“Da Zack troverai…”

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Ricordati di comprare il vino!

Brian Cosby frenò bruscamente con la jeep appena aveva visto un curioso cartello. Per la verità lo aveva solo notato con la coda dell’occhio.

Il cartello diceva: Da Zack troverai tutto quello che vorrai!

Quello strano negozio si trovava sul lato destro della strada, proprio sullo stesso lato che stava percorrendo per tornare a casa. E quel dannato pensiero che gli ronzava in testa…

Sua moglie non gli avrebbe perdonato quella dimenticanza.

Decise di dare un’occhiata, non era nemmeno certo che avrebbe trovato una sola bottiglia di vino, anche se quel cartello sembrava dire il contrario.

Parcheggiò l’auto quasi davanti all’ingresso, ma non scese subito. Le porte a vetri erano così opache, che quasi non facevano vedere l’interno. Non sembrava esserci nessuno dentro, nonostante fosse illuminato.

Scese e chiuse lo sportello, attivò l’allarme osservando le quattro frecce lampeggiare due volte. Si fermò davanti alle porte a vetro e diede un’occhiata. L’ingresso si aprì da solo, con uno sbuffo, e lui rimase interdetto: l’elettronica, che portento. Ci doveva essere qualche sensore di movimento, là vicino.

Entrò e fu accolto da un tipo anziano, con un sorriso che non poteva metterti che di buon umore. Brian pensò subito che fosse un ciarlatano, uno che ti vendeva robaccia acquistata a poco, rivenduta ad un prezzo al rialzo.

Mi chiamo Zack Benson, e sono al suo servizio!” disse, facendo un inchino plateale. Se solo ci fossero state altre persone, Brian si sarebbe sentito in imbarazzo.

Il vecchietto indossava un paio di jeans scoloriti, una camicia bianca e delle scarpe di stoffa color crema. Aveva una voce calda, sicura e un tono cordiale.

Brian Cosby” rispose lui, secco. Si avvicinò al bancone e si strinsero la mano: Brian rimase subito colpito dalla sua stretta, decisa e determinata, che quasi gli aveva stritolato la mano.

Immagino che ha letto il cartello. Sa, lo fanno tutti. La curiosità non è solo femmina!”. Zack spostò un lume in vetro dal bancone, posizionandolo sull’asta a pochi metri. Il negozio non era in pessime condizioni, come si era immaginato Brian, ma gli risultò pulito, in ordine, come se tutti quegli oggetti avessero un loro posto ideale.

Ben detto” disse Brian, “non le dispiace se mi guardo un po’ in giro?”.

Affatto! Sono sicuro, ci posso scommettere le braghe, che lei troverà ciò che sta cercando.”.

Brian gli rispose con un sorrisetto, come dire…se ne sei convinto tu?

Il negozio aveva una forma rettangolare e profonda. Il bancone non era stato posizionato in fondo, ma fungeva quasi da divisorio. E, su entrambe le pareti, c’erano degli scaffali che raggiungevano il soffitto. La merce – molta e di tutti i generi – era stipata con cura e precisione.

Brian si avvicinò allo scaffale di sinistra: aveva notato un contenitore di plastica, simile ad uno schedario, che conteneva alcuni sleep. Ne prese uno con il pollice e l’indice e l’osservò da vicino. Boxer e mutande da donna, però sembravano usate. In alcuni punti avevano dei buchi, nati a causa dell’usura.

Si chiese se non avesse avuto un abbaglio e, per tutta risposta, Zack gli confermò i suoi dubbi: “E’ proprio ciò che pensa, signor Cosby. Si tratta di maglieria intima usata.”.

Il vecchio abbandonò il bancone, avvicinandosi a lui. Afferrò il contenitore di plastica, quasi ad invogliarlo a rimettere a posto quella mutanda maschile, infine lo rimise al suo posto.

Non credo sia venuto nel mio negozio per un paio di boxer, dico bene signor Cosby?”.

