“Una banda a quattro zampe” 2° Parte

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Ogni tuo desiderio è un ordine! Serve aiuto?

Maya abbassò lo sguardo e vide il muso di Peter – un bassotto – comparire da sotto la sua pancia e quasi sorrise mostrando i denti a Max.

Hai visto? Forse basta nominarli per farli comparire.

Max fece il suo bisogno sulla parete del bar, nelle immediate vicinanze della porta a vetri, mostrando i denti di rimando: Secondo te un bassotto potrebbe esserci utile?

Ehi! Perché tutto questo astio? Peter annusò il luogo dove Max era appena passato, alzò la zampa posteriore destra ed urinò, fissandolo a mò di sfida.

Max ora era fermo davanti all’incrocio con Borgo Pio, alla sua sinistra c’era la porta a vetri del bar da cui provenivano delle grida: lui e Maya erano giunti fin là per un motivo.

I due uomini con i caschi in testa dovevano essere agitati, urlavano chissà quali strane parole e l’odore che li aveva attirati era aumentato. Peter ne fu attratto.

Maya si guardò intorno, le mancava un altro cane all’appello: Ehi, dov’è Lucio?

Peter si avvicinò al vetro del bar, con il respiro appannava la parte inferiore dell’ingresso. Non è riuscito a uscire di casa. I padroni non sono usciti e lui non è potuto venire.

Ce la caveremo anche in tre, disse Maya. Seguitemi, ho un piano.

Max e Peter si scambiarono un’occhiata e corsero dietro all’amica.

I tre cani sbucarono quasi davanti all’entrata principale del bar. Davanti alla porta c’era un motorino parcheggiato, il motore ancora acceso.

Maya annusò la ruota anteriore del mezzo mentre valutava come muoversi. I suoi amici, invece, erano inquieti a causa degli odori che avevano percepito.

Abbiamo bisogno di un diversivo, te la senti Peter?

Il bassotto non rispose a parole, ma digrignò i denti e il pelo sul dorso si fece arruffato. I muscoli delle zampe si fecero tesi e le unghie artigliarono i sampietrini.

Lo prendiamo come un sì, disse Max.

Maya si appostò sul lato destro dell’ingresso, Max su quello opposto e Peter doveva restare davanti al motorino, in attesa.

Maya, il cane con la corporatura più grande, si accucciò a terra, le zampe tese per il salto e i peli della coda tozza sembravano dritti per l’adrenalina che le scorreva nel sangue. Max stava seduto e fissava l’amica. Gli occhi fissi su di lei.

La porta del bar si aprì verso l’esterno e le voci degli umani erano tese, urlavano. Una mano apparve dall’interno e si era appoggiata alla maniglia. Max la vedeva benissimo.

Infine, il corpo di un uomo si materializzò davanti agli occhi dei tre cani. Peter stava fermo vicino al motorino, gli occhi scuri che fissavano la preda e il muso che mostrava i denti.

Il primo uomo si girò verso il mezzo, fece due lunghi passi per salire sulla sella e non vide nemmeno il piccolo bassotto che gli azzannò una caviglia. All’inizio sentì qualcosa che gli tirava i jeans, poi delle fitte di dolore gli salirono al cervello. Imprecò togliendosi il casco, cercando di capire…

Accadde tutto in meno di un minuto.

Uscì il secondo uomo e si ritrovò a terra. La sorpresa fu grande quando vide un labrador salirgli sopra la giacca e quel muso, quei denti, tentare di afferrargli il collo.

Entrambi gli uomini urlavano, cercando di afferrare i cani e allontanarli via. Lottarono invano perché avevano perso le pistole e la busta con i soldi. Il motorino era finito in terra. E, tutto quel movimento convulso, aveva attirato molti curiosi. La gente stava per uscire dal bar per aiutare quei tre cani. Tre cani? Le persone non riuscivano nemmeno a realizzare cosa stessero vedendo: una cosa incredibile!

Un auto della polizia aveva fatto ingresso nella via, i lampeggianti accesi.

 

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