di vestirsi con la divisa d’assalto.

* * *

Il briefing cominciò alle 16:00, in una sala grande e arredata da un lungo tavolo e un telo per eventuali proiezioni. Una mappa dettagliata di Roma era affissa ad una parete.

Nessuno parlava, non volava nemmeno una mosca, mentre tutti gli occhi erano puntati sul loro comandante. Le zone da controllare erano molte, ma si pensava che il soggetto fosse rimasto nelle vicinanze per attuare il suo devastante piano.

Lo volevano vivo e incolume, perché non potevano permettersi che quella fiala perdesse anche una sola goccia del suo contenuto.

“Le forze dell’ordine sono state allertate: hanno una foto e un profilo del soggetto.” disse Amedeo Corsi, il comandante delle quattro unità.

Qualcuno alzò la mano e gli fu permesso di parlare: “E’ la prima volta che facciamo una sortita in città, in assetto da battaglia. Non spaventeremo la gente?”.

“I satelliti stanno frugando le vie del centro di Roma, due elicotteri hanno cominciato una ricerca minuziosa. I nostri analisti stanno cercando di prevederne le mosse. Se quella fialetta dovesse perdere il contenuto, signori miei, non basteranno tutte le nostre armi per fermare il disastro che ne conseguirà!”.

L’uomo guardò ogni capo squadra presente nella sala, gli sguardi cupi, pensierosi. Aggiunse: “Interverremo non appena avremo il più piccolo spiraglio di catturarlo!”.

“Signori, vi voglio pronti in ogni istante. Questa missione ha un’importanza che nemmeno immaginate. Aggiungo anche che il Codice Rosso non è stato mai diramato fino ad oggi. Tenetelo bene a mente.”.

I capi squadra tornarono dai loro Team e attesero la chiamata.

La stanza del Team Alpha era abbastanza capiente per contenere armadietti, brande a castello e un tavolo. C’era spazio per riposare, oppure rilassarsi.

Erano in cinque e Angelo Comi aveva cercato di rispondere a tutte le domande che gli furono fatte. Certo, alcune volte era stato evasivo, ma solo perché non aveva risposte nemmeno lui. La più frequente era stata: perché Diego Vorra era diventato un disertore? Se lo chiedeva anche lui, ma senza riuscire a darsi una sola risposta.

“Portatevi anche i visori notturni, perché non sappiamo quando ci daranno il via alla missione!” disse Angelo Comi. Il suo zaino tattico era pronto e appoggiato all’armadietto. Le armi – ne aveva due in dotazione – cariche e in sicura. La pistola di ordinanza e il mitra M4A1, comodo e fedele amico nelle missioni.

Si sdraiò sul letto portando le mani dietro la testa. Il Team, prima di ogni missione, si distendeva scegliendo altri nomi per ogni membro della squadra. Per radio non era permesso pronunciarli, tanto meno mostrare il volto fuori dalla base. Erano uomini che avevano una doppia vita, per non svelare chi fossero realmente.

Le loro missioni non venivano mai svelate a nessuno. Proprio com’era successo in Pakistan, nel compound di Bin Laden. Facevano parte, a tutti gli effetti, delle squadre dei Reparti Speciali, anche se appartenevano ad una specifica Agenzia.

“Ci trasporteranno con dei furgoni a blindatura leggera, vetri opachi e antiproiettile. Le squadre di cecchini verranno appostate sui tetti più alti, in modo da darci indicazione. Se il bersaglio è ancora in zona, noi lo staneremo!”.

“Ma non era tuo amico?” chiese David, o Alpha2 per gli altri del Team.

Angelo fece una smorfia, si mise seduto sul letto. “Hai detto bene: era, mio amico. Da quando ha ucciso tre persone e sottratto quella maledetta fiala, è diventato il nostro peggior nemico.”.

“E se quella roba si dovesse rompere?” chiese un altro.

Fece spallucce: “Non ci hanno detto niente al riguardo!”.

Un allarme suonò per tutta la base, gli uomini si alzarono in piedi e corsero agli armadietti. Indossarono gli auricolari, un giubbotto in kevlar e un passamontagna. Misero i caschi dello stesso colore della divisa e presero tutto il materiale in dotazione. Nessuno disse più nulla.

Uscirono nel corridoio e si unirono agli atri: Team Bravo, Charlie e Delta.

Un uomo li spronava a correre, urlava ordini, sbraitava: “Forza, forza, muoversi! I quattro furgoni vi aspettano fuori!”.

La missione cominciò alle 18:00 in punto.

Roma – 21 maggio 2012 – ore 18:00.

Quattro Humvee si parcheggiarono su Via della Conciliazione, i motori accesi e una mitragliatrice montata sulle torrette. Non c’erano i furgoni promessi durante il briefing, ma solo mezzi militari. Alcune ambulanze correvano a sirene spiegate, attraversando quella via e dirigendosi verso le vie del quartiere di Borgo.

Angelo Comi, prima di salire sulla jeep, si guardò intorno. Vide i turisti che si dirigevano verso Piazza San Pietro, i taxi che transitavano per la via, gli autobus pieni. Sembrava una giornata ordinaria, una come tante, ma non lo era affatto.

“Indossate queste” disse l’autista del mezzo, “ma mettetele solo quando scenderete. E’ per la vostra sicurezza!”. Passò ad ogni membro del Team Alpha una maschera facciale con un respiratore: era di colore verde e all’interno aveva un sofisticato congegno radio per comunicare con gli altri uomini.

I quattro Team salirono sugli Humvee e presero posto. Lo fecero velocemente, mettendosi ognuno ai posti assegnati.

 

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