Brian credette di arrossire a causa di quell’insinuazione. In effetti non era entrato per cercare della maglieria intima, ma dove teneva delle bottiglie di vino, si chiese.

Prima di tornarsene al bancone, Zack, volle precisare: “Mi scusi per averle strappato di mano quella merce, non le voglio sembrare scortese. Negli anni ho imparato a capire le persone. Sono quasi convinto di percepire anche i loro pensieri e, quando vedo gente che si perde nelle stupidaggini, mi sale il sangue al cervello.”.

Brian fece finta di non esserci rimasto male, ma forse fingeva male.

Essere curiosi non vuol dire perdere tempo.” ribatté secco.

Non intendevo dire questo. Lei si stava chiedendo come faccio a vendere delle mutande usate e, soprattutto, chi diavolo le comprerebbe.”.

Brian non disse nulla, si limitò solo a fissarlo, cercando di capire dove volesse arrivare.

Siamo in piena crisi economica e lei non immagina nemmeno quello che la gente è disposta a fare, pur di racimolare qualche dollaro in più. E cosa sono disposti a vendere.”.

Brian sorrise. “Già” disse, “e chissà, le persone come lei, quanto saranno disposte a guadagnarci. Senza offesa, parlo in generale.”.

Non mi sarei offeso nemmeno se avesse parlato di me.”.

Brian stava per tornare a curiosare fra gli scaffali, quando osservò il viso di Zack. Per qualche oscura ragione gli sembrava che avesse un aspetto conosciuto. Si chiese se lo avesse già visto altre volte, scartando quell’idea.

Zack Benson alzò lo sguardo su di lui: “Adesso che le prende?”.

Brian si sentì confuso. Chissà perché quel tizio riusciva a metterlo in soggezione.

Ah, ho capito.” disse Zack sorridendo, “Ho qualcosa di vagamente familiare, ma che lei non riesce a definire.”.

In effetti…”.

Le do un aiuto. Forse somiglio ad un attore scomparso qualche anno fa. Charlton Heston, giusto?”.

Brian ripensò alla fisionomia dell’attore, comparandola con quella di Zack. Era sorprendente la somiglianza.

Zack gli mostrò una fotografia appesa alla parete, proprio sopra il bancone: ritraeva una coppia e, fra loro, c’era lui, sorridente. “Hanno insistito per farsi una foto ricordo e mi hanno fatto recapitare una copia.” disse, piuttosto compiaciuto.

Zack Benson poteva assomigliare a Mosè, interpretato dall’attore molti anni prima. La barba, i baffi, quell’aria quasi da saggio, gli conferivano una parvenza solenne. E non era il solo ad aver notato quella somiglianza.

Ma adesso veniamo agli affari.” disse l’uomo da dietro al bancone. “Se mi dice cosa sta cercando, le potrei indicare dove trovarlo.”.

Fra tutta questa merce non ho visto neanche una bottiglia di vino.” disse osservando gli scaffali.

Oh, se è per questo, il mio umile negozio ha una parte riservata per certi prodotti. Le devo confidare un segreto…” disse avvicinandosi a Brian, “Devo averla presa proprio in simpatia e, mi creda, non mi capita spesso!”.

Brian si sentì lusingato, ma poi si fece perplesso. Pensò a quanto gli avrebbe spillato per una bottiglia di vino mediocre, ridendo alle sue spalle una volta che fosse uscito felice e contento. Si chiese se avesse una faccia da credulone.

Zack lo superò facendogli strada, dirigendosi verso l’ultimo scaffale in fondo al negozio. “Spero non stia pensando che voglia vendergli qualche fregatura. Ma capisco anche la gente che non si fida del primo che incontra: è un comportamento saggio, al giorno d’oggi. Qualunque cosa le mostrerò, lei non sarà costretto a comprarlo. Lo tenga bene a mente.”.

