“Una banda a quattro zampe” 1° Parte

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Quando il mondo degli esseri umani si trova in guai seri, c’è qualcuno che cerca di correre ai ripari. Non capirete mai di chi sto parlando, finché non li vedrete con i vostri occhi entrare in azione.

La porta di casa era chiusa dall’esterno e non c’era nessuno, in apparenza.

Fuori pioveva, anche se lo scroscio d’acqua quasi non si udiva.

Max se ne stava sdraiato sul divano a due posti, occhi chiusi e respiro appena pronunciato. Ogni tanto, le zampe anteriori, si muovevano di scatto. Forse stava sognando.

Il cane aprì gli occhi all’improvviso e alzò la testa: rimase immobile per una decina di secondi nella penombra del soggiorno silenzioso. Le narici si aprivano annusando l’aria, fiutando odori che gli umani non avrebbero mai sentito.

Scattò giù dal divano, atterrando sul tappeto soffice e caldo. Annusò ancora l’aria che proveniva da sotto la porta e corse verso di essa. C’era qualcosa che lo attirava in modo oppressivo, così iniziò anche ad abbaiare.

Un altro cane si era fermato davanti alla porta di quella casa, un Labrador color crema, una femmina che Max conosceva molto bene.

Gli umani non sono a conoscenza del mondo animale, forse lo sono in modo marginale, superficiale. I cani, per esempio, riescono a parlare fra loro in un modo del tutto speciale, non solo attraverso gesti, oppure comportamenti.

Ehi, Max, sei troppo impegnato per farti una passeggiata con me? Chiese Maya dall’altra parte della porta.

Max si mise seduto: Fuori piove ancora?

Maya aveva il manto fradicio, così si scrollò via un po’ d’acqua e guardò il cielo grigio, da cui cadevano leggere gocce d’acqua. Temo di si, non ha mai smesso!

Davanti all’ingresso passarono due persone con gli ombrelli aperti, si fermarono ad osservare il cane, che stava fermo davanti a quella porta e non aveva nessun guinzaglio, né vedevano il padrone nei paraggi.

Maya abbaiò una paio di volte, tanto per fugare qualche dubbio, e quelli ripresero a camminare per la loro strada.

Ah, falso allarme. I curiosi se ne sono andati! Disse Maya, annusando sotto la porta. Si mise seduta in attesa che Max uscisse.

Va bene, aspettami che sto uscendo…

Un piccolo sportello, a lato della porta, divenne visibile. Una specie di porta basculante, che era stata costruita per ogni evenienza. I padroni di Max avevano pensato a tutto, anche ad una via di fuga se ci fossero stati problemi in casa.

Eccomi qua, disse Max facendo capolino con la testa. Annusò la sua amica, prima sul muso, quasi a darle un bacio, poi l’annusò dietro. Il gesto gli fu ricambiato come un rituale che facevano con regolarità.

Cos’era tutta questa urgenza di uscire? Chiese Max alzando gli occhi al cielo. Qualche goccia gli era caduta sul muso, provocandogli fastidio. Lo sai che odio la pioggia, no?

Maya si girò a destra. La via in cui abitava Max era quasi al centro di Roma, con l’ingresso che dava direttamente sulla strada – per loro fortuna – così, per le loro scorribande, non avevano molti problemi a uscire fuori. Anche il Labrador aveva quasi la stessa possibilità di uscire, senza che nessuno se ne accorgesse. Entrambi odiavano gli appartamenti.

Max imitò l’amica, annusando l’aria. C’era qualcosa che non li convinceva.

Seguimi senza fare domande, disse Maya all’improvviso. Corsero entrambi per la via, fermandosi al primo incrocio. Un paio di motorini sfrecciarono davanti a loro, senza prestare alcuna attenzione. Max aveva approfittato per annusare l’angolo dell’incrocio e per segnarvi il suo territorio.

Attraversarono proseguendo verso Borgo Pio. Di domenica non c’è la confusione degli altri giorni, pochi negozi sono aperti e, quando piove, anche la gente preferisce rintanarsi al caldo.

Max si scrollò l’acqua dal pelo umido e accelerò raggiungendo la compagna: Manca molto? E poi cos’è tutto questo mistero?

Maya si fermò in mezzo alla via e guardò Max negli occhi. Non senti anche tu questo odore? Sta per succedere qualcosa che non mi piace.

Max annusò di nuovo l’aria umida e fece due passi avanti, giungendo all’incrocio con Borgo Pio. Alla sua sinistra c’era un bar aperto e, davanti all’ingresso, un motorino parcheggiato.

In effetti c’è qualcosa di strano, disse affacciandosi dalla porta a vetri. Maya l’affiancò, guardando l’interno. E videro due uomini con i caschi sulla testa, avevano qualcosa in mano che non avevano mai visto. Sentivano l’odore della paura, dell’adrenalina infestare quel luogo.

Cosa facciamo? Chiese Max.

Maya non smise di guardare, ma rispose: Ci vorrebbero Peter e Lucio!

 

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