Si fermarono davanti allo scaffale e, a destra, Brian vide uno stretto corridoio a cui prima non aveva fatto caso. Non se ne stupì più di tanto, come anche Zack doveva ancora mostrare il meglio di sé. Proseguirono fino al termine del corridoio e, a terra, vide una botola in ferro. Per aprirla bisognava girare una ruota a raggi, come aveva visto nei film in cui c’erano dei sottomarini.

Zack si chinò e l’aprì senza alcuno sforzo. Scese delle scale in alluminio e Brian lo seguì incuriosito.

Una volta scesi, Zack azionò l’interruttore della luce e fu tutto visibile. Quel posto doveva avere la stessa metratura della parte superiore, solo che non aveva altre vie d’uscita.

Spero non soffra di claustrofobia.” disse Zack sorridendo.

Brian quasi non gli rispose, intento a guardare tutto con estrema curiosità. C’erano cose che non aveva mai visto, oggetti strani, che forse potevano far gola a ricchissimi collezionisti.

Si fermò davanti ad una lampada simile a quella di Aladino, chissà se strofinandola…

Non ci pensi nemmeno a toccarla!” disse il vecchio, facendolo trasalire, “L’accompagno al reparto vini.”.

Uno degli scaffali – questa volta fatto in legno di quercia – era in fondo a quella specie di cantina. L’aria stantia non diede fastidio a Brian, forse perché si era concentrato a capire che razza di oggetti conservasse quel tipo. Ad ogni passo si fermò a vedere uno strano quadro, oppure un vecchio triciclo dall’aria sinistra. Un orologio a cucù appeso alla parete, una vecchia pendola dalle iscrizioni incomprensibili.

Ecco il vino che avevo pensato per lei.” Zack afferrò una bottiglia e gliela porse, “E’ un ottimo vino italiano: viene imbottigliato in Abruzzo.”.

Brian osservò l’etichetta, scritta sia in italiano che in inglese, e si soffermò su un cartoncino fissato al collo della bottiglia.

Esprimi un desiderio, mentre stappi la bottiglia, e questo si avvererà.

Brian rise senza riuscire a trattenersi e Zack quasi fece la stessa cosa. Ma poi il vecchio si fece serio: “Spero che questo pensiero faccia felice sua moglie, visto che sta per nascere il suo primogenito.”.

Ma lei come diavolo fa a sapere…”.

Le ho già detto che riesco a capire le persone come fossero dei libri aperti?”.

Non proprio con queste parole! Comunque non è riuscito ad impressionarmi più di tanto. E forse ha avuto molta fortuna: ha visto la fede al dito, ha pensato che volessi del vino per festeggiare una cosa importante e l’ha buttata lì, sulla nascita di un bambino. Complimenti!”.

Se vuole pensarla in questi termini…”.

Brian non parlò per quasi un minuto: rileggeva l’etichetta, poi quel curioso cartoncino. “Quanto mi costerà questa bottiglia?”.

Zack sorrise: “Soltanto dieci dollari.”, si portò le mani dietro la schiena, tornando verso le scale e Brian lo seguì. Tornarono al piano superiore, fino al bancone con il registratore di cassa, e Brian pagò senza battere ciglio.

Allora, è stato un piacere conoscerla!” disse Brian porgendogli la mano. Zack la strinse dicendo: “Mi raccomando con quel desiderio: non lo sprechi perché ne ha uno soltanto. Non si può tornare indietro!”.

Brian uscì dal negozio compiaciuto per l’affare: una buona bottiglia di vino ad un prezzo onesto.

* * *

Sarà un maschio!” disse Janet Cosby. La tavola imbandita al centro della stanza, una candela accesa ad illuminare le portate, e Brian che rimase fermo come una statua di sale.

Brian trasalì, la bottiglia di vino stretta in una mano, “E tu come lo sai?”.

Sono stata dal dottore e…l’hanno visto.”, si asciugò due lacrime scese sulle guance, un po’ in imbarazzo.

Lei passò di fianco al tavolo e gettò le braccia sul suo collo. Rimasero abbracciati per alcuni minuti, senza dirsi nulla.

Brian era entusiasta, felice, ma c’era qualcosa che lo turbava. Mentre Janet metteva la minestra nel piatto, lui si era seduto e guardava quella bottiglia di vino ancora chiusa.

Ehm, amore? Vuoi fissare quella bottiglia per tutta la sera, oppure la apri e festeggiamo?”.

La famiglia Cosby non se la passava molto bene, ultimamente. Come molte famiglie, avevano problemi economici. Janet aveva perso il lavoro e, uno dei motivi, era proprio per quel bambino che portava in grembo. Per fortuna che Brian era riuscito a conservare il suo posto di lavoro!

Alcuni pensieri perforarono il cervello di Brian, quasi fosse un’ossessione: Zack Benson gli aveva parlato di un bambino? Cercò di ricordare e gli venne in mente la parola primogenito. Si, aveva usato quella parola, ne era sicuro.

Ti senti bene?” gli chiese Janet. Aveva finito di mettere i piatti a tavola, si era messa seduta di fronte a lui e lo guardava un po’ preoccupata.

Brian girò lo sguardo su sua moglie e le sorrise: “Sono ancora frastornato dalla notizia: avremo un bambino!”.

Era quello che volevi, no?”.

Brian afferrò il cavatappi e prese la bottiglia. Lesse per l’ennesima volta il cartoncino fissato sotto al tappo.

Desidero che la mia famiglia diventi ricca!

Stappò la bottiglia e versò il vino in due bicchieri.

La cena fu ottima e Brian tornò ad essere sereno e in vena di battute. A Janet piaceva quando suo marito si rilassava e le dava tutte le attenzioni. Terminarono anche la bottiglia che aveva comprato quella sera.

Brian si dimenticò dell’incontro con Zack Benson, classificandolo come pura suggestione: quel vecchietto poteva anche essere un manipolatore delle menti più deboli, ma il suo scopo – secondo Brian – era e restava quello di vendere la merce che esponeva.

Il mattino seguente si era alzato di buon umore (cosa che non gli capitava spesso) e non seppe capirne il motivo. Ipotizzò una sola cosa: stava per diventare padre. Certo, non aveva soldi da parte, né un conto in banca per quando suo figlio fosse cresciuto. Ma ci avrebbe pensato a tempo debito.

Lotteria Nazionale: ultimi giorni prima dell’estrazione!

Brian lesse quel cartello e accostò l’auto al marciapiede. Un biglietto costava solo cinque dollari e fra pochi giorni avrebbe preso lo stipendio. Decise che quella spesa non avrebbe influito sul budget familiare. E che diamine! Aveva una gran voglia anche di caffè.

Acquistò un solo biglietto con i numeri di serie 4815162346. E se ne andò al lavoro.

Passò un periodo felice, spensierato, assieme a Janet. Lui e sua moglie si erano riavvicinati e cominciavano a fantasticare sul loro futuro e quello del piccolo Daniel Junior Cosby che sarebbe nato pochi mesi dopo.

Una sera, davanti alla televisione, si erano addormentati sul divano. Una donna corpulenta e di colore stava per annunciare i numeri vincenti alla lotteria. Brian aprì gli occhi, ma non riuscì a capire di cosa stessero parlando.

E, il fortunato vincitore, potrà portarsi a casa la bellezza di due milioni di dollari!”.

Brian si alzò per andare in bagno, aveva la vescica che stava per esplodere.

Ripeto i numeri, per chi si fosse sintonizzato solo adesso!”.

Non fece caso alle parole dette dalla donna: “Quattro, otto, quindici, sedici, ventitré e quarantasei!”.

Brian si bloccò davanti alla porta del bagno, senza varcarla. Ricordava quei numeri, tutti e sei. Non fece in tempo ad entrare in bagno che un lago di urina si riversò sul pavimento.

 

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